Il Nazionale

Cronaca | 15 aprile 2026, 19:10

Morì dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso, i periti: “Poteva salvarsi con altri esami”

L'uomo, dimesso dal Villa Scassi con una diagnosi di lombalgia, è morto per una dissezione aortica: "Sopravvivenza possibile al 70%”

Morì dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso, i periti: “Poteva salvarsi con altri esami”

Si sarebbe potuto salvare se solo i medici avessero approfondito il quadro clinico. È questo il punto centrale della perizia discussa questa mattina davanti alla gip Alice Serra nel caso del sessantenne genovese deceduto il 1° maggio 2022, pochi giorni dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso dell'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena.

L'uomo si era presentato nella struttura sanitaria lamentando forti dolori lombari. Dopo la visita iniziale, era stato rimandato a casa con una diagnosi di semplice lombalgia. Tuttavia, la causa del malessere era ben più grave: una dissezione dell’aorta che lo ha portato alla morte nel suo appartamento poco tempo dopo. 

Secondo i consulenti tecnici incaricati dal tribunale, la gestione del paziente è stata caratterizzata da una sottovalutazione del rischio. La perizia stabilisce che l'uomo non avrebbe dovuto essere dimesso senza ulteriori accertamenti diagnostici che avrebbero potuto svelare la patologia aortica.

“In caso di approfondimenti, le probabilità di sopravvivenza avrebbero potuto raggiungere circa il 70%”.

Questa conclusione aggrava la posizione del medico di turno, attualmente iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. La pm Daniela Pischetola coordina l'inchiesta nata dall'esposto dei familiari, con la sorella della vittima che ha già ottenuto un risarcimento civile.

Durante l'udienza, la difesa del medico, rappresentata dall'avvocato Massimo Boggio, ha cercato di sollevare un'eccezione procedurale relativa alla mancata partecipazione del professionista ad alcuni atti istruttori, come l’autopsia eseguita dal medico legale Francesco Ventura. L'eccezione è stata però respinta dalla giudice Serra.

La strategia difensiva punta inoltre sulle condizioni di lavoro del pronto soccorso nei giorni dell'accesso. L'avvocato ha sostenuto che la struttura fosse in condizioni di sovraffollamento, invocando lo "scudo penale" previsto per i medici che operano in situazioni di emergenza o grave carenza di risorse.

Il caso tornerà in aula l'8 giugno, data in cui la gip dovrà decidere se procedere con il rinvio a giudizio del medico o archiviare la posizione.


 

Redazione

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