“Non sono contento che avvengano cose illegali, ma sono contento che si possa arrivare alla segnalazione e all’eliminazione di queste cose”. Il presidente della Regione Liguria e commissario per la nuova Diga foranea di Genova, Marco Bucci, commenta così l’inchiesta sul presunto caporalato nel cantiere dei cassoni a Vado Ligure, che ha portato a otto arresti e al controllo giudiziario di due società.
Il riferimento è al protocollo di legalità adottato per le grandi opere, uno strumento che, secondo Bucci, ha contribuito a far emergere le situazioni finite al centro dell’indagine. “Questo accade perché noi abbiamo un protocollo di legalità che dà la possibilità di individuare queste cose - spiega -. Non posso dire oltre, ovviamente, però posso solo dire che sono contento che questo sia successo, perché chi si comporta male deve essere segnalato e soprattutto deve pagarne le conseguenze”.
Bucci chiarisce però il ruolo della struttura pubblica: “Ci sono stati questi casi, il nostro protocollo di legalità è servito a gestire alcune situazioni, non tutte. Non siamo noi che facciamo le indagini, sia ben chiaro, però abbiamo un protocollo che serve per aiutare ad arrivare a questi obiettivi”.
Il presidente richiama poi il modello già utilizzato in altri cantieri strategici: “È lo stesso che abbiamo usato per il Ponte San Giorgio, che usiamo anche per il tunnel e per il bacino di Sestri Ponente. Sono sistemi che danno uno sforzo in più al fatto che queste cose possano arrivare a essere segnalate e gestite quando veramente sono illegali”.
L’inchiesta riguarda il cantiere del porto di Vado Ligure, dove vengono realizzati i cassoni destinati alla nuova Diga foranea di Genova. Secondo quanto emerso dalle indagini, decine di lavoratori sarebbero stati costretti a restituire in contanti una parte consistente dello stipendio, fino al 40-60%, percependo di fatto paghe molto inferiori a quelle previste. Alcuni operai sarebbero stati inoltre ospitati in condizioni degradanti, anche in trenta all’interno dello stesso appartamento.
Per Bucci, la vicenda conferma la necessità di strumenti di controllo e collaborazione con le forze dell’ordine: “Il protocollo di legalità è una buona barriera e funziona. Queste cose sono totalmente inaccettabili”.
Il presidente esclude, almeno al momento, ricadute sui tempi dell’opera. Alla domanda su eventuali ritardi per il cantiere della Diga, Bucci risponde: “No, assolutamente no”. E sull’ipotesi di sequestri aggiunge: “Mi auguro proprio di no, perché non penso che sia il caso. Poi ovviamente non è una mia decisione. Se ci fossero di queste cose, cercherò di andare a parlare immediatamente con chi di dovere per risolvere la situazione”.
Bucci sottolinea anche la distinzione tra il perimetro pubblico dell’opera e i rapporti contrattuali tra privati: “Questi sono problemi privati, contratti privatistici, che ovviamente sono al di fuori del sistema pubblico di appalto”.
Quanto alla possibilità di prevenire situazioni di questo tipo già nella fase di selezione delle aziende, il presidente osserva: “Il problema è che nei documenti non ci sono scritte queste cose. Sono fatte tutte sotto banco e quindi bisogna andare a controllare sotto banco, ed è estremamente difficile. Lo fa la polizia, che ha i suoi sistemi. Noi siamo una gestione pubblica che non ha quei sistemi lì”. E ancora: “Non appena ci sono delle segnalazioni, è giusto che siano le forze dell’ordine a intervenire. Sono proprio contento che abbiano fatto questo e abbiano raggiunto il risultato”.
Bucci respinge infine le polemiche politiche nate dopo l’inchiesta: “Mi dispiace che ovviamente diventino polemica strumentale. Ho visto delle dichiarazioni che mi fanno allibire, perché non hanno capito niente di come funziona il sistema. Sono totalmente fuorvianti e arrivano da persone che non sanno come funzionano gli appalti o fanno finta di non saperlo”.
Il presidente ha poi ricordato anche la protesta dei lavoratori avvenuta tempo fa sotto la Regione, precisando che si tratta di un’altra vicenda rispetto alle segnalazioni finite al centro dell’indagine. “Anche con quei lavoratori avevamo lavorato con l’azienda madre per cercare di trovare altre opportunità. Per una certa percentuale di queste persone il lavoro è stato trovato”.
Sulla vicenda è intervenuta anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, mantenendo una linea di prudenza rispetto all’inchiesta in corso. “È un’ipotesi molto grave, ma ci sono delle indagini che si stanno svolgendo - ha detto -. Sinceramente non mi piace fare accuse o trattare di indagini che si stanno svolgendo”.
Anche per Salis, però, il tema impone una risposta chiara: “Credo che vada fatta chiarezza, perché è un argomento molto serio, un argomento che in forme molto gravi è all’ordine del giorno nella cronaca del nostro Paese. Va fatta chiarezza e mi auguro che la facciano presto”.



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