Il Nazionale

Attualità | 27 ottobre 2026, 17:51

Il vento di Belgrado soffia sulle colline del Monferrato: la rinascita della Serbia negli occhi di un giovane cronista [INTERVISTA]

Nemanja Babic, residente a Nizza racconta il terremoto politico che ha rovesciato il governo di Vučić e le speranze di una generazione pronta a riscrivere il futuro dei Balcani

Il vento di Belgrado soffia sulle colline del Monferrato: la rinascita della Serbia negli occhi di un giovane cronista [INTERVISTA]

Il 25 ottobre 2026 rimarrà inciso nei libri di storia dell'Europa orientale. Dopo oltre dodici anni di incontrastato dominio del partito SNS di Aleksandar Vučić, la Serbia ha scelto di voltare pagina in modo dirompente, affidando il proprio destino alla "Lista studentesca". Un vero e proprio terremoto politico ed elettorale innescato dalla generazione di chi la sanguinosa dissoluzione jugoslava non l'ha vissuta, ma ne ha ereditato le complesse macerie economiche e sociali. Questa scossa, partita dalle piazze e dalle università di Belgrado, dopo il crollo della pensilina della stazione che ha ucciso 16 persone, ha attraversato l'Europa fino a raggiungere la diaspora serba in ogni angolo del mondo, mobilitando un'affluenza senza precedenti.

L'eco di questa rivoluzione pacifica è arrivata forte e chiara anche tra le nostre colline. A Nizza Monferrato vive Nemanja Babic, un giovane con solide radici serbe e una formazione tutta italiana, lavora come corrispondente per  il settimanale La Nuova Provincia. Sospeso tra due mondi, Nemanja osserva il suo Paese natale da una prospettiva privilegiata: quella di un ragazzo che guarda alle proprie origini con affetto e speranza, forte degli strumenti e delle opportunità che l'Italia gli ha fornito.

In questa intervista ci guida tra l'entusiasmo di una diaspora in festa, le difficili sfide burocratiche di un Paese ancora diviso e il sogno di una generazione pronta a lasciarsi alle spalle i fantasmi del nazionalismo per sprigionare, finalmente, il vero potenziale dei Balcani.

L'INTERVISTA

La vittoria della Lista studentesca ha rappresentato una svolta generazionale in Serbia. Come hai vissuto questo momento da Nizza? C'è stato un senso di festa o di discussione attiva tra i ragazzi della comunità serba qui in Piemonte?

Domenica ero incollato ai siti d'informazione per leggere qualsiasi notizia trapelasse riguardante l'andamento delle elezioni. In generale c'è stato un momento di festa per tutta la comunità serba ritrovatasi a Milano per le elezioni al consolato. File chilometriche si sono create nei consolati serbi di tutto il mondo. L'affluenza dei cittadini che vivono fuori dai confini è stata più del doppio rispetto alle scorse elezioni.

Per chi vive fuori dai confini nazionali, votare non è sempre agevole. Tu o altri giovani serbi della tua rete in Italia siete riusciti a votare presso i consolati/ambasciate? Quanto vi sentite ascoltati dalle istituzioni serbe quando si tratta di prendere decisioni sul Paese?

Io purtroppo sono dovuto rientrare in Italia il 22 ottobre, e non sono riuscito a votare perché la domanda di voto al consolato di Milano si chiudeva già agli inizi di ottobre. È una cosa di cui mi rammarico perché cerco sempre di evitare l'astensionismo politico. Una cosa interessante da notare è che i voti per i consolati esteri si siano svolti esclusivamente con il fuso orario della Serbia. Questo significa che cittadini serbi negli Stati Uniti o in Australia si sono dovuti recare alle urne in orari proibitivi, anche se questo non li ha fermati dallo stabilire un'affluenza record.

Molti ragazzi emigrano per studio o lavoro. Pensi che questo cambio di rotta politica possa creare nuove opportunità per i giovani in patria? Questo risultato ti fa guardare a un eventuale ritorno in Serbia in futuro in modo diverso?

Diciamo che la Lista degli Studenti si trova ora a fronteggiare una situazione delicatissima. I servizi segreti, tutti i vari ministeri e non solo hanno tutt'ora alla guida persone tesserate con il partito di Vucic (il partito progressista serbo ndr). Vedremo nei prossimi 12 mesi i primi veri cambiamenti sul piano della macchina statale. Ammetto di essere però molto fiducioso. Se i cambiamenti che tutti si auspicano si realizzeranno... beh se non sarà un ritorno definitivo, cercherei di fare la mia parte per legare ancora di più l'Italia e la Serbia. Dopotutto se è pur vero che le mie origini sono serbe, l'Italia è quella che mi ha istruito e dato tutte le opportunità che in Serbia difficilmente avrei avuto.

La nuova leadership punta molto a un dialogo rinnovato con l'UE. Vivendo in Italia e a contatto con la realtà europea quotidiana ad Asti, come vedi il futuro dell'integrazione della Serbia in Europa e cosa speri cambi nei rapporti internazionali?

Questo è un punto ancora da chiarire e da vedere. La nuova leadership ha più volte dichiarato che la missione attuale è quella di soffermarsi sulla politica interna del paese, vittima di un sistema clientelare fortissimo. Prima di guardare all'UE, la Serbia deve guardare a casa sua per risolvere i suoi problemi interni. Non credo che i rapporti con Mosca si romperanno mai, il legame storico, politico e religioso è molto forte. La Cina negli ultimi 10 anni ha costruito un monopolio di infrastrutture (autostrade, e non solo, soprattutto in Serbia) nei Balcani, e diminuire l'intensità della presenza cinese significherebbe indebolire i rapporti tra i due Stati. Insomma Belgrado, prima con la Jugoslavia e ora con la Serbia, ha sempre cercato di giocare su più fronti. I bombardamenti della NATO e la pessima gestione dell'UE durante la dissoluzione della Jugoslavia sono ferite ancora presenti e sentite nel popolo serbo. Detto questo però c'è anche da dire che nessun'altra forza politica ha investito di più in Serbia se non l'Unione Europea stessa. Bisognerà capire quindi la volontà politica, ma anche quella popolare.

Il cambiamento in Serbia è stato guidato direttamente da studenti e universitari. Da giovane residente all'estero, pensi che la tua generazione guardi alla politica con strumenti ed esigenze diverse rispetto a quella dei vostri genitori?"

La generazione dei miei genitori ha affrontato il periodo più buio in Europa dopo il secondo dopoguerra. La situazione politica degli anni '90 era una vera e propria giungla: ogni movimento politico delle sei repubbliche (soprattutto Croazia, Bosnia e Serbia) che formavano la federazione jugoslava ha soffiato fortissimo sul fuoco del nazionalismo, portando a una guerra civile catastrofica, sia sul piano economico e politico che sul piano umano. I tempi però stanno cambiando, i giovani di oggi fortunatamente la guerra non l'hanno vissuta e si guardano a vicenda con molta meno diffidenza e più apertura rispetto a prima. Questo, a mio parere, permetterà alla Serbia, e ai Balcani in generale, di esprimere finalmente quel potenziale rimasto inespresso per troppo tempo.

Betty Martinelli

In Breve