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Cronaca | 20 febbraio 2026, 14:47

Inchiesta Liguria, lo Stato chiede 5,4 milioni di danni per il presunto voto di scambio mafioso

Il Ministero della Giustizia e quello dell'Interno si costituiscono parte civile nel processo sulle regionali 2020. Diciotto gli indagati, tra cui l'ex capo di gabinetto Cozzani, per il sospetto di voti convogliati dal clan di Riesi; la Regione Liguria non avanza richieste risarcitorie

Inchiesta Liguria, lo Stato chiede 5,4 milioni di danni per il presunto voto di scambio mafioso

Il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Interno hanno ufficializzato la volontà di intervenire come parti civili nel processo sulla presunta corruzione elettorale che, nel corso del 2024, ha scosso le istituzioni della Regione Liguria. La richiesta risarcitoria avanzata dai due dicasteri è ingente: si parla di una somma complessiva di oltre 5,4 milioni di euro (5 milioni per la Giustizia e 449 mila euro per l’Interno) per i danni derivanti dalle condotte illecite ipotizzate.

Al centro del procedimento giudiziario vi è il sospetto di un voto di scambio organizzato in occasione delle elezioni regionali del 2020. Il quadro accusatorio, sostenuto dai pm Federico Manotti e Luca Monteverde, coinvolge diciotto indagati. Tra le figure principali spicca Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto della Regione, insieme ai gemelli Arturo e Angelo Testa e all'ex sindacalista Venanzio Maurici; per questi soggetti la Procura contesta anche l’aggravante mafiosa.

Le eccezioni della difesa e il rinvio del giudice Durante l'udienza preliminare tenutasi davanti al giudice Giorgio Morando, i legali degli indagati hanno sollevato diverse eccezioni tecniche. La difesa ha messo in dubbio la validità delle intercettazioni telefoniche, ha sollevato questioni sulla prescrizione dei reati e ha contestato l'applicabilità delle norme attuali, sostenendo che alcune di esse siano riferibili esclusivamente alle consultazioni comunali e non a quelle regionali. Il giudice si è riservato di decidere su questi punti, oltre che sulle richieste di rinvio a giudizio, fissando nuove udienze per il 9 e il 23 aprile. Da notare come, a differenza dei Ministeri, la Regione Liguria non si sia costituita parte civile.

Il legame con il clan mafioso e il filone principale Secondo l'ipotesi accusatoria, Cozzani, nel suo ruolo di coordinatore della lista "Cambiamo con Toti Presidente", avrebbe agito d’intesa con i fratelli Testa per ottenere l’appoggio del clan Cammarata di Riesi. L'obiettivo sarebbe stato quello di convogliare almeno 400 preferenze della comunità riesina verso la lista elettorale e tre candidati specifici.

Questo filone d’indagine si inserisce nel più ampio scenario che ha coinvolto l'ex governatore Giovanni Toti, l'imprenditore Aldo Spinelli e l'ex vertice portuale Paolo Emilio Signorini. Tra gli altri nomi eccellenti che rischiano il processo figurano l'ex commissario portuale Paolo Piacenza (che ha avanzato istanza di messa alla prova), l'ex consigliere regionale Stefano Anzalone e l'ex consigliere comunale Umberto Lo Grasso.

Redazione

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