L'omicidio di Pietro Alberto Paolo Signor, 48 anni, milanese ma da tempo a Genova senza fissa dimora, avvenuto ieri nei giardini di Villetta Di Negro, ha riaperto con forza il dibattito sulla sicurezza urbana in città. Un luogo frequentato da famiglie, in pieno giorno, trasformato in scena di un delitto violento: la vittima presentava ferite da taglio ed era legata mani e piedi con degli indumenti. Per l'omicidio è stato arrestato Cisse Camara, 42enne senegalese, attualmente ricoverato all'ospedale San Martino. Sul luogo del delitto è stata trovata della droga, presumibilmente crack.
La vicenda, unita a vari episodi di cronaca che si sono susseguiti negli ultimi tempi, ha scosso l'amministrazione e l'opposizione, riportando al centro del dibattito una domanda che a Genova si ripete da mesi: chi presidia la città, e come?
La sindaca: "Guardare dove la città non guarda"
La sindaca Silvia Salis non si è limitata a condannare l'accaduto, ma ha indicato una doppia direzione di lavoro: sicurezza e inclusione. "Dobbiamo sentire la responsabilità di guardare con ancora maggiore attenzione e cura dove spesso la città non guarda: verso gli ultimi, verso chi vive in strada, verso chi attraversa fragilità estreme. La sicurezza degli spazi pubblici resta una priorità dell'amministrazione, ma insieme alla presenza e al presidio del territorio serve un impegno sempre più forte di intercettare il disagio, la solitudine e l'esclusione sociale".
Salis ha anche richiamato lo strumento dei Patti per la sicurezza, ribadendo in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica la necessità di un lavoro coordinato tra Comune, forze dell'ordine e istituzioni: "Da mesi attendiamo la sottoscrizione dei nuovi Patti per la sicurezza, che consideriamo uno strumento importante per rendere più efficace e stabile questo impegno comune per Genova".
L'assessora Lodi: il lavoro sul campo continua
L'assessora al welfare Cristina Lodi ha ricordato quanto già fatto, pur riconoscendo i limiti dell'intervento sociale: "Raggiungere le persone, instaurare relazione non porta sempre subito la ricerca di un posto di dormire ma nella relazione bisogna continuare a trovare strumenti complessi spesso socio sanitari che permettano di costruire nuove possibilità". Dal dicembre 2025 a oggi, ha sottolineato, il Patto comunale per le estreme fragilità ha già registrato "più di 400 interventi di contatto in strada".
L'opposizione: "Città fuori controllo"
Le voci critiche non si sono fatte attendere. La consigliera comunale Ilaria Cavo ha tracciato un quadro netto: "Troppe zone della città, dal centro alle periferie, sono fuori controllo. Occorrono misure concrete ed efficaci da parte dell'amministrazione comunale, a partire da un più presente presidio del territorio accompagnato da una maggiore capacità di intercettare il disagio". E, riferendosi alla sequenza degli ultimi giorni: "Si è superato il segno".
Ancora più duri i consiglieri della Lega Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua: "Non è più tollerabile assistere a una simile escalation di insicurezza nella nostra città. I genovesi non possono e non devono rassegnarsi a scoprire, un giorno sì e l'altro pure, tramite articoli di giornale e video social, che interi quartieri sono ormai fuori controllo".
Il nodo irrisolto: cosa prevedono i Patti per la sicurezza?
A porre la domanda più scomoda è Roberto Traverso del SIAP, il sindacato di polizia che da mesi spinge per la firma dei Patti per la sicurezza e ha già presentato una propria proposta alla sindaca, al prefetto, al questore e a sette Municipi su nove, senza aver ricevuto risposta. "La vera questione non è soltanto quando i Patti per la Sicurezza verranno firmati, ma quali contenuti avranno e chi sarà coinvolto nella loro attuazione. Servono percorsi condivisi, non scorciatoie" scrive Traverso, chiedendo chiarezza su "il livello di coordinamento tra Forze di Polizia e Polizia Locale, il ruolo dei servizi sociali, delle associazioni, dei Municipi" e di tutte le realtà che operano sul territorio.













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