I cantieri di piazza Bengasi non finiranno ad aprile del 2027. E' la brutta notizia emersa durante l'incontro al salone polivalente della scuola Fermi, gremito in occasione dell'assemblea pubblica promossa dall'associazione Bengasi in Vetrina, guidata dal portavoce Mario Pascale. Cittadini e commercianti si sono ritrovati in piazza Giacomini per far sentire compatti la propria voce dopo oltre un decennio di pesanti disagi legati ai cantieri che attanagliano l'area al confine tra Torino e Moncalieri.

Il grido d'allarme dopo 14 anni di lavori
L'incontro si è trasformato nel momento di sintesi di una protesta che prosegue ininterrottamente dal 2012, anno di avvio delle opere per il prolungamento della Linea 1 della metropolitana. Da allora - secondo chi vive la piazza - si sono susseguiti anni di stravolgimenti della viabilità, polvere, rumore e contrazione costante del flusso dei clienti. Il tutto accompagnato da un aumento dei problemi di sicurezza, fattore che è sotto l'occhio di tutti.
Sui volantini diffusi nel quartiere per chiamare a raccolta i residenti, il messaggio era chiaro. "Si sono accumulati 14 anni di negozi in ginocchio, strade e accessi bloccati, degrado ovunque e solo promesse mai seguite da risposte concrete". Una diagnosi confermata dagli interventi accorati dei commercianti, molti dei quali, nati da anni di sacrifici, si trovano oggi in forte sofferenza tra debiti e perdita di clientela.
Foglietta: "Lavori in ritardo di 6 mesi"
Il progetto che prevede la realizzazione di un parcheggio interrato multipiano e di un mercato in superficie non vedrà la luce tanto presto. Lo ha ribadito l'assessora alla Viabilità della Città di Torino, Chiara Foglietta, presente all'incontro. "Un cantiere molto complicato - ha precisato Foglietta -, per via di alcuni problemi riscontrati sui sottoservizi".
Durante gli scavi, entrando nel dettaglio, sono emersi diversi imprevisti: a cominciare da una tubazione per le acque meteoriche in cemento amianto, successivamente rimossa con bonifica. Poi le operazioni di bonifica bellica, più lunghe del previsto per la presenza di ghiaia e pietrame a 3,7 metri di profondità e di numerose anomalie ferromagnetiche, controllate anche con il Genio Militare. Seguono i resti delle fondazioni dell'ufficio daziario del 1912, rimossi con l'autorizzazione della Soprintendenza. Infine due aree con terreni inquinati da idrocarburi sul lato sud, dove le operazioni di bonifica sono riprese il 19 ottobre.
"All'inizio il cantiere doveva terminare ad aprile 2027, ma devo ammettere che non riusciremo a rispettare questa tempistica", ha chiosato l'assessora.
Nuovo cronoprogramma in arrivo
All'impresa è stato chiesto un nuovo cronoprogramma molto dettagliato per far fronte a un ritardo pari a 6 mesi. Accelerando la produttività del cantiere. "E poi - spiega Foglietta -, valuteremo una variante al progetto, adeguata alle indicazioni dei vigili del fuoco, per contenere i tempi. Passando, se possibile, da due lotti a un lotto unico".
Tale valutazione è in corso da parte degli uffici e dell'impresa, a cui è stato chiesto di assorbire il ritardo accumulato. Il 22 ottobre i dirigenti della Città hanno incontrato l'aggiudicatario, l'impresa incaricata dei lavori e il progettista, chiedendo di mettere a disposizione tutto il personale e i mezzi necessari e ribadendo che non saranno accettati ulteriori ritardi.
La prossima settimana saranno convocati commercianti e ambulanti, per fare il punto con un nuovo tavolo di lavoro. A metà novembre ci sarà un nuovo incontro tra l'impresa e la Città di Torino, che farà le sue valutazioni. "Come impresa - la replica -, seguiamo le direttive del Comune di Torino. Per cercare di arrivare entro fine dicembre a un buon risultato. Da novembre, lo anticipo, cominceremo a scendere di livello e a scavare il terreno su tutta l'area". Poi si lavorerà con Smat, entro fine anno, per un intervento sulla fognatura.
Ma una data di fine lavori ufficiale non c'è. Facendo due calcoli verso l'autunno del 2027. Ma nessuno si sbilancia e anzi, come ribadito, la Città ha chiesto uno sforzo proprio per contenere i ritardi. "Abbiamo anche chiesto due turni di lavoro - ha ribadito Foglietta -, ma è chiaro che non possiamo deciderlo noi".
Un aiuto pari a 400mila euro
La Città ha anche dato l'ok per una campagna di promozione del territorio e contributi alle attività economiche che si affacciano su piazza Bengasi e via Vigliani. Le risorse stanziate ammontano a circa 400mila euro che saranno destinati a servizi, comunicazione e marketing e potranno andare alle imprese sotto forma di contributi, anche a fondo perduto.
La promozione del territorio servirà a raggiungere nuovi clienti e a sostenere il rilancio del mercato. Sarà il primo passo verso l'attivazione degli incentivi economici, destinati sia alle attività già presenti, per aiutarle a consolidarsi e crescere, sia a chi vorrà investire nella zona. Il percorso sarà progettato insieme alle Circoscrizioni 2 e 8, alle associazioni di categoria e di via, i commercianti, il terzo settore e i cittadini, in collaborazione con il Distretto Urbano del Commercio Sud.
Il punto sul progetto
Il parcheggio, finanziato dal Ministero dei Trasporti, avrà 605 posti auto, di cui circa 50 con ricarica elettrica, 80 posti moto e 40 posti per biciclette. Sarà distribuito su due livelli, collegati direttamente alla stazione della metro, e sarà accessibile anche alle persone con ridotta mobilità. Il progetto ha un valore di 32,26 milioni di euro. Notizie che lasciano soddisfatti a metà residenti e commercianti. "Per noi è l'ennesima mazzata - così i cittadini in sala -, in questa piazza non si vive e non si lavora più. Dateci una data di chiusura".









