Il Nazionale

Cronaca | 29 ottobre 2026, 11:51

Caso Ryan, il padre condannato a un anno e dieci mesi per stalking: pena sospesa

La sentenza del Tribunale di Imperia nei confronti dell'uomo, accusato di atti persecutori ai danni dell'ex compagna. Il giudice ha pronunciato il non doversi procedere per le altre due contestazioni, relative a percosse e violazione del divieto di avvicinamento. Nel 2023 l'uomo aveva respinto pubblicamente le accuse: £Ho cercato di contattarla soltanto per sapere dove fossero i miei figli"

Caso Ryan, il padre condannato a un anno e dieci mesi per stalking: pena sospesa

Un anno e dieci mesi di reclusione, con pena sospesa. È la condanna pronunciata dal Tribunale di Imperia nei confronti di Simone Costanza, padre del piccolo Ryan, il bambino di Ventimiglia rimasto gravemente ferito nel dicembre 2022, in una vicenda che aveva suscitato grande attenzione mediatica e dato origine a una distinta inchiesta giudiziaria.

La sentenza riguarda il procedimento per atti persecutori nei confronti dell'ex compagna, madre dei suoi figli. Il giudice ha disposto la condanna per il primo capo d'imputazione, relativo al reato di stalking previsto dall'articolo 612-bis del Codice penale, mentre per gli altri due capi, riguardanti le percosse (articolo 581) e la violazione dei provvedimenti di allontanamento o del divieto di avvicinamento (articolo 387-bis), è stata pronunciata sentenza di non doversi procedere.

Una decisione che interviene su una vicenda giudiziaria iniziata nel 2022 e diventata di dominio pubblico nei primi mesi del 2023, quando il padre del bambino, insieme alla propria difesa, aveva convocato una conferenza stampa per respingere le accuse e contestare la diffusione di notizie relative al procedimento.

Le accuse e la conferenza stampa del 2023. Il caso era emerso mentre l'attenzione pubblica era concentrata sulle condizioni di Ryan, ricoverato all'ospedale Gaslini di Genova dopo le gravi ferite riportate a Ventimiglia.

In quel periodo, la pubblicazione di notizie relative al procedimento per stalking nei confronti del padre aveva provocato una dura reazione della sua difesa. Simone Costanza aveva così deciso di intervenire pubblicamente, nel corso di un incontro con i giornalisti al quale avevano partecipato anche l'avvocata Maria Gioffrè, sua legale, e la criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa.

Al centro della ricostruzione fornita dall'uomo vi era un episodio nel quale aveva cercato ripetutamente di contattare l'ex compagna per avere notizie dei figli.

"Io rigetto l'accusa di stalking. In una giornata in cui i miei figli sono stati portati da mia moglie, effettivamente ho provato a chiamare per circa 60 volte Elena, ma solo per sapere dove erano i miei figli", aveva dichiarato il padre del bambino.

L'uomo aveva spiegato di aver tentato più volte di mettersi in contatto con la donna, sostenendo che la sua intenzione fosse esclusivamente quella di conoscere le condizioni e la posizione dei bambini. "Quella sera, alla fine, mio figlio mi ha risposto, ma la chiamata è stata subito interrotta. Quindi ho cercato più volte di parlare con mia moglie esclusivamente per trovare una soluzione, esclusivamente per i miei figli".

Nel corso della stessa conferenza stampa, Costanza aveva confermato l'esistenza del procedimento e l'applicazione di una misura di controllo nei suoi confronti, ribadendo la volontà di dimostrare la propria estraneità alle accuse. "Effettivamente sono stato denunciato per stalking e confermo che mi è stato installato il Gps, che segnala l'eventuale mio avvicinamento alla mia ex compagna. Ma non capisco cosa c'entri con il resto delle vicende. Ho comunque 85 gigabyte di prove e le presenterò in tribunale e dimostrerò che non sono uno stalker".

La difesa aveva respinto le contestazioni. Durante l'incontro con i giornalisti, anche l'avvocata Maria Gioffrè aveva contestato la ricostruzione accusatoria, sostenendo che i rapporti tra i due genitori durante il ricovero di Ryan non fossero compatibili con l'ipotesi di una condotta persecutoria.

"La dimostrazione che non ci sia stalking risiede nel fatto che Elena si è avvicinata a Simone per un mese all'ospedale e non esiste nessun episodio di violenza", aveva affermato il legale.

Gioffrè aveva inoltre sottolineato come, secondo la ricostruzione difensiva, le numerose telefonate contestate all'uomo fossero riconducibili al tentativo di ottenere informazioni sui figli. "Voglio sottolineare che non esiste nessun elemento persecutorio di Simone contro Elena", aveva dichiarato.

Sulla stessa linea si era espressa Roberta Bruzzone, che aveva criticato soprattutto la diffusione delle notizie relative al procedimento in un momento particolarmente delicato per la famiglia.

La criminologa aveva definito la pubblicazione di quelle informazioni "un'aggressione violentissima verso un padre che sta cercando solo di fare il bene dei suoi figli", sostenendo che la vicenda giudiziaria per stalking dovesse essere tenuta separata dall'inchiesta sul ferimento del bambino. "Riteniamo questa un'aggressione violentissima a un padre che sta soffrendo. Non comprendiamo quale sia la ragione di pubblicare informazioni riservate e del tutto estranee alla questione in essere, ossia al caso di Ryan", aveva spiegato Bruzzone, contestando l'accostamento tra i due procedimenti.

La sentenza: condanna per stalking, non doversi procedere per percosse e violazione del divieto di avvicinamento. La decisione del giudice distingue le tre contestazioni formulate nel procedimento.

Per il reato di atti persecutori, previsto dall'articolo 612-bis del Codice penale, l'uomo è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

Per il secondo capo d'imputazione, relativo alle percosse, e per il terzo, riguardante la violazione dei provvedimenti di allontanamento o del divieto di avvicinamento, il Tribunale ha invece pronunciato sentenza di non doversi procedere.

Il procedimento per stalking resta, in ogni caso, distinto dall'inchiesta sulle lesioni riportate dal piccolo Ryan.

Andrea Musacchio

In Breve