Cinque persone sono finite nei guai dopo la spedizione punitiva che lo scorso marzo vide un diciassettenne vittima di un gruppo di persone che sono finite in manette: la Polizia, infatti, ha portato quattro di loro in carcere, mentre la quinta è stata colpita da un divieto di avvicinamento con l'applicazione del braccialetto elettronico.
Come ricostruito dalle indagini, nel giorno dell'aggressione uno degli indagati (di appena 18 anni) aveva invitato la vittima ad incontrarsi per chiarirsi a seguito di una lite che si era verificata la notte precedente presso una discoteca torinese.
Il giovane informava però il padre dell’incontro chiarificatore e l'uomo, nelle ore successive, contattava alcuni parenti e amici. All’incontro il 18enne, insieme agli indagati e ad altre persone ancora non identificate (erano parzialmente a volto coperto), hanno organizzato una vera e propria “spedizione punitiva”, colpendo ripetutamente con calci e pugni il minorenne, facendolo salire con forza dentro il bagagliaio di un Suv.
Il ragazzo è stato trattenuto rinchiuso nel baule della macchina per circa mezz'ora, per poi essere rilasciato in una strada del quartiere “Barriera di Milano” con la minaccia che se avesse denunciato il fatto avrebbe subito delle ripercussioni. La parte lesa, a quel punto, ha chiamato le forze dell'ordine ed è stata portata in ospedale.
Le indagini sono andate avanti grazie all'analisi dei filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona del sequestro, oltre al racconto di alcuni testimoni e all'analisi dei tabulati delle celle telefoniche nel quartiere dove si sono verificati i fatti.
In particolare, tre degli indagati sono stati rintracciati, lo scorso 22 dicembre, presso le proprie case. Al quarto è stato notificato il provvedimento mentre si trova già in carcere. Il quinto si è reso invece al momento irreperibile.













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