Voci in testa, urla contro i pazienti in attesa, un pugno a un uomo e una parete di vetro mandata in frantumi. È culminata con una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione la vicenda giudiziaria a carico di D.V., riconosciuto colpevole, dal giudice monocratico del Tribunale di Cuneo, Edmondo Pio, per i fatti avvenuti la sera del 19 dicembre 2023 al pronto soccorso dell'ospedale di Mondovì.
L'imputato era accusato di violenza privata, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio. A pesare sul computo della pena è stata la recidiva reiterata.
In in aula, la ricostruzione di quella notte è stata affidata alle parole dei testimoni oculari. Il primo a deporre è stato un brigadiere dei Carabinieri della stazione di Mondovì, intervenuto sul posto dopo la chiamata alla centrale operativa scattata intorno alle 21:30. "Arrivati all'area Triage abbiamo trovato un soggetto agitato, seduto distante da altri pazienti in attesa – ha raccontato il militare –. Diceva di aver sentito delle voci e non voleva attendere il proprio turno. Aveva creato scompiglio tra le persone in attesa, aveva buttato a terra una parete separatoria di vetro tra l'area del triage e quella dove erano in attesa i pazienti".
A confermare la gravità della situazione ci ha pensato un infermiere di servizio: "ero al triage e in quel momento era un po' affollato. Dalla stanza dove attendono i pazienti meno gravi ho sentito urla e schiamazzi, poi ho visto un uomo uscire e colpire la vetrata che fa da separé. Ho subito chiamato i carabinieri e i miei colleghi in supporto. Nel frattempo ho allontanato le persone in barella, mentre lui è stato preso in carico dai colleghi. Ci sono voluti due infermieri e un medico che poi lo ha sedato. L'interruzione è durata qualche decina di minuti".
Durante la requisitoria, il pm Luigi Dentis ha sottolineato come l'istruttoria abbia provato tutti i reati contestati: il danneggiamento, l'interruzione di pubblico servizio - vista la necessità di distogliere medico e infermieri dalle proprie postazioni per contenerlo- e la violenza privata. Quest'ultima aggravata dall'aggressione a un paziente in attesa, a cui l'imputato aveva intimato "mi stai sul cazzo alzati" colpendolo con un pugno dopo il suo rifiuto. Per l'imputato, l'accusa aveva invocato una condanna a 7 mesi di reclusione.La difesa invece, rappresentata dal legale Rosso, aveva richiesto il minimo pena e la concessione di alcuni benefici di legge.


