Il Nazionale

Cronaca | 11 maggio 2026, 10:41

Omicidio di Piazza delle Nazioni, condannato a 3 anni Francesco Morabito per concorso in cessione dell'arma clandestina

A mettere in contatto l'omicida con Yuri Scalise per l'acquisto dell'arma del delitto proprio l'ex collega di lavoro

Omicidio di Piazza delle Nazioni, condannato a 3 anni Francesco Morabito per concorso in cessione dell'arma clandestina

3 anni e 3mila euro. Questa la sentenza di condanna in rito abbreviato del Gip nei confronti di Francesco Morabito per concorso in cessione dell'arma clandestina, la Beretta 765, utilizzata il 5 maggio del 2023 da Safaiou Sow per uccidere Danjela Neza.

L'arma secondo quanto aveva confessato dallo stesso Sow gli era stata ceduta da Yuri Scalise, l'uomo che nell'ottobre del 2003 aveva ucciso l'amico e vicino di casa Renato Rinino, il noto Arsenio Lupin savonese. E a mettere in contatto Sow con Scalise, secondo quanto era stato appurato dagli investigatori, era stato Morabito, collega di lavoro dell'omicida (lavoravano insieme in cucina nel locale della Darsena.

La Corte d'Appello nella lettura della sentenza nella quale aveva deciso di condannare all'ergastolo Sow (pena scesa a 30 anni in Corte d'Appello a Genova), aveva trasmesso gli atti alla Procura e al Pm Traversa in merito alla posizione di Morabito e proprio al sesto piano del Palazzo di Giustizia l'omicida aveva ribadito quando già aveva detto sia in sede di interrogatorio che in aula. Tra i due infatti sarebbero intercorsi alcuni messaggi su Whatsapp nei quali lo stesso Sow chiedeva conferme al collega sulla disponibilità di Scalise.

Scalise era stato poi arrestato dalla squadra mobile della Polizia di Savona, per i reati di ricettazione e cessione di arma clandestina. Gli investigatori, non convinti dalla versione dell'uomo secondo cui l'arma era stata trovata, prima in via Cimarosa e poi in un cespuglio nella zona del Santuario col giovane che aveva affermato di averla tenuta per legittima difesa dopo essere stato coinvolto in un litigio per un parcheggio in Piazza del Popolo, avevano chiuso il cerchio della loro attività concentrandosi sugli ultimi contatti dell’omicida.

Nello sviluppo dell’indagine avevano raccolto una serie di gravi indizi a carico di Scalise che, dietro compenso, 2mila 500 euro, gli avrebbe ceduto l’arma con la matricola abrasa, completa di munizioni.

I riscontri raccolti avevano quindi consentito all’autorità giudiziaria, alla cui disposizione era stato messo Scalise dopo essere stato condotto nel carcere di Imperia, di emettere il provvedimento restrittivo e ai poliziotti di rintracciare immediatamente l’uomo.

Durante l'interrogatorio davanti al Gip e al Pm Traversa, Scalise, difeso dall'avvocato Salvatore Di Bella, aveva risposto alle domande del Gip e aveva negato ogni coinvolgimento in relazione alla vicenda della vendita dell'arma, affermando la propria assoluta estraneità rispetto ai fatti contestati. Nel marzo del 2024 poi Scalise era stato condannato a 3 anni e 8 mesi  ma la Corte d'Appello di Genova nel dicembre di un anno e mezzo fa aveva ridotto la condanna a 8 mesi concedendogli l'obbligo di dimora.

Sow aveva risposto alle domande del Gip Laura De Dominicis e del Pm specificando, come già era avvenuto in sede di interrogatorio, come aveva avuto la pistola.

In incidente probatorio Safaiou Sow aveva confermato che l'arma gli era stata venduta e gli era stata consegnata in un parcheggio dietro al ristorante dove l'omicida lavorava e nel quale i due si sarebbero conosciuti (Scalise sarebbe andato alcune volte a mangiare nel locale).

L'omicida aveva cercato altre persone per acquistarla ma poi alla fine aveva deciso di rivolgersi a Scalise e tra i due ci sarebbero stati dei contatti anche su Instagram con la cessione che sarebbe avvenuta il 15 marzo 2023.

Nel gennaio del 2025 era stata revisionata dalla Corte d'Appello di Genova con una condanna a 30 anni di carcere la sentenza di primo grado della Corte d'Assise nei confronti di Sow che aveva invece decido per l'ergastolo. La Corte genovese aveva riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti riformando la sentenza di Savona confermando quindi la richiesta del Pubblico Ministero Traversa che al termine della requisitoria aveva chiesto la stessa pena.

Per Morabito il Pm aveva chiesto 4 anni. 

Luciano Parodi

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