Si è avvalso della facoltà di non rispondere Emanuel Iannuzzi, il compagno di Manuela Aiello arrestato sabato scorso nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso.
L'uomo è arrivato al Tribunale di Imperia intorno alle 11.31, proveniente dal carcere di Marassi, a Genova, dove è detenuto dopo l'esecuzione della misura cautelare. Una scelta, quella del silenzio davanti al gip Massimiliano Botti, che secondo i suoi difensori Cristian Urbini e Maria Gioffrè non sarebbe legata alla volontà dell'indagato di sottrarsi alle domande, ma esclusivamente a ragioni processuali.
“Iannuzzi si è avvalso della facoltà di non rispondere dietro consiglio dei difensori perché, nonostante le carte siano state richieste sabato durante l'esecuzione della misura cautelare, ad oggi non abbiamo ancora gli atti. Non ci sono stati messi a disposizione dall'ufficio del gip”, hanno spiegato i due legali all'uscita dall'udienza. “La scelta processuale più logica e più tutelante per il cliente era quindi quella di avvalersi della facoltà di non rispondere, riservandoci eventualmente un interrogatorio successivo dopo aver esaminato il materiale”.
Secondo la difesa, il quarantaduenne sarebbe profondamente provato dalla vicenda. “È sconvolto, è sotto shock. La decisione di non rispondere non deriva dalla sua volontà, ma esclusivamente da una nostra scelta difensiva. Emanuel avrebbe voluto rispondere alle domande e rendere le proprie dichiarazioni”.
Un punto sul quale Urbini e Gioffrè insistono è quello relativo agli elementi investigativi illustrati nei giorni scorsi dalla Procura di Imperia, comprese le fotografie e i video che sarebbero stati trovati nei dispositivi sequestrati. “Si continua a parlare di questi video, ma la difesa ad oggi non li ha mai visti e non ne è materialmente in possesso. Sono stati descritti come prove schiaccianti dalla Procura, ma noi non possiamo esprimere alcuna valutazione su elementi che non abbiamo ancora potuto esaminare”. Alla domanda se il loro assistito continui a professarsi innocente, la risposta è stata netta: “Assolutamente sì”.
I due avvocati hanno anche respinto le accuse secondo cui Iannuzzi avrebbe ostacolato i contatti tra le bambine e il padre biologico Maurizio Rao. “Assolutamente no. A noi risulta invece che il venerdì precedente al decesso la bambina fosse dai nonni. Si tratta di circostanze che dovranno essere approfondite”.
Parallelamente all'interrogatorio di Emanuel Iannuzzi si è svolta anche l'udienza relativa al padre Franco, arrestato sabato dopo il ritrovamento di materiale esplodente nella cantina dell'abitazione di Vallecrosia. Su questo fronte i difensori hanno confermato che l'uomo ha risposto alle domande del giudice fornendo la propria versione dei fatti.
“Ha dato le sue spiegazioni e ha riconosciuto il possesso del tritolo”, hanno dichiarato i legali, precisando però che ulteriori dettagli saranno eventualmente resi noti nelle prossime fasi del procedimento.
All'esterno del tribunale era presente anche l'avvocato Fabio Scaffidi Fonti, che assiste Maurizio Rao, padre biologico delle tre bambine. “Attendiamo le decisioni del giudice e ci auspichiamo che vengano convalidati gli arresti”, ha dichiarato il legale. “Il mio assistito si trova in una situazione emotiva estremamente difficile. Ha perso una figlia e da mesi è lontano dalle altre due. Chiede una giustizia rapida, efficace e precisa”.
Scaffidi Fonti ha confermato che è stata presentata richiesta per ottenere l'affidamento delle due sorelline di Beatrice. “Abbiamo chiesto la loro custodia sia al Tribunale per i Minorenni di Genova sia al Tribunale ordinario di Imperia. Abbiamo fiducia nel percorso che verrà seguito”.
L'avvocato ha poi descritto il quadro emerso dall'inchiesta come particolarmente grave. “Da quello che sta emergendo siamo di fronte a uno scenario tremendo. Non si parla di un singolo gesto d'impeto o di uno schiaffo finito tragicamente. Le accuse riguardano comportamenti che sarebbero stati ripetuti nel tempo. Se confermati, sarebbero fatti gravissimi e ingiustificabili”.
Un passaggio significativo riguarda anche il ruolo di Manuela Aiello. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia Rao, il padre biologico delle bambine non aveva mai assistito a comportamenti violenti della donna quando viveva ancora con lei. “Quando il signor Rao era in casa, la signora Aiello non aveva mai avuto atteggiamenti violenti nei confronti delle bambine. Quello che è accaduto successivamente, purtroppo, non possiamo saperlo”.
Nel frattempo, all'interno del Tribunale era presente anche Manuela Aiello, la madre della piccola Beatrice, arrestata il 9 febbraio scorso e destinataria della stessa contestazione di maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia.













Commenti