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Sport | 09 febbraio 2026, 17:10

Storia e leggenda dei "Perzic de Munà", tra gusto e tradizione: «Ecco come sono nate le pesche sciroppate del lago di Monate»

Giuliana Torresan e sua figlia Chiara Bianchi ci conducono in un affascinante viaggio alla scoperta di un'eccellenza unica del nostro territorio: «Si racconta che nel lontano 1921 nella casa dei Visconti di Modrone alla Motta di Monate si coltivavano molte piante di pesche e bisognava trovare il modo di conservarle. Così lo stagnino del paese Luigi Colombo si inventò il barattolo di latta che ancora oggi è il simbolo, il marchio di fabbrica di un prodotto riconosciuto ovunque»

Storia e leggenda dei "Perzic de Munà", tra gusto e tradizione: «Ecco come sono nate le pesche sciroppate del lago di Monate»

Le celeberrime e squisite "perzic de Munà", storico prodotto Deco realizzato a Travedona sul lago di Monate, sono come ben noto pesche sciroppate prodotte da aziende locali,  derivate da piantagioni che si trovano a ridosso del lago: con lavorazioni manuali artigianali vengono pelate, tagliate e confezionate in barattoli di latta con uno sciroppo di acqua e zucchero, senza conservanti aggiuntivi, per poi finire sulle tavole ad essere gustate nelle loro sapore unico e inconfondibile. 

Ma come è nata la storia di questo prodotto locale?  A raccontarcelo sono la signora Giuliana Torresan con la figlia Chiara Bianchi, due cognomi che a Monate fanno rima con perzic. 

Si narra che nel lontano 1921 nella casa dei Visconti di Modrone presso la Motta di Monate, dove adesso è situato il Golf dei Laghi, ci fossero molte piante di pesche e bisognasse trovare il modo di conservarle, perchè essendo un frutto estivo e non esistendo allora i frigoriferi, si rischiava che marcissero se non si consumavano velocemente. Per ovviare a questo, Luigi Colombo inventò il barattolo di latta per la conservazione. Luigi era uno stagnino del paese ed aveva già allora cocepito l'idea di sigillare il barattolo con un coperchio con saldatura di stagno; aveva preferito utilizzare la latta perché resiste meglio allo shock termico durante la fase della bollitura per la sterilizzazione.

La signora Giuliana e Chiara conservano ancora gelosamente la storica etichetta con tanto di scritta autografata da Luigi Colombo. Giuliana come avete iniziato a produrre le pesche sciroppate?

Dal 1965 con mio marito Gianpaolo Bianchi e con mio suocero abbiamo iniziato la lavorazione delle pesche monatesi che è sempre stato un lavoro stagionale, legato al momento della raccolta dei frutti. Entrambi lavoravamo in fabbrica e alla sera a quei tempi tutti quelli che avevano una buona produzione si ritrovavano nei cortili, a pulire, pelare , spaccare e sciroppare e mette nei barattoli le pesche raccolte. Tutte queste tecniche venivano tramandate di padre in figlio; era un piccolo aiuto economico per tante famiglie del paese, ma soprattutto era un mezzo per stare insieme e socializzare.

Chiara ci racconta poi cosa è successo ?

Le pesche sciroppate nel tempo, sul nostro territorio, sono state sempre più conosciute e apprezzate anche in alcune gastronomie di eccellenza sia a Milano che a Varese, così come piacevano molto anche a diversi imprenditori della nostra provincia, ma anche fuori, che facevano dono delle pesche di Monate ai loro clienti italiani e stranieri. Poi intorno agli anni 90 si è dovuto cambiare il barattolo, per adeguarsi alle nuove regole igienico sanitarie, ma il prodotto è identico e artigianale come sempre. I nuovi barattoli non sono più saldati a stagno, le latte sono industriali e vengono chiuse con un macchinario apposito. 

Signora Giuliana sino a quando è andata avanti a produrre le pesche sciroppate?

Con mio marito Gianpaolo abbiamo coltivato le piante e fatto le lavorazioni sino quando è venuto a mancare nel 2013, mentre le mie figlie Chiara e Romina sono andate avanti sino al  2016.  Il nostro desiderio era di onorare i cinquant' anni (1965-2015) della fondazione della nostra azienda agricola.

Chiara il territorio del lago di Monate vanta tradizioni contadine che vanno oltre le pesche?

Certamente, ci sono documenti che attestano che dal 1870 in avanti la famiglia fiorentina Ruccelai abbia portato nel nostro territorio delle piante da frutto, soprattutto pesche oltre ai famosi asparagi, che in anni passati venivano raccolti e venduti sulle bancarelle lungo le strade o nei paesi limitrofi perché dovevano essere consumati subito. 

Claudio Ferretti

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