Si allarga a livello nazionale il caso degli allarmi bomba che questa mattina, lunedì 2 novembre, hanno portato all'evacuazione di tre istituti comprensivi a Genova e della scuola elementare Riboli di Lavagna. Secondo le nuove informazioni emerse, le minacce sarebbero state inviate a 271 scuole in diverse regioni italiane, attraverso un'operazione di invio massiccio di email. Un dato che resta in attesa di conferma ufficiale.
A destare particolare attenzione è il contenuto dei messaggi, firmati dal sedicente "Corpo delle guardie della rivoluzione islamica". Nelle comunicazioni si sosteneva che all'interno degli edifici fosse stato nascosto un ordigno "in un sacchetto di plastica, con un detonatore a distanza". Non risultano elementi che colleghino effettivamente le minacce all'organizzazione citata, la cui firma potrebbe essere stata utilizzata per rendere più credibile l'allarme.
A Genova le evacuazioni hanno riguardato l'Istituto Comprensivo San Teodoro di via Bologna, il Duca degli Abruzzi di via Centurione e il Mazzini di via Lodi. Anche a Lavagna gli alunni e il personale della scuola Riboli sono stati fatti uscire precauzionalmente per consentire i controlli di sicurezza.
Con il passare delle ore è emersa la dimensione nazionale dell'episodio. Segnalazioni analoghe sono state registrate a Roma, Brescia, Padova, Venezia e in Friuli, con modalità non sempre identiche. Se nella maggior parte dei casi le minacce sono arrivate via email, in altri gli allarmi sarebbero stati lanciati attraverso telefonate anonime.
A Roma, nella scuola elementare e materna Gianni Rodari di via Norcia, nel quartiere Tuscolano, sono stati evacuati circa 650 alunni, successivamente recuperati dalle famiglie nel vicino parco di Villa Lais. A Venezia, invece, sono stati interessati l'istituto Algarotti di Cannaregio e il Cordenons di Santa Maria di Sala, dove le segnalazioni sarebbero arrivate telefonicamente.
Non tutte le scuole raggiunte dalle minacce sono state evacuate: in alcuni casi i protocolli di sicurezza hanno previsto l'uscita immediata di studenti e personale, mentre in altri gli allarmi sono rientrati rapidamente.
Le indagini si concentrano ora sull'origine delle comunicazioni e sull'identificazione dei responsabili. Carabinieri e Polizia postale stanno lavorando per ricostruire la provenienza delle email e verificare se dietro le diverse segnalazioni ci sia un'unica regia. Resta inoltre da chiarire il motivo dell'utilizzo della presunta firma terroristica, sulla cui autenticità non sono emerse conferme.


