Il Nazionale

Cronaca | 27 ottobre 2026, 14:10

Ex Ilva, avviata la procedura di licenziamento per 40 dirigenti: due lavorano a Genova. A Taranto chiesti i domiciliari per Morselli

Nuovo capitolo della crisi siderurgica nel giorno del vertice a Palazzo Chigi. Resta l'incognita della cassa integrazione per 870 lavoratori di Cornigliano. Nell'inchiesta sull'inquinamento avviata dalla Procura sono indagate 28 persone, tra cui Bernabè e Mittal

Ex Ilva, avviata la procedura di licenziamento per 40 dirigenti: due lavorano a Genova. A Taranto chiesti i domiciliari per Morselli

La crisi dell'ex Ilva si aggrava ulteriormente, tra nuove procedure di licenziamento, inchieste giudiziarie e un futuro industriale ancora tutto da definire. Proprio nel giorno in cui Governo e sindacati tornano a confrontarsi a Palazzo Chigi, Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 40 dirigenti, mentre dalla Procura di Taranto arriva la richiesta di arresti domiciliari per l'ex amministratrice delegata Lucia Morselli e altre due persone nell'ambito dell'inchiesta bis "Ambiente svenduto".

Due vicende distinte, che si inseriscono però nel quadro di una vertenza sempre più complessa e che continua a coinvolgere direttamente anche lo stabilimento di Cornigliano, dove resta aperta la questione della nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria.

La procedura di licenziamento collettivo, comunicata dai commissari straordinari il 23 ottobre a Federmanager e alle rappresentanze sindacali, interessa 40 dei 51 dirigenti con contratto a tempo indeterminato, su un organico dirigenziale complessivo di 73 persone. Alla base della decisione, secondo quanto comunicato dall'azienda, ci sarebbe la necessità di riorganizzare la struttura a seguito della sospensione delle attività produttive dell'area a caldo di Taranto, disposta dalla Corte d'Appello di Milano.

Il provvedimento ha imposto una revisione della programmazione industriale, con la revoca degli ordini relativi alle materie prime e il ridimensionamento delle attività collegate al ciclo integrale di produzione. Da qui la decisione di intervenire anche sulle posizioni dirigenziali considerate non più necessarie nel nuovo assetto organizzativo.

Secondo la distribuzione comunicata dall'azienda, dei 51 dirigenti a tempo indeterminato 31 lavorano a Taranto, 16 a Milano, due a Genova e altrettanti a Novi Ligure. Non è stato tuttavia precisato quanti dei 40 esuberi riguarderanno ciascuno stabilimento e, dunque, se la procedura coinvolgerà anche i due dirigenti presenti nel sito genovese.

L'avvio della procedura non comporta licenziamenti immediati: si aprirà ora il confronto con le rappresentanze sindacali, durante il quale potranno essere valutati eventuali percorsi di ricollocazione professionale, sostegni economici e incentivi all'esodo.

Per Cornigliano, intanto, resta aperta la questione occupazionale che riguarda la quasi totalità dei dipendenti. La nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata dai commissari il 14 ottobre prevede infatti la possibilità di coinvolgere fino a 870 lavoratori sui 917 complessivamente occupati nello stabilimento genovese, rispetto ai 280 attualmente interessati dall'ammortizzatore sociale.

Una prospettiva che aveva provocato nuove mobilitazioni, culminate il 19 ottobre nell'occupazione dell'aeroporto Cristoforo Colombo. La protesta si era conclusa soltanto dopo l'intervento del Ministero del Lavoro, che aveva disposto il rinvio del confronto sulla nuova richiesta di cassa integrazione a dopo il vertice del 27 ottobre, mantenendo nel frattempo le condizioni già autorizzate fino al 28 febbraio 2027.

Proprio questo pomeriggio, alle 17, è previsto a Palazzo Chigi l'incontro tra Governo e organizzazioni sindacali, chiamati a confrontarsi sul futuro produttivo e occupazionale dell'intero gruppo. "Sul caso dell'Ilva c'è una riunione proprio questo pomeriggio a Chigi e in quella sede ovviamente il governo risponderà innanzitutto ai sindacati, è quella la sede più opportuna in cui confrontarsi sulle prospettive", ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine di un evento a Firenze.

Sul tavolo ci sono anche le criticità del decreto Ilva e le tutele per i lavoratori dell'indotto. Durante le audizioni parlamentari, Francesco Rizzo dell'Usb di Taranto ha evidenziato il rischio che le misure previste dal provvedimento escludano 3.200 dei 4.200 lavoratori dell'appalto. Un allarme condiviso, sul fronte delle imprese, dal presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, secondo il quale il requisito del 50% del fatturato derivante da commesse dirette con Acciaierie d'Italia per accedere alla cassa integrazione in deroga finirebbe per escludere la quasi totalità delle aziende interessate.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche il nuovo sviluppo giudiziario da Taranto. La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, per il dirigente dello stabilimento Alessandro Labile e per Francesco Astorri, responsabile di attività ispettive dell'Ispra, nell'ambito della seconda inchiesta "Ambiente svenduto", concentrata sulle emissioni e sui controlli ambientali effettuati tra il 2019 e il 2024.

Gli interrogatori preventivi davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano sono fissati per il prossimo 3 novembre. Complessivamente risultano indagate 28 persone e cinque società, mentre per altri dieci indagati sono state richieste misure interdittive.

Secondo l'ipotesi accusatoria, la gestione dello stabilimento sarebbe stata orientata a massimizzare la produzione e i profitti a scapito della tutela ambientale. Tra le contestazioni compare anche un presunto ingiusto profitto da 342 milioni di euro ai danni dell'Unione europea, collegato alla vicenda delle quote gratuite di emissione di anidride carbonica.

Nell'inchiesta figurano anche l'ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d'Italia Franco Bernabè e Aditya Mittal, amministratore di ArcelorMittal. Le contestazioni riguardano, tra l'altro, il presunto tentativo di ottenere la restituzione di quote gratuite di CO2 perse a seguito della riduzione delle attività produttive. Si tratta di ipotesi accusatorie ancora da accertare nelle sedi giudiziarie.

Il legale di Morselli, Giuseppe Iannaccone, ha respinto le accuse, dichiarandosi convinto dell'assoluta innocenza della propria assistita e sottolineando che l'ex amministratrice delegata avrebbe sempre operato nel rispetto delle regole.

Federico Antonopulo

In Breve