Eventi e Turismo | 21 luglio 2021, 09:00

Émile Théodore Frandsen in mostra a Biot. Espressionista? Cubista? Simbolista?

Centrale nel suo lavoro, il periodo tensista è quello che più concentra la forza del dramma e del tormento.

Émile Théodore Frandsen in mostra a Biot. Espressionista? Cubista? Simbolista?

Sepolta nel silenzio di decenni senza mai essere esposta, l'opera di Émile Théodore Frandsen si presenta, nelle sale espositive comunali di Biot, con la stranezza di un teatro abbandonato dopo l'ultimo spettacolo.

Émile Théodore Frandsen è nato il 14 giugno 1902 nel nord di una famiglia franco-danese. Dopo una giovinezza a Parigi, ha proseguito gli studi alle Beaux-Arts. Tra le due guerre, divise il suo tempo tra la sua famiglia, tre figli, la sua compagnia di assicurazioni e il suo studio di pittore a Montparnasse. Fu il periodo felice della sua vita, durante il quale gettò le basi per la sua ricerca artistica. Durante la seconda guerra mondiale, si unì alla Resistenza nel Nord all'interno delle forze interne francesi.

“Al tempo dei bombardamenti della debacle del 1940, avevamo ammucchiato cadaveri senza poter fare nulla. Davanti a questo cantiere di civili alto quasi quanto me, ho capito che i nostri valori erano falliti… C'era solo Arte”. Il suo teatro dell'intimo è contemporaneo a quello dell'assurdo che nasce dalla stessa fonte agghiacciante: l'esperienza della barbarie. Si stabilì a Valbonne. La sua ricerca della bellezza e del significato assume una svolta interiore, introspettiva, psichica; come ritirato dal mondo esterno: le donne che dipinge hanno qualcosa di freddo, evanescente, onirico.

Centrale nel suo lavoro, il periodo tensista è quello che più concentra la forza del dramma e del tormento. Con una forte carica emotiva, la sua arte e il concetto stesso di Tensismo evocano uno spirito espressionista. Frandsen è in prima linea nel suo tempo, come in un periodo senza tempo.

Espressionista? Cubista? Simbolista? "Ero restio a cadere nelle scuole cubiste e ultramoderne, e ho optato per uno stile che si potesse qualificare come neoprimitivo pur attingendo alle fonti eterne del classicismo" testimonia il pittore. Eppure, del classicismo, restano, a dire il vero, solo poche rare citazioni e una certa inclinazione all'allegoria.

Negli anni '60, Eric Clapton incrocia il suo destino. Il figlio del pittore offre alla cantante il dipinto "La Fille au bouquet" che illustra l'album Layla la cui canzone omonima è stata classificata 27° nel 2004 tra le 500 più grandi canzoni di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stones.

Espace Hedberg / Torun - 46 rue Saint Sébastien sino al 30 settembre

rg

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