Bella, perché non si può sostenere il contrario. Trentasette punti segnati in 13 minuti, 50 in 20, 94 in totale (è vero, con il supplementare): una produzione offensiva notevole e divertente. Quantità e qualità: le triple, la corsa, i giochi a due. E la capacità, con questa bellezza, di mettere sotto gli avversari, di farsi preferire.
Simpatica. Perché, diciamocelo, è bello oggi venire a Masnago: non solo questa squadra gioca bene, si fa amare anche perché pare unita, ricca di gioia nel suo incedere sul parquet, persino nell’interagire con il pubblico. Questa è una Varese che sfida: più piccola e più povera degli altri, eppure non ha paura di nessuno. Vuole stupire, in campo e fuori. E’ all’inizio di un’era, è ammantata di curiosità e fiducia.
Però non puoi perdere contro un’avversaria che nei tempi regolamentari non ha mai messo la testa avanti una sola volta. Non puoi perdere quanto sei sopra di 8 punti a 3 minuti dalla fine. Non puoi perdere se per tutta la gara hai dimostrato di essere la lepre e di riuscire proficuamente e continuamente a sfuggire al cacciatore.
Come a Brescia, peggio che a Brescia. Vero, una settimana fa la Openjobmetis ha dilapidato addirittura 16 punti di vantaggio, mentre oggi non è mai arrivata a soglie simili. Però al Palaleonessa i padroni di casa nell’ultimo quarto hanno preso in mano la partita, hanno pareggiato e sono scappati via, legittimando il loro predominio nel finale: oggi, invece, Trento si è fatta preferire solo nel risultato finito sul tabellino.
“Siamo andati vicino? Conta nulla, non giochiamo a bocce”. Mentre scriviamo questo commento, Giancarlo Ferrero sta parlando a una radi o locale per un’intervista. Lo sentiamo, poi lo guardiamo in faccia: è nero.
Perché il capitano sa bene quanto sia inutile, dannosa, mortale l’insostenibile leggerezza dell’essere di una Varese bella, simpatica ma perdente.
Dietro il secondo harakiri consecutivo ci sono scelte di campo e,di panchina. Ma è la seconda a essere più responsabile. Una provocazione? Un po’, ma al di là dell’incomprensibile decisione di togliere il centro per mettere Reyes a due minuti dalla fine, lasciando campo libero ad Atkins e al ritorno di Trento nei regolamentari, il punto è questo: è da bordo campo che devono arrivare le coordinate.Sono gli allenatori che devono suggerire a Ross che ogni pallone, quando sei in vantaggio, non può diventare un rischio, bensi deve essere custodito come un tesoro. Sono gli allenatori che devono anestetizzare lo spirito garibaldino di questa squadra nei momenti in cui l’unica cosa che conta è guardare il cronometro.
Sono gli allenatori che devono arrabbiarsi se si buttano via due occasioni di vincere su tre contro squadre più forti, squadre più ricche, squadre che fanno le coppe.
Dice: sì ma Varese giocherà sempre così, sì ma lo small ball, sì ma il centro è troppo magro, sì ma manca Vene... Non c’entra nulla: Brescia e Trento erano già morte e ad ucciderle era stata proprio questa Varese...
Che ora, però, deve imparare come si sta al mondo. Perché ci piace troppo per farsi del male in questo modo.









![La cuneese Giuliana Turra ospite a Sanremo come testimonial delle Paralimpiadi [VIDEO] La cuneese Giuliana Turra ospite a Sanremo come testimonial delle Paralimpiadi [VIDEO]](https://www.ilnazionale.it/fill/90/90/fileadmin/archivio/ilnazionale/immagini/imported/www.targatocn.it_typo3temp_pics_952da27b7f.jpg.jpeg)



Commenti