Un incontro pubblico per fare il punto su una vicenda urbanistica che negli ultimi due anni ha attraversato Commissioni consiliari, sedute di Consiglio e ricorsi amministrativi. Martedì 3 marzo, alla Casa del Volontariato in corso Europa, i consiglieri comunali di minoranza hanno incontrato i cittadini per presentare una proposta alternativa sul dossier Gamba di Bosco, con l’obiettivo dichiarato di sbloccare la realizzazione di Corso Europa bis, l’infrastruttura viaria ritenuta da più parti necessaria per alleggerire il traffico nella zona sud della città.
All’incontro – partecipato da circa cinquanta persone – erano presenti i consiglieri Emanuele Bolla, Massimo Reggio, Elisa Boschiazzo, Domenico Boeri e Nadia Gomba. L’iniziativa arriva dopo gli sviluppi più recenti della vicenda: il Tar ha sospeso la variante parziale 16, relativa proprio all’area di Gamba di Bosco, e nel Consiglio comunale del 26 febbraio scorso l’Amministrazione ha deciso di annullare le delibere adottate, riportando di fatto la situazione al punto di partenza.
In concreto, sono stati stralciati sia il nuovo tracciato viario previsto nella variante, sia il cambio di destinazione d’uso dell’area, che avrebbe consentito l’insediamento di attività produttivo-industriali.
Il nodo del traffico e la proposta dell’opposizione
Il tema di fondo resta quello della mobilità nella zona di corso Europa e via Dario Scaglione, uno dei principali punti di accesso alla città. “Le nostre stime – ha relazionato Bolla – indicano che nelle ore di punta transitano circa mille veicoli all’ora in uscita dalla rotonda di via Dario Scaglione. L’effetto imbuto è sotto gli occhi di tutti”. Da qui l’idea, condivisa anche in passato e da diverse Amministrazioni, di realizzare un Corso Europa bis, una nuova arteria capace di distribuire meglio i flussi di traffico provenienti dalla zona di San Cassiano e diretti verso la tangenziale e viceversa.
Secondo la proposta illustrata nel corso della serata, la strada potrebbe essere realizzata direttamente dal Comune, utilizzando i 2,9 milioni di euro già accantonati con l’ultima variazione di bilancio. Il progetto partirebbe dal tratto stradale già esistente realizzato da Dimar nella zona del Mercatò Extra e proseguirebbe fino alla rotonda della Vigna, attraversando la località Gamba di Bosco e oltrepassando l’ex canale Enel, interessando nel percorso anche i terreni dell’ex area Egea. L'impiego di risorse pubbliche dovrebbe accompagnarsi al vincolo, per chi dovesse ottenere la proprietà dei terreni ex Egea, di risarcire la collettività, qualora si decidesse di procedere a edificare l'area.
Il tracciato indicato dalla minoranza riprenderebbe quello previsto originariamente dal Piano regolatore, con una curvatura studiata per distanziare la strada dalle abitazioni del complesso Futura e dalle case di strada Gamba di Bosco. L’obiettivo è ridurre l’impatto acustico e urbanistico sull’area residenziale.
Un elemento centrale della proposta riguarda anche il ruolo urbanistico della nuova strada. Secondo quanto previsto dalla variante strutturale 1 del Piano regolatore, l’infrastruttura dovrebbe funzionare come linea di separazione tra la zona edificabile e l’area a vocazione agricola, un vincolo già indicato negli strumenti urbanistici approvati in passato e che, secondo i consiglieri, dovrebbe essere rispettato.

Variante parziale o variante strutturale? Questione di priorità
Un altro punto su cui si concentra la proposta riguarda lo strumento urbanistico da utilizzare. “La nostra proposta è pragmatica – ha spiegato Massimo Reggio – : ripartire con una variante parziale, che ha un iter più rapido e resta nella competenza del Comune, senza passare da una variante strutturale e senza dover attendere che si pronuncino nuovamente gli enti sovraordinati”. Una strada che, secondo l’opposizione, consentirebbe di arrivare più rapidamente ed efficacemente alla realizzazione dell’opera.
Diversamente, insistere sulla strada già ipotizzata nella variante 16 e trasformarla in una variante strutturale comporterebbe tempi molto più lunghi e non garantirebbe comunque un esito positivo, dal momento che la Regione in passato aveva già espresso pareri vincolanti sul rispetto di alcune condizioni urbanistiche.
Tra queste, proprio la funzione della strada come spartiacque tra area edificabile e terreni agricoli, e la destinazione dell’area per insediamenti direzionali e di deposito, escludendo invece attività di carattere produttivo-industriale.

I dubbi sul cambio di destinazione d’uso
Il cambio di destinazione urbanistica introdotto nella variante 16 – poi annullata – è uno dei punti che negli ultimi mesi ha alimentato il dibattito. Nel progetto iniziale, infatti, era stata inserita la possibilità di trasformare l’area da direzionale e a uso magazzino a produttivo-industriale.
Una scelta che aveva sollevato interrogativi sia tra i consiglieri di minoranza, sia tra alcuni residenti. Nel corso dell’incontro è stato ricordato dalla platea come, nella vicenda della variante, non siano mai arrivate spiegazioni ritenute sufficientemente approfondite sulle motivazioni di questa modifica urbanistica.
L’annullamento delle delibere da parte del Consiglio comunale ha riportato l’area alla destinazione originaria, ma la mancanza di indicazioni precise sui prossimi passi dell’Amministrazione – che ha dichiarato alla minoranza di "stare valutando" la situazione prima di presentare una proposta alternativa – continua ad alimentare le domande.

Le preoccupazioni del quartiere
Durante l’incontro, sono emerse le preoccupazioni e le istanze dei residenti. Da un lato la richiesta di garantire distanza e tutela acustica per le abitazioni esistenti; dall’altro la necessità di mantenere la vocazione dell’area coerente con il contesto circostante, dove è in fase di realizzazione anche il nuovo asilo comunale.
Proprio il cambio di destinazione d’uso inserito nella variante 16 ha contribuito ad alimentare il timore che in futuro possano essere ipotizzati insediamenti industriali o energetici.
In questo contesto è stato richiamato nel confronto anche un tema più ampio: la scadenza della concessione del teleriscaldamento cittadino nel 2027, con servizio garantito fino al 2030. Secondo quanto emerso informalmente negli ultimi mesi, Albapower – la società del Gruppo Ferrero che gestisce oggi il sistema – sembrerebbe orientata a non proseguire la gestione oltre quella data, aprendo inevitabilmente una riflessione sul futuro assetto energetico della città.
Un elemento che, secondo alcuni cittadini intervenuti, rende ancora più importante mantenere chiarezza sulle destinazioni urbanistiche dell’area.
La richiesta di confronto
Dal quartiere è emersa infine la richiesta di riaprire un confronto diretto con l’Amministrazione. Il presidente del comitato di quartiere Gianfranco Cassinelli, presente tra il pubblico, ha ricordato che la Giunta dovrebbe incontrare i residenti nei prossimi due mesi.
Da parte della minoranza è arrivata la disponibilità a sollecitare anche una Commissione consiliare aperta, con l’obiettivo di affrontare pubblicamente la questione.
Dopo mesi di discussioni e passaggi amministrativi, la vicenda di Gamba di Bosco resta dunque aperta. L’opposizione ha messo sul tavolo una proposta che punta a riavviare rapidamente il percorso per la realizzazione della strada. La stessa è già nelle disponibilità dell’Amministrazione, dalla data del 23 febbraio – riporta il consigliere Bolla. Ora la parola torna all’Amministrazione, chiamata a indicare quale direzione intende perseguire per uno dei dossier urbanistici più discussi degli ultimi anni.


















Commenti