Il Nazionale

Politica | 13 gennaio 2026, 07:53

Vertenza Konecta, mobilitazione sotto il grattacielo della Regione

Anche la delegazione di Uniti si può a Torino per difendere il diritto al lavoro e chiedere piani concreti per il futuro di Asti

Vertenza Konecta, mobilitazione sotto il grattacielo della Regione

Oggi, 13 gennaio, scatta l'ora della mobilitazione per le lavoratrici e i lavoratori di Konecta

Tre pullman sono partiti all'alba da Asti diretti a Torino, dove a partire dalle 10.30 è previsto un presidio in piazza Piemonte. 

La protesta punta a contestare il piano industriale della multinazionale spagnola che prevede, da giugno 2026, l'accentramento delle sedi di Asti e Ivrea nel capoluogo regionale, mettendo a rischio la stabilità occupazionale di circa 400 addetti astigiani.

Tra le forze politiche presenti al fianco dei dipendenti c'è la lista civica Uniti si può che, con una nota ha espresso alcune riflessioni.

I consiglieri comunali Vittoria Briccarello e Mauro Bosia hanno ribadito la necessità di non limitarsi alla sola solidarietà, ma di agire sulle cause strutturali dell'impoverimento economico cittadino.

 “Saremo lì per ribadire la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e per difendere il diritto al lavoro e alla dignità occupazionale”, hanno dichiarato i due esponenti.

Il timore espresso è che la città continui a restare in balia di decisioni prese lontano dai territori da grandi colossi esteri. 

Riteniamo necessario essere realisti: arrivare a incidere realmente sulle scelte della testa di una multinazionale sarà estremamente difficile”, sottolineano Briccarello e Bosia, aggiungendo che “Asti non può permettersi di continuare a vivere senza costruire e offrire piani B concreti per il futuro, soprattutto in presenza di licenziamenti o delocalizzazioni”.

L'analisi di Uniti si può si allarga poi alla cronica difficoltà del territorio nel riassorbire le professionalità espulse dal ciclo produttivo, citando i precedenti di FedEx e Maina.

 “Ogni perdita di posti di lavoro non viene riassorbita dal territorio e questo impoverisce progressivamente il tessuto sociale ed economico della città”, concludono i consiglieri, richiamando le istituzioni a una responsabilità che non può più essere rimandata per evitare una condizione di precarietà permanente.

Betty Martinelli

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