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Eventi e Turismo | 25 ottobre 2026, 07:21

Premio Tenco, un finale da applausi: Giulia Mei travolge l'Ariston, Frankie hi-nrg e Fabri Fibra poeti del rap. Avitabile fa ballare il teatro (Foto)

La 49ª edizione si chiude con una delle serate più coinvolgenti della rassegna. Il Premio Tenco ad Antonio Silva, per cinquant'anni voce della manifestazione, poi l'energia di Giulia Mei, la poesia del rap e il gran finale di Enzo Avitabile. Un'Ariston capace di emozionarsi, cantare e, finalmente, alzarsi in piedi per ballare

Premio Tenco, un finale da applausi: Giulia Mei travolge l'Ariston, Frankie hi-nrg e Fabri Fibra poeti del rap. Avitabile fa ballare il teatro (Foto)

Una partenza carica di emozione, un crescendo di musica e intensità, fino a un finale nel quale il Teatro Ariston ha smesso di essere soltanto una platea e si è trasformato in parte dello spettacolo. La terza e ultima serata del Premio Tenco 2026, andata in scena sabato 24 ottobre a Sanremo, ha chiuso la 49ª edizione della Rassegna della Canzone d'Autore con un appuntamento capace di tenere insieme memoria, sperimentazione, poesia e divertimento. E, soprattutto, con alcuni dei momenti musicalmente più riusciti dell'intera manifestazione. A condurre la serata Silvia Boschero, chiamata ad accompagnare un programma particolarmente ricco, nel quale si sono alternati riconoscimenti alla carriera, omaggi e linguaggi musicali profondamente differenti.

Tra i momenti più significativi, il riconoscimento assegnato ad Antonio Silva, storico presentatore del Tenco, che per cinquant'anni ha accompagnato dal palco la vita della rassegna e che, per la prima volta, ha vissuto questa edizione prevalentemente dalla prima fila. A consegnargli il Premio Tenco 2026 è stato l'intero direttivo del Club, in un momento che ha assunto il valore di un ringraziamento collettivo a una delle figure più riconoscibili della manifestazione. Visibilmente emozionato, Silva non ha però rinunciato alla propria ironia. Rivolgendosi alla platea, ha ricordato la presenza di alcuni suoi ex studenti: “Questa sera ci sono in sala i miei alunni della 5ª B del liceo scientifico di Meda. Adesso venite che non presento più?”. Una battuta che ha alleggerito un momento particolarmente significativo, ricordando quanto il Premio Tenco sia fatto non soltanto di artisti e canzoni, ma anche di persone che ne hanno costruito e custodito l'identità nel corso dei decenni.

Giulia Mei, un uragano di libertà e talento sull'Ariston. Ad aprire musicalmente la serata è stata Giulia Mei. E il Tenco ha cambiato immediatamente passo. La cantautrice ha portato all'Ariston un'esibizione travolgente, capace di alternare energia, ironia, profondità e una notevole padronanza tecnica. Ha fatto cantare, ballare e commuovere, attraversando registri differenti con una naturalezza che l'ha resa una delle note più positive dell'intera edizione. Cinque i brani proposti: Io della musica non ci ho capito niente, Un tu scuiddari, H&M, La vita è brutta e Bandiera. Un vero e proprio uragano di libertà, gioia e talento, che ha investito il teatro con una personalità artistica già riconoscibile. La sua capacità di passare dai momenti più ritmati a quelli più intimi, senza perdere intensità, ha restituito l'immagine di un'artista capace di sostenere il palco anche attraverso i contrasti. E proprio Giulia Mei ha rappresentato una delle conferme più interessanti della direzione intrapresa quest'anno dal Club Tenco: quella di aprire maggiormente alle nuove generazioni, senza limitarsi a celebrarne le potenzialità, ma offrendo loro la possibilità di confrontarsi con un palcoscenico storicamente legato ai grandi nomi della canzone italiana. Se la seconda serata aveva mostrato un ricambio generazionale ancora in costruzione, la performance di Giulia Mei ha dato una risposta più convincente. Non soltanto una promessa per il futuro, ma un'artista già capace di lasciare il segno nel presente.

Flaco Biondini, Claudia Crabuzza e Max Manfredi: la profondità della canzone d'autore. Dopo l'apertura di Giulia Mei, la serata ha progressivamente assunto atmosfere più raccolte, tornando alla dimensione intima e riflessiva che da sempre caratterizza il Premio Tenco. Tra i protagonisti Juan Carlos “Flaco” Biondini, insignito del Premio Yorum, consegnato da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, e Steven Forti, componente del direttivo del Club Tenco. Il chitarrista argentino ha portato all'Ariston un repertorio costruito sulla sensibilità interpretativa e sulla capacità di affidare alla musica il racconto di esperienze e tradizioni differenti. Tra i brani in programma Poema al Che, Volver, Scirocco e La canzone di Sergio e Sergio, con il coinvolgimento di Claudia Crabuzza. Spazio anche al riconoscimento per l'operatore culturale assegnato a Cesare Bermani, figura legata allo studio e alla valorizzazione della cultura popolare e della memoria storica. A seguire Max Manfredi, premiato alla carriera, ha proposto Regno delle fate, Fiera della Maddalena, Il morale delle truppe e Il negro, riportando al centro della scena una scrittura che fa della ricerca linguistica e della profondità narrativa alcuni dei propri tratti distintivi. Una parte di serata meno immediata rispetto all'apertura, ma fondamentale per restituire la varietà della rassegna: dalla freschezza delle nuove generazioni alla tradizione della canzone d'autore, passando per la memoria culturale e la ricerca musicale.

Frankie hi-nrg mc e Fabri Fibra, quando il rap diventa poesia. Ma il momento più alto della serata, e probabilmente uno dei vertici dell'intera rassegna insieme all'esibizione di Caparezza nella prima giornata, è arrivato con Frankie hi-nrg mc e Fabri Fibra. Due generazioni, due percorsi differenti e un linguaggio comune: quello del rap, che all'Ariston ha trovato una dimensione perfettamente coerente con la storia del Premio Tenco. A Frankie hi-nrg mc è stato consegnato il Premio Tenco alla carriera, prima di un'esibizione nella quale ha proposto Quelli che benpensano, Potere alla parola e Faccio la mia cosa. Poi l'incontro con Fabri Fibra, insieme per Autodafé e batteria, prima che quest'ultimo prendesse il palco con Goya e L'avvelenata (pretesto). Non soltanto ritmo, incastri e capacità interpretativa, ma soprattutto parole. Parole che raccontano, interrogano, denunciano, costruiscono immagini e riescono a raggiungere il pubblico attraverso una scrittura che non ha nulla da invidiare alle forme più tradizionali del cantautorato. Due poeti dell'hip hop, capaci di illuminare il palcoscenico e trascinare il teatro fino a farlo cantare. Un'esibizione che ha avuto anche un significato simbolico particolare, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Fabri Fibra durante la conferenza stampa della mattina. Il rapper, alla sua prima esperienza a Sanremo, aveva riconosciuto pubblicamente il ruolo fondamentale di Frankie hi-nrg mc nella propria formazione. “Frankie ha portato il rap a Sanremo, ma anche i rapper, quindi anche me. Io sono cresciuto con la musica di Frankie, per me è stato il Francesco Guccini del rap”. Un paragone che sul palco ha trovato una conferma nel rapporto tra le due esperienze artistiche: da una parte il pioniere, dall'altra uno degli interpreti che hanno contribuito a portare quel linguaggio verso una diffusione ancora più ampia. Il risultato è stato uno dei passaggi più coinvolgenti del Tenco 2026, capace di dimostrare come la canzone d'autore non sia un genere musicale delimitato da confini rigidi, ma un modo di intendere la scrittura. 

E se Caparezza, nella prima serata, aveva mostrato quanto il rap potesse trasformarsi in un universo narrativo fatto di immaginazione e riflessione, Frankie hi-nrg mc e Fabri Fibra hanno aggiunto un altro tassello: la capacità dell'hip hop di essere memoria, racconto collettivo e poesia contemporanea. Enzo Avitabile, il gran finale che fa alzare l'Ariston. Quando la serata sembrava aver già raggiunto il proprio culmine, è stato Enzo Avitabile a scrivere l'ultimo capitolo della rassegna.  Premiato alla carriera, con il riconoscimento consegnato dal giornalista Federico Vacalebre, il cantautore napoletano ha trasformato il finale in una festa collettiva. Con Don Salvato', Tutt'egual song' 'e criature, Thalassa Cardia e Napoli Nord, Avitabile ha portato all'Ariston una musica ricercata, costruita attraverso ritmi, contaminazioni e una forte identità artistica. Ed è stato l'unico artista di questa edizione a riuscire a far alzare e ballare il pubblico dell'Ariston, coinvolgendolo direttamente, dialogando con la platea e abbattendo quella distanza che spesso separa il palcoscenico dagli spettatori. Non una semplice esibizione conclusiva, dunque, ma un momento di partecipazione nel quale il teatro ha risposto alla musica diventandone parte integrante. Eppure, anche dentro un finale così energico, non è mancato lo spazio per la riflessione. Avitabile ha voluto rivolgere un pensiero a tutti i bambini, riportando l'attenzione su un tema umano e universale, prima di lasciare che fossero ancora una volta i suoi ritmi a parlare. Una chiusura di altissimo livello, capace di sintetizzare lo spirito di un'edizione nella quale la musica ha cercato continuamente di superare i propri confini: dalla dimensione più intima della voce e della chitarra alla forza del rock, dalla scrittura del rap fino alle contaminazioni sonore di Avitabile.

Il Tenco chiude guardando avanti: la sfida delle nuove generazioni. La terza serata ha rappresentato il miglior epilogo possibile per un'edizione che, nel suo complesso, ha mostrato una volontà di rinnovamento. Non tutto ha funzionato allo stesso modo nei tre giorni. Alcuni passaggi sono risultati meno convincenti, altri hanno evidenziato la distanza tra artisti già affermati e nuove proposte ancora alla ricerca di una piena maturità. Ma proprio questa alternanza ha restituito il senso di una rassegna che sta provando a interrogarsi sul proprio futuro. Il Premio Tenco ha costruito la propria storia accompagnando e valorizzando alcune delle figure più importanti della musica italiana. Oggi, però, quella storia impone anche una responsabilità: individuare le voci che potranno rappresentare la canzone d'autore di domani. La presenza di artisti come Giulia Mei, insieme all'apertura sempre più evidente verso il rap e altri linguaggi contemporanei, indica una direzione che merita di essere coltivata. E la serata conclusiva ha dimostrato che tradizione e innovazione possono convivere senza sottrarsi spazio. Il riconoscimento ad Antonio Silva ha ricordato le radici della manifestazione; Giulia Mei ne ha mostrato le prospettive future; Frankie hi-nrg mc e Fabri Fibra hanno abbattuto le barriere tra generi musicali; Enzo Avitabile ha restituito alla musica la sua dimensione più immediata e collettiva.

Quattro momenti differenti, un'unica idea di canzone d'autore: quella che non smette di cercare, sperimentare e comunicare. E forse è proprio questa l'immagine da conservare della 49ª edizione: un Teatro Ariston che, dopo tre giorni di parole, racconti e riflessioni, si alza finalmente in piedi e comincia a ballare. Perché il Premio Tenco può continuare a essere un luogo nel quale custodire la memoria della musica italiana. Ma, per restare davvero fedele alla propria storia, deve anche avere il coraggio di scriverne quella futura.

(Le più belle immagini della serata nelle foto di Erika Bonazinga)

Andrea Musacchio