C’è un punto, nel lavoro della Caritas, in cui l’ascolto smette di essere solo un servizio e diventa un’esperienza che trasforma. “Le storie che incontri ti cambiano”, ripete più volte Don Domenico Degiorgis, direttore dell’Ufficio Caritas e presidente della Fondazione Caritas diocesana albese. È da qui che prende forma una visione che non procede per singoli eventi, ma per relazioni che si intrecciano, giorno dopo giorno, nei luoghi dell’accoglienza.
Negli ultimi mesi la Caritas di Alba ha scelto di avvicinarsi ancora di più alle persone, partendo da ciò che accade ogni sera alla mensa di via Pola. Non solo pasti, ma incontri, richieste, parole che cercano spazio. Da questa esperienza è nata la decisione di rafforzare i centri d’ascolto, affiancando allo storico presidio di piazza Monsignor Grassi un secondo punto in via Pola, aperto nel tardo pomeriggio. “Abbiamo visto che molti, uscendo dalla mensa, avevano bisogno di fermarsi, di parlare. A volte non per chiedere qualcosa, ma per essere ascoltati”. Oggi i centri d’ascolto complessivi sono aperti sei volte alla settimana, con l’obiettivo dichiarato di essere presenti nei luoghi che le persone già frequentano.
Da gennaio le aperture settimanali sono diventate sei. In piazza Monsignor Grassi il centro d’ascolto è attivo il lunedì dalle 15 alle 16.30 e il martedì e giovedì dalle 9 alle 11. In via Pola, accanto alla mensa, l’ascolto è garantito tre volte a settimana – lunedì, mercoledì e venerdì – dalle 17.30 alle 18.30. “È un tentativo di prossimità – spiega Degiorgis – per dire alle persone: se avete qualcosa, siamo qui”.
I numeri raccontano una pressione costante: circa settanta persone a cena nella mensa ogni sera, il dormitorio completamente occupato con tutti i 24 posti pieni. Accanto a questo, una seconda struttura di accoglienza, gestita dal Comune in collaborazione con Croce Rossa, servizi sociali e Caritas, ospita sedici persone. “Gli ospiti sono spesso gli stessi che attraversano più servizi – spiega Degiorgis – ed è per questo che serve coordinamento, continuità, responsabilità condivisa”.
Dentro questa quotidianità prende forma anche “A cena con…”, il progetto presentato ad Alba nei giorni scorsi. Quattordici chef delle Langhe e del Roero, sei dei quali insigniti della stella Michelin, si alterneranno ai fornelli della mensa di via Pola. Non come evento mondano, ma come gesto concreto di condivisione. “Non è solo cucinare – sottolinea Degiorgis – ma riconoscere le persone, creare relazione, dire che quel tavolo è un luogo di dignità”. Un progetto che si innesta nel lavoro ordinario senza snaturarlo, trasformando il pasto in occasione di comunità.
La stessa logica ha guidato anche il pranzo di Natale, pensato come segno di apertura della mensa alla città. Un’esperienza che la Caritas intende rendere strutturale nei tempi forti dell’anno: “Stiamo lavorando perché Natale resti un momento condiviso e perché a Pasqua, oltre alla cena, si possa aggiungere il pranzo, non come self-service ma come accoglienza vera”. Non un’aggiunta simbolica, ma un modo diverso di stare insieme.
Tra i percorsi più delicati c’è poi il lavoro con il carcere. La Caritas sta predisponendo la convenzione di pubblica utilità necessaria per avviare collaborazioni strutturate che permettano ad alcuni detenuti di svolgere attività di volontariato nelle proprie strutture. Un cammino già avviato in forma concreta, con la presenza di un detenuto in servizio durante il pranzo di Natale. “Non si tratta di scorciatoie – chiarisce Degiorgis – ma di offrire occasioni di responsabilità, dentro un percorso serio e condiviso”.
Da qui nasce anche una riflessione che va oltre Alba. “Dobbiamo chiederci se sia sempre giusto concentrare tutto qui”, osserva. Senza negare il ruolo centrale della città, la Caritas invita a rafforzare le reti locali, affinché le persone possano, quando possibile, essere accompagnate nei contesti in cui vivono o lavorano, evitando un sovraccarico dei servizi albesi. Non una critica, ma un invito a una corresponsabilità più diffusa. “La carità non è solo fare – conclude Degiorgis – è farsi carico, anche nella scomodità che questo comporta”.













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