Prosegue il difficile percorso legale e umano di Nessy Guerra, la 25enne sanremese rifugiatasi in Egitto insieme alla figlia di quasi tre anni, Aisha, per sfuggire alle presunte minacce e pressioni dell’ex marito, Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano. La giovane vive nascosta in una località protetta, sostenuta da un’équipe legale che continua a difenderla in un contesto culturale e giuridico particolarmente complicato.
Il processo legato all’affidamento della bambina, infatti, risulta attualmente sospeso: "Aspettiamo l’udienza per capire se verrà accolta la richiesta di ricusazione della corte di Hourgada", spiega l’avvocata Agata Armanetti, legale di Nessy in Italia. "Il contesto egiziano è fortemente patriarcale. In questa situazione, ciò che la madre dice vale poco. La nostra speranza è che Nessy possa tornare a vivere senza paura e che sua figlia possa rimanere con lei".
Nel frattempo, si susseguono mail e messaggi da parte dell’ex marito, indirizzati a giornalisti, rappresentanti istituzionali e persino alla presidenza del Consiglio. In questi scritti – dai toni spesso confusi e intrisi di riferimenti religiosi – Hamouda invoca una “riconciliazione” matrimoniale con Nessy, parlando di “accordi da discutere” che prevedano compensi e doveri coniugali, nonché una sorta di contratto per ricostituire l’unione.
"Da tempo ricevo queste comunicazioni – racconta l’avvocata Armanetti – e non solo io. Sono stati coinvolti anche altri soggetti. Si tratta di messaggi surreali, a tratti esoterici. Stiamo valutando come procedere". Nelle stesse mail, Hamouda dichiara di non pretendere nulla da Nessy “se non che sia una brava moglie e madre”, ma insiste sulla necessità di un nuovo patto matrimoniale che, nelle sue parole, “metta fine al business costruito su questa separazione”.
Al di là del contenuto discutibile dei messaggi, la vicenda solleva un tema urgente: la tutela internazionale delle donne e dei minori in contesti familiari segnati da episodi pregressi di violenza. L’ex marito di Nessy è stato infatti condannato in via definitiva in Italia a quasi tre anni di carcere per percosse, lesioni e stalking ai danni di una precedente compagna. Nessy, nel frattempo, continua a vivere nell’incertezza. Ha trovato accoglienza in una rete di solidarietà e avvocati che la stanno supportando anche a livello internazionale. Ma l’esito della vicenda resta legato alla giustizia egiziana e a un delicato equilibrio politico-diplomatico.








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