Anche la Città Metropolitana di Genova approva il sostegno al piano di risanamento di Amt e completa il percorso istituzionale prima dell’assemblea dei soci dell’azienda, convocata per domani, giovedì 14 maggio. Dopo il via libera della Regione al disegno di legge sul trasporto pubblico locale e quello del consiglio comunale di Genova alla delibera di indirizzo, il consiglio metropolitano ha approvato oggi a Palazzo Doria Spinola la proposta di deliberazione sul piano con 10 voti favorevoli della maggioranza e 9 astensioni dell’opposizione.
Il provvedimento, relazionato dal vicesindaco metropolitano e consigliere delegato ai Trasporti Simone Franceschi, dà mandato alla sindaca metropolitana, o a un suo delegato, a sostenere il percorso di riequilibrio economico-finanziario intrapreso da Amt. Gli interventi concreti da parte dell’ente saranno adottati con atti successivi, una volta acquisiti gli impegni formali degli altri soggetti coinvolti, le attestazioni e certificazioni previste dalla normativa e l’omologa giudiziale degli accordi tra Amt e i creditori nell’ambito della composizione negoziata della crisi. Le misure protettive restano in vigore fino al 19 giugno 2026.
Salis: “Una delle più grandi operazioni di salvataggio del trasporto pubblico”
Per la sindaca metropolitana Silvia Salis, il voto chiude una fase decisiva della manovra. “L’approvazione di questo provvedimento da parte del Consiglio metropolitano chiude la fase di un percorso istituzionale lungo e molto complesso, che con una grande assunzione di responsabilità ci consente di realizzare una delle più grandi operazioni di salvataggio del trasporto pubblico locale nella storia di questo Paese”, ha dichiarato.
Salis ha ringraziato “i vicesindaci metropolitano e comunale, Simone Franceschi e Alessandro Terrile, i lavoratori, le lavoratrici, i cittadini genovesi e tutti coloro che stanno affrontando con responsabilità questo momento difficile”, sottolineando il contributo della Città Metropolitana alla manovra: “Ringrazio la Città Metropolitana per contribuire con un milione e mezzo alla ricapitalizzazione di Amt e per il grande sforzo compiuto nell’aumentare di 700 mila euro all’anno il contratto di servizio”.

La sindaca ha poi rivendicato la necessità delle scelte compiute: “È chiaro che abbiamo dovuto prendere decisioni anche molto scomode, impopolari, ma la situazione che abbiamo ereditato era disastrosa e ci siamo assunti la responsabilità di salvare Amt e il trasporto pubblico locale, sistemando il bilancio: i soldi non si possono stampare e serve una mediazione seria tra tariffe, contributi e servizio, che è inserita nel piano di risanamento”.
“Non vogliamo tornare al 2024, quando Amt perdeva quasi cinque milioni al mese”
Salis ha collegato il piano alla necessità di evitare il ripetersi della crisi economica dell’azienda: “Non vogliamo tornare al 2024, quando Amt ha perso quasi cinque milioni al mese nell’inconsapevolezza degli amministratori di allora”.
La sindaca metropolitana ha poi criticato la scelta dell’opposizione di astenersi, sia in Comune sia in Città Metropolitana, a differenza del voto unanime arrivato in Regione: “Dispiace che sia ieri in Comune sia oggi in Città Metropolitana l’opposizione abbia deciso di astenersi, a differenza di quanto avvenuto in Regione, dove tutte le forze politiche hanno votato all’unanimità un contributo fondamentale per salvare Amt”.
Per Salis, “approvare questo percorso significa salvare migliaia di posti di lavoro, oltre che un servizio fondamentale per la vita democratica e sociale di tutta la città metropolitana come il trasporto pubblico”.
Il piano: quattro direttrici e conti da rimettere in equilibrio
La delibera metropolitana si inserisce in una giornata decisiva per Amt, la cui crisi viene descritta nei documenti con numeri pesanti: deficit patrimoniale di oltre 61 milioni di euro a fine 2025, perdite cumulate per 82 milioni nel biennio 2024-2025 e debiti complessivi per circa 280 milioni.
Il piano di risanamento, nella versione aggiornata acquisita al protocollo metropolitano il 6 maggio, si articola su quattro direttrici principali: efficientamento e razionalizzazione della struttura industriale; revisione dei contratti di servizio di trasporto pubblico locale con la Città Metropolitana; evoluzione della strategia tariffaria avviata da novembre 2025; rafforzamento patrimoniale necessario a riportare il patrimonio netto di Amt in territorio positivo già nel corso del 2026.
Franceschi: “Amt è la spina dorsale della mobilità metropolitana”
Il vicesindaco metropolitano e consigliere delegato ai Trasporti Simone Franceschi ha definito il voto “un atto di responsabilità verso i cittadini di questo territorio”. “Amt non è soltanto un’azienda: è la spina dorsale della mobilità metropolitana, il servizio che permette a migliaia di persone di andare al lavoro, a scuola, di accedere ai servizi”, ha dichiarato Franceschi.
Secondo il vicesindaco, la crisi dell’azienda ha cause diverse: “La crisi che ha colpito Amt ha cause strutturali che affliggono il trasporto pubblico locale a livello nazionale, la pandemia, l’inflazione, i costi energetici, ma sono anche frutto di scelte politiche della precedente amministrazione, che comunque non potevano essere affrontate con gli strumenti ordinari”.
Franceschi ha poi rivendicato il lavoro congiunto tra enti: “Il piano di risanamento è un percorso rigoroso, attestato da professionisti indipendenti, costruito in sinergia tra Comune di Genova, Regione Liguria e Città Metropolitana. Il nostro ruolo, come ente titolare dei contratti di servizio, è essenziale: la revisione dei corrispettivi che stiamo definendo è un intervento strutturale, non una misura emergenziale”.
L’obiettivo, ha concluso, è riportare Amt in una condizione di tenuta industriale e di servizio: “Siamo al lavoro perché Amt torni solida, efficiente e all’altezza delle aspettative di chi ogni giorno sale su un autobus o sulla metropolitana”.
Il centrodestra si astiene: “Senso di responsabilità, ma restano criticità”
L’opposizione di centrodestra si è astenuta, pur restando in aula per consentire la discussione e l’approvazione del provvedimento. A spiegare la posizione è stata la consigliera Laura Repetto. “Il centrodestra metropolitano ha deciso di restare in aula, con senso di responsabilità, per garantire la discussione e l’approvazione del piano di risanamento Amt, per salvare azienda e dipendenti, e anche per i cittadini che dipendono da quel servizio ogni giorno”, ha dichiarato.
Repetto ha però sottolineato che una parte decisiva delle risorse deriva dal passaggio regionale: “Va riconosciuto che le risorse oggi sul tavolo esistono in larga parte grazie a quanto deciso ieri in Consiglio regionale, dove è stata approvata la legge che stanzia 40 milioni”.
Da qui le preoccupazioni dell’opposizione: “Se il piano serve per dare futuro all’azienda, preoccupano però l’apertura a Trenitalia e l’ombra di una privatizzazione, il pericolo di un taglio alle corse, specie nei territori periferici di Città Metropolitana, la richiesta di una maggiore contribuzione a tutti gli enti locali cui si chiede già ora un’onerosa compartecipazione e, in ultimo, l’ipotesi non così residuale di una possibile ulteriore maggiorazione delle tariffe per tutti gli utenti”.
La posizione finale è di astensione vigile: “Ci asteniamo, ma vigileremo sull’attuazione di ogni singola misura”.
Il percorso e le tappe: prima Regione e Comune, oggi Città Metropolitana. Domani l'assemblea dei soci
Il voto della Città Metropolitana arriva al termine di una sequenza di passaggi istituzionali ravvicinati. Il primo tassello è stato il via libera del consiglio regionale al disegno di legge sul trasporto pubblico locale, approvato all’unanimità, che stanzia 40 milioni di euro destinati al Comune di Genova e collegati agli investimenti previsti nella manovra su Amt. Nel provvedimento rientrano anche i contributi in conto esercizio fino a 3,3 milioni di euro, di cui 1,3 milioni nel 2026 e 2 milioni nel 2027, per le procedure di esodo anticipato nel trasporto pubblico locale su gomma, a favore della Città Metropolitana di Genova e delle Province di Imperia, La Spezia e Savona.
Il secondo passaggio è stato quello del consiglio comunale di Genova, che ha approvato la delibera sul piano di risanamento con 24 voti favorevoli della maggioranza e l’astensione dell’opposizione. Una manovra da circa 110 milioni di euro per affrontare una situazione finanziaria segnata da 280 milioni di debiti e da perdite per 56 milioni nel 2024 e 26 milioni nel 2025. La sindaca Silvia Salis ha definito il piano il “whatever it takes” per salvare l’azienda, ribadendo che “Amt resterà pubblica”. Il vicesindaco Alessandro Terrile ha difeso l’equilibrio economico della manovra, ricordando la necessità di garantire ricavi sufficienti e spiegando che il bilancio 2024 potrà essere chiuso solo dopo l’approvazione del piano, passaggio indispensabile per certificare la continuità aziendale.
A Tursi il confronto si è concentrato anche su tariffe, creditori e nodo Trenitalia. Il piano prevede che i creditori non garantiti, per circa 30 milioni di euro, ricevano il 50% entro gennaio 2027. Per Trenitalia, che vanta un credito potenziale di 40 milioni, di cui 20 riconosciuti da Amt, è prevista la conversione di 15 milioni in strumenti finanziari partecipativi. Terrile ha spiegato che questi strumenti non attribuiranno diritti di gestione o quote di capitale, ma solo diritti patrimoniali legati all’andamento dell’azienda, nell’ottica di una nuova integrazione commerciale tra ferro e gomma.
Nel voto comunale la maggioranza ha approvato anche alcuni impegni proposti dalle opposizioni, tra cui il monitoraggio trimestrale del piano, il contrasto all’evasione tariffaria e la valutazione di agevolazioni per la fascia 14-18 anni. Sono stati invece respinti gli emendamenti che puntavano a modificare i poteri della giunta sul piano e la proposta di biglietti a validità ridotta da 45 minuti, giudicata economicamente insostenibile. Resta inoltre la scadenza del 30 giugno, entro cui Amt dovrà completare l’acquisto di 108 nuovi mezzi tra autobus elettrici e filobus e portare avanti gli interventi legati agli assi Centro e Val Bisagno.
Con il voto della Città Metropolitana si chiude quindi il percorso istituzionale preliminare. Il prossimo passaggio è l’assemblea dei soci Amt, convocata per domani, che dovrà esprimersi sul piano di risanamento e aprire la fase operativa della manovra.
Sul tavolo restano gli atti di ricapitalizzazione, la revisione dei contratti di servizio, gli accordi con i creditori, l’omologa giudiziale e il monitoraggio delle misure previste dal piano. Un percorso che dovrà chiudersi entro la scadenza delle misure protettive, fissata al 19 giugno, e che rappresenta uno degli snodi più delicati degli ultimi anni per il trasporto pubblico genovese e metropolitano.













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