Il Nazionale

Cronaca | 01 dicembre 2022, 19:29

Ferrante Aporti, un mese dopo la rivolta: "Situazione tornata sotto controllo, ma manca personale e un progetto a fine pena"

Sopralluogo all'interno del carcere minorile da parte di Boni (Radicali) e Valle (Pd): "Le condizioni sono migliori che alle Vallette, ma ci sono preoccupazioni per cosa succede quando escono"

Ferrante Aporti, un mese dopo la rivolta: "Situazione tornata sotto controllo, ma manca personale e un progetto a fine pena"

A un mese dalla rivolta che ha messo fuori uso una parte della struttura, la politica regionale ha fatto un sopralluogo al carcere minorile del Ferrante Aporti. Al momento sono 31 le persone presenti all'interno, su una capienza massima di 46. Sono soprattutto stranieri, non accompagnati e quindi senza documenti. Due sono italiani e la permanenza media è di circa cento giorni.

"Dopo il sopralluogo alle Vallette della scorsa settimana, qui troviamo una situazione diversa e migliore sotto certi aspetti, sia di manutenzione, sia numerici che di presenze di addetti ed educatori - dice Daniele Valle, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e Consigliere regionale del PD -.  Ma restano criticità che chiamano in causa il governo: il personale è decisamente sotto organico. Senza dimenticare che le comunità per il percorso post carcere non hanno più posti, in tutto il Piemonte e soprattutto in quelle terapeutiche".

Ecco dunque che, su indicazione del giudice, le comunità libere si trovano magari molto lontano, in Basilicata o Sicilia, con impatto sui tempi e sul personale. E costi enormi sul settore pubblico in caso di udienze o necessità.

"La Direttrice poi è in comune con Bari e quindi la presenza è una volta al mese. È in atto però il procedimento per portare qui un nuovo direttore entro fine anno", dice ancora Valle.

"Gli aspetti legati all'insegnamento sono confortanti, così come la presenza sanitaria di un dottore per quattro ore al giorno e la presenza di un laboratorio odontoiatrico - spiega Igor Boni, presidente di Radicali Italiani -. Si fanno cure invece di somministrare psicofarmaci che peggiora la qualità della vita per combattere il dolore".

Il problema, dunque, è soprattutto il dopo. "Sono persone che non sanno dove andare, senza nulla e che arrivano con scabbia, tubercolosi e in stato di povertà assoluta. Quando escono di qui, non sanno dove andare". "E i tagli annunciati dal Governo non vanno nella direzione giusta", concludono Valle e Boni. 

Sul braccio del carcere danneggiato "i lavori sono in corso. Ma è stato un caso isolato, a quanto ci dicono. Forse legato proprio alla situazione di difficoltà che vivono I neo arrivati, mescolata alla dipendenza da sostanze che vengono appunto usate contro malesseri e malanni che non le richiederebbero. Quando vengono meno, aumentano l'aggressività".

Massimiliano Sciullo

Commenti

Ti potrebbero interessare anche: