Il Nazionale

Cronaca | 22 febbraio 2026, 15:02

"Paga o avveleno le tue bottiglie": 50enne a processo per tentata estorsione nei confronti di quattro noti marchi di acqua e vino

Alla sbarra un informatico che avrebbe rivolto alle aziende richieste economiche fino a 50mila euro. Tra le vittime Fonti Alta Valle Po, S. Bernardo, Acqua Sant'Anna e l’azienda vitivinicola Chionetti di Dogliani.

"Paga o avveleno le tue bottiglie": 50enne a processo per tentata estorsione nei confronti di quattro noti marchi di acqua e vino

Tentata estorsione. E' questa l’accusa sostenuta dalla Procura della Repubblica di Cuneo contro David Sirca, l’uomo che tra il 2021 e il 2022 avrebbe minacciato di avvelenare i prodotti di quattro grandi aziende cuneesi del settore beverage se queste non avessero sborsato migliaia di euro. Tentativi, però, non andati a buon fine perché nessuna delle aziende prese di mira si è mai piegata al ricatto. 

Cinquantenne triestino e attualmente detenuto per altra causa nel carcere di Padova, comparirà in tribunale a Cuneo nel maggio prossimo per spiegare ai giudici la sua versione.

Contro di lui ha deciso di costituirsi parte civile Gualtiero Rivoira, il patron di Fonti Alta Valle Po (titolare del marchio Acqua Eva).

A risultare quali persone offese, ma non costituite parte civile anche la S.Bernardo Spa di Garessio, la Sant’Anna di Vinadio e l’azienda vinicola Chionetti di Dogliani

Nel corso dell’ultima udienza è stato ascoltato il consulente informatico della Procura che ha analizzato le copie forensi dei dispositivi elettronici e informatici sequestrati all’imputato. Sirca, esperto informatico, celandosi dietro falsi account, avrebbe minacciato di avvelenare i prodotti di questi marchi, esposti sugli scaffali dei supermercati, con iniezioni di cianuro e tallio. Tra le acque prese di mira, anche quelle destinate ai neonati. La prima azienda a essere stata contatta con una e-mail fu quella di Gianluigi Del Forno, nel 2021 amministratore della S.Bernardo. All’imprenditore garessino Sirca avrebbe chiesto 50mila euro.

Nel febbraio 2022 toccò invece a Gualtiero Rivoira. Il titolare di Acqua Eva ha spiegato ai giudici che in quell’anno erano iniziate ad arrivare delle email in azienda in cui il mittente, tale "Alessandro Brunelli”, avrebbe richiesto 30mila euro.

Medesimo il modo in cui l’estorsore operava. “Scriveva di prendere contatti con lui altrimenti avrebbe inquinato l’acqua con qualche prodotto che, molto tossico, avrebbe fatto morire persone”, ha spiegato Rivoira in aula.  Nelle e-mail, poi, Sirca avrebbe allegato le immagini delle bottigliette dell’acqua, anche quelle della linea “baby”,  con piccolo microfori in cui, con una siringa, iniettava il veleno. 

“Ricordo che diceva che avrebbe preparato le bottiglie a casa - aveva proseguito il patron di Acqua Eva - e poi che sarebbe andato al supermercato a sostituire le avvelenate con quelle nelle confezioni”.  Un ricatto che, nel piano verosimilmente elaborato dall’imputato, avrebbe avuto come obiettivo anche quello di screditare l’azienda pubblicamente: “Diceva che avrebbe diffuso le immagini in rete e online e che le avrebbe indicizzate in modo che non fosse più possibile eliminarle dal web - aveva concluso Rivoira -. Sosteneva che una pubblicità negativa per la nostra azienda e il danno all’immagine sarebbero costati più di un accordo”.

In aula il consulente informatico ha illustrato gli esiti dell’analisi delle copie forensi acquisite dalla Polizia Postale di Roma su Pc, account mail, profili Google, spazio cloud e cellulare Samsung riconducibili a Sirca. Dall’esame di sei indirizzi di posta è emersa l’apertura, il 5 settembre 2021, di un file collegato alla ditta Chionetti, poi cancellato, circostanza che per il consulente confermerebbe il transito di una mail in uscita in quella data.

Analogo riscontro è stato trovato per S.Bernardo il 29 agosto 2021. Gli accessi sarebbero avvenuti tramite browser Tor. Sul cellulare è stata inoltre rinvenuta un’immagine indirizzata ad Acqua Sant’Anna con la scritta “solfato di tallio”, corredata da metadati compatibili con il dispositivo sequestrato. 

La difesa ha sottolineato che non sono stati svolti accertamenti sull’indirizzo IP né sulla data di installazione di Tor. Circostanza, questa, che il consulente ha confermato di non aver approfondito.

Il processo riprenderà il 27 maggio prossimo. 

CharB.

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