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Eventi e Turismo | 20 novembre 2023, 07:17

Steve della Casa e l'ultimo anno alla guida del TFF: "Un mix di elementi diversi, le diversità arricchiscono"

Il direttore si appresta a inaugurare la 41^ edizione della rassegna: ""Nei prossimi anni il festival dovrà cambiare ancora e venire incontro al pubblico"

Steve della Casa e l'ultimo anno alla guida del TFF: "Un mix di elementi diversi, le diversità arricchiscono"

Steve della Casa è pronto per la seconda edizione del Torino Film Festival sotto la sua guida. “L’ho visto nascere e crescere questo festival, sono tornato dopo vent’anni, all’epoca era una struttura indipendente, ci sono stati dei cambiamenti strutturali, ma l’ho sempre trovato una manifestazione che ha un grosso seguito e grande attesa” commenta a pochi giorni dalla kermesse cinematografica che quest’anno giunge alla sua 41esima edizione, dal 24 novembre al 2 dicembre.  

Come si sente dopo questi due anni da direttore?
“Mi sono trovato molto bene. Dopo il periodo tremendo del covid, la manifestazione ha affrontato una situazione da cui credo si sia ripresa. Credo che la risposta del pubblico sia stata buona, spero sia altrettanto per questa edizione. Ho cercato di inserire cose il più possibile popolari, nel senso buono del termine, qualcosa che piaccia alle persone ma anche le arricchisca. Sono soddisfatto di come siamo arrivati”.  

In questo TFF si mescolano elementi diversi?  

"Sì, ’ho definito un ‘minestrone’ nel senso che come appare dalla locandina si uniscono tanti aspetti diversi: dal talento visivo di Ugo Nespolo, a quello che è ritenuto un falco della politica Usa che John Wayne, a quello di Godard che è uno che nel ’68 ha smesso di fare cinema per unirsi alle proteste. Tre mondi apparentemente incompatibili, ma che stanno insieme. Ritengo infatti che le diversità arricchiscano. Cerco di mescolare le cose in modo da rendere saporita la vita stessa. Il cinema, come disse Hitchcok, è la vita senza le parti noiose." 

Quest’anno niente più Casa Festival alla Cavallerizza, ci sarà un’alternativa? 

“Sono in corso i lavori per il polo culturale. Siamo riusciti a conservare la parte per le conferenze stampa, nell’area di proprietà dell’università. Casa Festival però non era differibile. Restano comunque le proiezioni e tutti gli incontri paralleli che arricchiscono la manifestazione”. 

Il cinema e il festival confermano ancora una volta ponte tra culture imparziale. Tra i titoli in concorso compare infatti anche l’opera di un regista russa e uno ucraino. “Sono autori di cinema indipendente, ma in generale cerchiamo di dare spazio a quelli tutti coloro che fanno cinema, fare dei presidi per noi fondamentale”.

Oggi allora qual è il ruolo del cinema? 

“Credo che abbia la forte possibilità di innescare dibattiti, procurare e creare discussioni. Basti pensare al successo che sta avendo il film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani. Nonostante sia la terza settimana, dimostra che c’è ancora vitalità attorno al cinema. L’argomento che tratta, quello della violenza sulle donne, è un tema importante. Ambientato nel dopo guerra, ma si adatta alla realtà d’oggi. È forte, ma evita il facile effetto retorico della violenza. Tutto il film è visivo d’atto di sguardi. Non fa sconti, ma non resta pesante. Il suo successo - aggiunge della Casa - decreta anche il fallimento dei film Marvel con tutti gli effetti speciali. Credo che sia veramente un passaggio dal quale non possiamo tirarci sottrarci: sta cambiando e sta cambiando il cinema che la gente vuole vedere”. 

 

Il 42esime TFF celebra oltre all’italiano Pupi Avanti anche il regista americano Oliver Stone, conferendogli il premio Stella della Mole. “Stone è un regista che ha già ricevuto importanti riconoscimenti. L’anno scorso abbiamo dato lo stesso premio a Malcolm McDowell. Quello che è per me è importante con questi ospiti è che tutti vengono a Torino e al festival perché hanno cose da dire e da raccontare, non solo per ritirare un riconoscimento. L’incontrò che faremo anche con Stone credo sarà molti interessante”. 

 

Come evolverà adesso il Torino Film Festival secondo lei?
“Dovrà cambiare, come tutte le cose, dovrà crescere, modificarsi. Il pubblico oggi vuole dei festival fatti non solo da proiezioni, ma anche di incontri e iniziative che gli ruotano attorno. Quello che rendono questi appuntamenti irripetibili è che ci sono coloro che hanno fatto i film a raccontarlo. Credo che d’ora in poi nell’organizzazione non si possa far qualcosa di diverso da quello”. 

C’è qualcuno che avrebbe voluto portare al festival o qualcosa che avrebbe voluto organizzare?
“È anche una questione di budget certamente, avrei portato forse più persone. Gli incontri sono qualcosa che mi piace, credo molto in questa formula che vede al centro di tutto che le persone che dialogano con il pubblico”.

Ora che è finita questa esperienza, quali sono i prossimi progetti di Steve della Casa?
“Per un po’ starò fermo credo - ammette -. Ho ricevuto qualche proposta, devo capire se mi interessa o restarmene in campagna, dove ho trascorso il lockdown. Stare un po’ tranquillo, insomma”. 

 

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