A Un business spietato che sfrutta le fragilità umane, dove la linea di demarcazione tra le entrate erariali e gli interessi speculativi della criminalità organizzata diventa ogni giorno più sbiadita. Per accendere un faro su questa drammatica emergenza sociale, il presidio di Libera Asti ha chiamato a raccolta la cittadinanza al Foyer delle famiglie. L'incontro, organizzato come tappa di avvicinamento alla XXXI Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del prossimo 21 marzo, ha permesso di sviscerare i numeri e le complesse dinamiche portate alla luce dal nuovo dossier nazionale "Azzardomafie 2025".
I dati elaborati da Libera offrono una fotografia allarmante di come il gioco lecito e illecito si intreccino, diventando un terreno fertile per la criminalità organizzata.
Nel dossier emergono numeri che raccontano un Paese diviso tra l'illusione di un facile riscatto e l'inganno di un sistema che genera povertà e dipendenza.
I numeri dell'infiltrazione criminale
Le indagini condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia tra il 2010 e il 2024 hanno censito 147 clan mafiosi coinvolti nel business dell'azzardo, operativi in 16 diverse regioni italiane.
A guidare questa preoccupante classifica è la Campania con 40 clan, seguita a stretto giro da Calabria e Sicilia.
Il fenomeno, tuttavia, non risparmia affatto il Nord Italia, dove il Piemonte e la Liguria registrano la presenza di 9 clan ciascuna.
Un interesse, quello delle mafie, confermato anche dalle operazioni della Guardia di Finanza, che nel quadriennio ha comminato sanzioni per quasi 40 milioni di euro, scoprendo 1.400 punti scommesse clandestini.
Un fiume di denaro e il costo socialeIl giro d'affari appare imponente, tanto che nel corso del 2024 la raccolta ha toccato la cifra record di 157 miliardi di euro, segnando un netto incremento rispetto all'anno precedente.
Numeri da capogiro che si traducono in un dramma quotidiano per innumerevoli famiglie. Secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità, i giocatori patologici nel nostro Paese sono circa un milione e 500mila, a cui si aggiunge un altro milione e 400mila persone a rischio moderato .
Come sottolinea Luigi Ciotti nella sua introduzione: "Davanti alle loro storie, i numeri diventano volti, nomi, disperazioni reali".
Si configura così un vero e proprio "azzardo passivo", che finisce per coinvolgere indirettamente oltre 20 milioni di familiari in tutta la Penisola.
Normative regionali e il ritardo piemontese
Di fronte a un'emergenza di tale portata, la risposta delle istituzioni locali risulta spesso frammentata e incoerente. L'analisi delle normative regionali, valutate attraverso un'apposita griglia di indicatori, restituisce un'Italia a due velocità.
Se Toscana e Friuli-Venezia Giulia si posizionano in vetta per le regolamentazioni più virtuose, il Piemonte si trova purtroppo in coda alla classifica, avendo ottenuto soltanto quattro semafori verdi.
Una situazione che evidenzia la necessità non più rimandabile di una solida legge quadro nazionale, capace di tutelare la salute pubblica e arginare in modo definitivo gli appetiti criminali.
I dati dell'emergenza sul territorio
A illustrare la fotografia aggiornata di questo fenomeno è stata Maria José Fava, esponente della direzione nazionale dell'associazione guidata da don Ciotti
Fava smentisce la teoria secondo cui la riduzione del gioco legale favorirebbe automaticamente quello illegale, dimostrando invece come le mafie traggano enormi vantaggi proprio dalle attività lecite.Il gioco d'azzardo rende più della droga.
Il primo aspetto evidenziato riguarda l'eccezionale ritorno economico del settore. Citando i dati di un magistrato, Fava spiega che investire un euro nel traffico di stupefacenti porta un ricavo di 6 o 7 euro, mentre lo stesso investimento nel gioco d'azzardo ne frutta 8 o 9.
A questo guadagno superiore si associa un rischio giudiziario molto più basso: le pene per i reati legati al narcotraffico arrivano fino a venti anni di carcere, mentre le violazioni nel mondo del gioco si risolvono spesso con semplici sanzioni amministrative o con lo spegnimento degli apparecchi.
Il gioco legale rappresenta uno strumento fondamentale per il riciclaggio di denaro sporco.
Le organizzazioni criminali hanno una necessità vitale di ripulire i contanti derivanti dai traffici illeciti e sono disposte anche a perdere una parte del capitale pur di raggiungere lo scopo.
A tal proposito la referente chiarisce: “Se per riciclare e introdurre nel mercato legale devo pagare le tasse, le pago. Se ci devo rimettere qualcosa, ci rimetto, perché tanto i guadagni che ho sono talmente alti ed è tanto il bisogno che quei soldi rientrino nei mercati legali che sono anche pronti a perderci”.
Un metodo emblematico è l'acquisto in contanti di gratta e vinci vincenti da normali cittadini, pagandoli a un prezzo maggiorato pur di ottenere un titolo valido per giustificare l'improvvisa disponibilità di decine di migliaia di euro.
L'imposizione delle macchinette all'interno dei locali commerciali permette ai clan di presidiare fisicamente il territorio, imponendo la propria presenza agli esercenti che, spesso, non si rendono nemmeno conto della gravità della situazione.
"Il gioco d'azzardo diventa un formidabile moltiplicatore per l'usura. Le persone che accumulano debiti di gioco finiscono per rivolgersi agli strozzini, diventando vittime di una rete criminale che sfrutta la loro dipendenza per generare ulteriori profitti illeciti.
I dati astigiani
I numeri illustrati restituiscono i contorni di una vera e propria emergenza sociale ed economica. A livello nazionale, nel 2024, sono stati spesi oltre 157 miliardi di euro, coinvolgendo 18 milioni di cittadini. Il Piemonte, con oltre 9 miliardi e mezzo di euro giocati annualmente, si conferma la regione più colpita del Nord Italia. Un dato ancora più allarmante emerge stringendo il campo sulla nostra provincia: nell'Astigiano la spesa complessiva ha superato i 224 milioni di euro, equivalenti a oltre mille euro per ogni abitante, neonati compresi.
Sono stati analizzati i dati di Asti, Canelli, Castelnuovo don bosco, Nizza e San Damiano. Ad Asti il giocato vale 224 milioni, quello online 93: il gioco fisico supera quello online.
"Sono stati persi 29 milioni di euro, soldi che non sono andati a risorse importanti", chiarisce Fava che sottolinea come le perdite nel gioco incidano pesantemente sul commercio.
Quanto si gioca? Per abitanti ad Asti circa 3000 euro, minori compresi la perdita è 400 euro per abitante
A Canelli il giocato è di 26 milioni con una perdita per abitante di 480 euro. A Castelnuovo don Bosco il giocato è di 8 milioni, la perdita per ogni abitante è di 400 euro.
A Nizza quasi 30 milioni di giocato con una perdita di poco meno di 400 euro per abitante.
Dati inferiori a San Damiano dove il giocato è di 12 milioni e la perdita per abitante è di 210 euro
Un fenomeno banalizzato da non chiamare "gioco"
Il rapporto evidenzia le enormi contraddizioni di un mercato impossibile da ridurre a una questione puramente criminale, sintomo di un sistema che antepone costantemente il profitto al benessere delle persone. A dialogare su questi aspetti e sulle drammatiche conseguenze legate alla ludopatia sono intervenuti Simone Priamo e Luigi Costa, rappresentanti del SerD. Le statistiche locali parlano di una crescita dell'azzardopatia del 30 per cento tra il 2023 e il 2024 (passando da 56 a 72 persone in cura presso la struttura astigiana), numeri che rappresentano solo la punta dell'iceberg per una patologia che devasta anche le vite dei familiari.
Verso le celebrazioni provinciali
L'appuntamento astigiano è stato solo il primo passo della fitta giornata di sensibilizzazione curata da Libera, proseguita in serata a Castelnuovo Don Bosco con un incontro dedicato al referendum sulla giustizia tenuto dalla professoressa Anna Mastromarino. Il percorso di avvicinamento locale culminerà martedì 17 marzo: dalle 10 alle 12 la centralissima piazza San Secondo ospiterà un momento di memoria collettiva, con la partecipazione di studenti, cittadini e istituzioni, per non dimenticare le vittime innocenti e rinnovare l'impegno quotidiano per la legalità.





















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