Una condotta sottomarina danneggiata, parte dei reflui depurati immessi in mare molto prima del punto di scarico autorizzato, una concentrazione di Escherichia coli pari a 28mila UFC per 100 millilitri. E, soprattutto, una valutazione della Capitaneria di Porto di Imperia che introduce per la prima volta un elemento significativo nella vicenda del depuratore di Riva Ligure: le anomalie riscontrate potrebbero avere contribuito ai problemi di balneazione che hanno interessato il litorale di Arma di Taggia durante l’estate. È quanto emerge da una comunicazione ufficiale della Guardia Costiera, datata 21 agosto 2026 e acquisita dal Comune di Taggia il successivo 28 agosto. Un documento che aggiunge nuovi elementi a una vicenda già al centro di richieste di chiarimento attraverso il lavoro del consigliere comunale e provinciale Gabriele Cascino, il quale, con iniziative consiliari e approfondimenti, ha portato il tema su più tavoli negli ultimi mesi.
La conclusione degli accertatori è particolarmente significativa. Dopo avere richiamato il punto di rottura della condotta, la concentrazione batterica rilevata e le correnti marine che nella zona di scarico si dirigono verso ovest, la Capitaneria scrive che “la causa, o quantomeno una delle cause delle problematiche in premessa” possa essere individuata nelle circostanze riscontrate durante l’attività di Polizia Giudiziaria. Le problematiche richiamate nella premessa riguardano la balneabilità delle acque del litorale di Arma di Taggia. Non si tratta di un nesso causale definitivamente dimostrato, ma di un’ipotesi formulata dagli stessi accertatori sulla base degli elementi raccolti. Una distinzione fondamentale, che non diminuisce tuttavia il rilievo della valutazione contenuta nella relazione.
L’ispezione dell’11 e 12 agosto: la condotta danneggiata a circa 200 metri dalla battigia. L’attività della Capitaneria prende le mosse dalle criticità relative alla balneazione del litorale tabiese, protrattesi fino al 9 agosto. Nei giorni 11 e 12 agosto viene effettuata un’ispezione ambientale presso il depuratore dei reflui urbani situato a Riva Ligure, sulla sponda di levante del torrente Argentina. Il primo elemento riscontrato riguarda la condotta sottomarina utilizzata per lo scarico dei reflui trattati. La tubazione risulta danneggiata a circa 200 metri dalla battigia, con la conseguenza che parte delle acque depurate viene immessa in mare in un punto sensibilmente più vicino alla costa rispetto a quello previsto. Secondo la comunicazione, lo scarico avveniva circa mille metri prima del punto censito e autorizzato. Il dato è rilevante perché la posizione dello scarico costituisce un elemento del sistema di dispersione dei reflui trattati. La fuoriuscita anticipata delle acque modifica, di fatto, il punto nel quale esse vengono immesse nell’ambiente marino. La Capitaneria dà inoltre conto di un intervento effettuato l’11 agosto attraverso operatori tecnici subacquei, finalizzato al ripristino delle condizioni di scarico. Su questo punto è necessario distinguere il risultato dell’intervento dalla natura dei lavori eseguiti. Nella comunicazione trasmessa il 14 agosto, infatti, Rivieracqua aveva descritto l’operazione come una riparazione provvisoria, destinata a ridurre la perdita in attesa della sostituzione definitiva del tratto compromesso. Il ripristino delle condizioni di scarico riferito dalla Guardia Costiera non deve quindi essere confuso con il completamento di una riparazione strutturale dell’infrastruttura.
Escherichia coli a 28mila UFC: il dato delle analisi e il verbale di contestazione. Il secondo elemento rilevato dalla Capitaneria riguarda la qualità dei reflui depurati. Un campione medio composito nelle 24 ore ha restituito una concentrazione di Escherichia coli pari a 28.000 UFC/100 ml. Il valore viene confrontato nella relazione con il parametro di 5.000 UFC/100 ml, richiamato come riferimento suggerito dalla normativa ambientale. La concentrazione riscontrata è dunque pari a 5,6 volte quel valore. La stessa Capitaneria precisa tuttavia un aspetto determinante: il parametro relativo all’Escherichia coli non risulta espressamente individuato nell’Autorizzazione Unica Ambientale dell’impianto. Questo significa che il superamento del valore di riferimento non può essere automaticamente descritto come una violazione definitivamente accertata di uno specifico limite previsto dall’autorizzazione. La comunicazione riferisce comunque dell’elevazione del processo verbale di accertamento e contestazione n. 70/2026, con richiamo all’articolo 133, comma 1, del decreto legislativo 152/2006, che contempla sanzioni amministrative comprese tra 3.000 e 30.000 euro. Il verbale è stato notificato al gestore del servizio idrico e gli atti sono stati trasmessi alla Regione Liguria per le valutazioni di competenza. Anche la natura del campione richiede attenzione. Il dato di 28mila UFC/100 ml riguarda i reflui depurati, non un campione di acqua marina prelevato in un punto ufficiale di balneazione. Le due tipologie di analisi non possono essere considerate equivalenti.
Il possibile collegamento con Arma: la valutazione della Guardia Costiera. La parte più significativa della relazione è quella in cui gli accertatori mettono in relazione gli elementi emersi durante l’ispezione. Da una parte, il danneggiamento della condotta e la fuoriuscita anticipata dei reflui depurati. Dall’altra, la concentrazione di Escherichia coli riscontrata nel campione analizzato. A questi elementi si aggiunge l’andamento delle correnti marine, che nella zona dello scarico, secondo quanto riportato dalla Capitaneria, si dirigono verso ovest. È sulla base di questo quadro che la Guardia Costiera prospetta la possibilità che le anomalie individuate abbiano contribuito alle problematiche di balneazione richiamate nella premessa della comunicazione.
Il guasto conosciuto da giugno: dalla segnalazione di Benza alle ispezioni subacquee. Per comprendere la portata della vicenda occorre tornare alle settimane precedenti. La prima segnalazione emersa nelle ricostruzioni risale al 19 giugno, quando il vicesindaco di Riva Ligure, Francesco Benza, aveva interessato l’Ufficio tecnico comunale dopo avere ricevuto segnalazioni e osservato anomalie nella zona antistante il depuratore. Secondo quanto ricostruito nelle precedenti cronache, Benza aveva accompagnato la comunicazione con fotografie, chiedendo di verificare la situazione. La segnalazione al gestore sarebbe invece arrivata il 23 giugno, attraverso un messaggio WhatsApp inviato da un addetto comunale al responsabile dell’impianto. La circostanza trova riscontro anche nell’interpellanza presentata successivamente in Provincia dal consigliere Gabriele Cascino, che richiama una comunicazione informale proveniente dal Comune di Riva Ligure alla fine di giugno. Gli accertamenti tecnici effettuati nei giorni successivi avevano evidenziato un danneggiamento di particolare gravità.
L’esistenza della relazione MUDS del 30 giugno 2026, relativa alle ispezioni condotte il 25 e 26 giugno, è confermata dall’elenco della documentazione successivamente trasmessa da Rivieracqua. Nelle precedenti ricostruzioni, il documento tecnico era stato descritto come particolarmente severo sullo stato della condotta, realizzata nel 1987 e lunga circa 1.116 metri nel tratto a mare. Stando al documento, la relazione individuava una falla principale a circa 125 metri dalla costa, attribuiva il deterioramento a fenomeni di corrosione e indicava la necessità di sostituire almeno 12 metri di tubazione. Erano inoltre state riferite criticità relative al sistema di protezione catodica e alle condizioni generali dell’infrastruttura. Resta comunque un elemento certo: già alla fine di giugno erano stati effettuati accertamenti specifici sulla condotta e il gestore disponeva di una relazione tecnica dedicata al danneggiamento.
La riparazione provvisoria dell’11 agosto e il rinvio dei lavori definitivi. Una volta individuata la gravità del problema, la gestione dei tempi di intervento è diventata uno degli aspetti centrali della vicenda. Rivieracqua aveva spiegato che la sostituzione definitiva del tratto compromesso avrebbe comportato difficoltà operative particolarmente rilevanti durante la stagione estiva. Secondo il gestore, i lavori avrebbero richiesto l’interruzione del funzionamento del depuratore e delle stazioni di sollevamento, con il rischio di provocare uno scarico temporaneo di reflui non trattati nel torrente Argentina. Da qui la scelta di eseguire un intervento provvisorio l’11 agosto e di rinviare la sostituzione strutturale alla stagione invernale. La decisione, pur motivata da esigenze tecniche, ha aperto interrogativi sulla tempestività delle comunicazioni agli enti interessati. Nell’interpellanza provinciale del 18 settembre, successivamente protocollata il 21 settembre, il consigliere Gabriele Cascino ha contestato proprio la gestione delle informazioni relative al guasto. L’atto sostiene che le amministrazioni interessate sarebbero state informate della reale entità della problematica con ritardo e chiede alla Provincia di chiarire le comunicazioni ricevute, le attività di vigilanza svolte e le eventuali responsabilità del gestore.
La lettera del sindaco Conio: il video del 29 luglio e le richieste di chiarimento. Nel frattempo, anche il Comune di Taggia aveva chiesto spiegazioni a Rivieracqua. In una comunicazione dell’8 agosto, il sindaco Mario Conio aveva sollecitato una relazione tecnica urgente sulla perdita della condotta sottomarina, facendo riferimento anche a un video risalente al 29 luglio. La data del filmato precedeva dunque i controlli sulle acque di balneazione che avevano portato all’ordinanza del 5 agosto. Il Comune chiedeva chiarimenti sulla natura del guasto, sulle analisi delle acque in uscita dall’impianto e sull’eventuale presenza di fermi del depuratore durante il mese di luglio. Nella successiva comunicazione del 14 agosto, Rivieracqua aveva riferito che nel mese di luglio non si erano verificati arresti dell’impianto.
Dalle richieste istituzionali alla relazione della Capitaneria: cosa resta da chiarire. La vicenda del depuratore di Riva Ligure presenta quindi due piani che si intrecciano. Il primo riguarda le condizioni dell’infrastruttura: il danneggiamento individuato a giugno, l’intervento provvisorio dell’11 agosto, la necessità di una sostituzione definitiva e la documentazione manutentiva ancora da completare al momento delle risposte disponibili. Il secondo riguarda le possibili conseguenze sulla qualità delle acque marine. Su quest’ultimo punto, la comunicazione della Capitaneria introduce una valutazione che non può essere ignorata: gli accertatori ritengono possibile che le anomalie riscontrate abbiano contribuito ai problemi di balneazione registrati ad Arma di Taggia. Non è una conclusione definitiva sull’origine dell’episodio di agosto, né una prova sufficiente per attribuire responsabilità causali esclusive al depuratore. È però un elemento ufficiale che si aggiunge alle segnalazioni, alle analisi, alle richieste di chiarimento e alle contestazioni istituzionali maturate nel corso dei mesi.
Restano da conoscere l’esito del procedimento amministrativo richiamato dalla Capitaneria, lo stato aggiornato della condotta, il programma definitivo dei lavori e gli eventuali ulteriori accertamenti sulle cause delle criticità di balneazione. Soprattutto, resta da chiarire come un guasto già individuato alla fine di giugno sia stato gestito sul piano tecnico e comunicativo durante le settimane più delicate della stagione estiva. La relazione della Guardia Costiera non chiude la vicenda. Aggiunge però un tassello documentale rilevante a una ricostruzione nella quale le condizioni della condotta, i controlli ambientali e la tempestività delle comunicazioni continuano a rappresentare questioni centrali.












