Il Nazionale

Eventi | 24 ottobre 2026, 07:21

Premio Tenco, l'Ariston guarda al futuro: le nuove voci convincono, Paola Turci e Afterhours fanno la differenza (Foto)

Una seconda serata che segna un passo importante verso il ricambio generazionale della canzone d’autore. Chiara Buratti convince alla conduzione, mentre Paola Turci emoziona con il ricordo di Guccini e il riferimento a Gaza. Gran finale con il rock degli Afterhours

Premio Tenco, l'Ariston guarda al futuro: le nuove voci convincono, Paola Turci e Afterhours fanno la differenza (Foto)

Non è stata una serata perfetta. Anzi, la seconda del Premio Tenco 2026, andata in scena ieri al Teatro Ariston di Sanremo, ha dovuto fare i conti con problemi tecnici, interruzioni e un ritmo che, nella prima parte, ha faticato a trovare continuità. Eppure, dietro gli inconvenienti e qualche inevitabile passaggio a vuoto, è emerso qualcosa di probabilmente più importante: il tentativo, finalmente riconoscibile, di costruire un ponte tra la storia della canzone d'autore e le generazioni chiamate a raccoglierne l'eredità. Un passaggio non semplice per una rassegna che, nel corso della propria storia, ha contribuito a consacrare alcuni dei più grandi protagonisti della musica italiana e che oggi deve necessariamente interrogarsi su chi potrà rappresentarne il futuro. La risposta, almeno per quanto visto all'Ariston, non è ancora definitiva. Ma i segnali sono incoraggianti.

L'avvio è stato tutt'altro che fortunato. Dopo l'apertura affidata a Sara Gioielli, è stato Anastasio a pagare il prezzo più evidente delle difficoltà tecniche: la sua prima canzone è stata interrotta per ben due volte, costringendo l'artista a fermarsi e riprendere l'esibizione. Un inconveniente che ha spezzato immediatamente il ritmo dello spettacolo, mettendo alla prova tanto chi si trovava sul palco quanto il pubblico in platea e galleria. Non è stato l'unico momento complicato. I cambi palco e le interruzioni hanno reso la prima parte di serata a tratti frammentata, impedendo alle esibizioni di inserirsi in un racconto musicale davvero fluido. In questo contesto, Chiara Buratti ha rappresentato una delle note più positive della conduzione, dimostrando prontezza e capacità di intrattenimento. Abile nel riempire i tempi morti, nel dialogare con gli ospiti e nell'accompagnare i passaggi tra un artista e l'altro, ha saputo gestire con naturalezza anche le situazioni meno previste.

Le nuove generazioni convincono: il Tenco guarda avanti. La scelta di riservare una parte significativa della serata alle nuove leve della musica italiana merita una valutazione positiva. Sara Gioielli, Anastasio, Santamarea, Francamente e Satantango hanno portato sul palco linguaggi, sensibilità e approcci differenti, contribuendo a dare alla rassegna un respiro più contemporaneo. Non tutte le esibizioni hanno raggiunto lo stesso livello di maturità, né sarebbe corretto pretendere il contrario. In alcuni passaggi è emersa ancora una certa acerbità, soprattutto nel confronto con artisti che hanno alle spalle decenni di palcoscenici e una personalità musicale ormai consolidata. Ma è proprio questa distanza a rendere interessante la scelta del Club Tenco. Perché una manifestazione che ha fatto della ricerca, della scrittura e dell'originalità i propri principi fondanti non può limitarsi a celebrare ciò che è già stato. Deve anche assumersi il rischio di individuare ciò che potrebbe diventare.

E in questo senso la seconda serata ha mosso una prima pedina importante. Non una rivoluzione compiuta, ma l'inizio di un ricambio generazionale che appare necessario, anche per evitare che la canzone d'autore venga percepita esclusivamente come un patrimonio da custodire, anziché come un linguaggio ancora capace di evolversi. Dalla scrittura di Anastasio, con le sue riflessioni sul rapporto tra uomo e macchina, alle sonorità di Francamente, passando per le differenti proposte degli altri giovani protagonisti, l'Ariston ha ospitato una varietà di esperienze che rappresenta un investimento sul futuro della manifestazione. Paola Turci, il ricordo di Guccini e il riferimento a Gaza. Durante la seconda parte di serata,  il livello interpretativo è salito inevitabilmente di livello. Sul palco dell'Ariston Paola Turci, premiata alla carriera, si è resa protagonista di uno dei momenti più significativi del venerdì tenchiano. La cantautrice ha attraversato il proprio repertorio con l'esperienza e la consapevolezza di chi conosce il peso delle parole, senza rinunciare a utilizzarle per parlare del presente.

Durante l'esecuzione di “Bambini”, Turci ha modificato un passaggio del testo inserendo un riferimento a Gaza, accolto dagli applausi del pubblico dell'Ariston. Un intervento che ha portato dentro una canzone conosciuta da generazioni un richiamo diretto all'attualità, confermando come anche un brano scritto molti anni fa possa assumere significati nuovi quando incontra il tempo in cui viene interpretato. Particolarmente toccante anche il ricordo di Francesco Guccini, un momento nel quale la dimensione personale e quella artistica si sono intrecciate, restituendo il senso di appartenenza a una tradizione musicale che continua a essere un riferimento per molti interpreti. Per Turci, del resto, la giornata era stata preceduta da un'esperienza significativa all'ospedale di Sanremo, dove aveva cantato per alcuni pazienti dializzati. Un incontro raccontato durante la conferenza stampa con parole che sembrano riassumere anche il valore attribuito alla musica sul palco: “La musica è poter dare anche una leggera carezza a chi sta male. Cantare è un privilegio”.

Gli Afterhours chiudono la serata: il peso dell'esperienza. Il gran finale è stato affidato a Manuel Agnelli e agli Afterhours, premiati alla carriera e chiamati a chiudere una serata che aveva bisogno proprio di un'esibizione capace di ritrovare intensità e continuità. Con brani come “Musa di nessuno”, “Il paese è reale”, “Quello che non c'è”, “È solo febbre”, “Padania” e “Non è per sempre”, la band ha riportato all'Ariston la forza di un repertorio costruito negli anni, alternando le componenti più introspettive a quelle maggiormente aggressive del proprio rock. Una prova che ha reso evidente la distanza tra chi sta ancora cercando una propria identità e chi, quell'identità, l'ha già costruita e consolidata. Una differenza inevitabile, che tuttavia non ridimensiona il valore delle proposte ascoltate nella prima parte. Anzi, proprio il confronto tra generazioni ha rappresentato uno degli aspetti più interessanti della serata. Gli Afterhours hanno mostrato il punto di arrivo di un percorso musicale fatto di sperimentazione e ricerca, ricordando implicitamente che anche le esperienze oggi considerate fondamentali nella storia del rock italiano hanno avuto bisogno di tempo per affermarsi.

Una serata imperfetta, ma il futuro passa anche da qui. Il bilancio della seconda serata del Premio Tenco non può prescindere dai problemi tecnici e dalle difficoltà di ritmo. Le interruzioni hanno penalizzato gli artisti, spezzato l'attenzione del pubblico e reso meno efficace una scaletta che avrebbe potuto trovare maggiore continuità. Sarebbe però altrettanto sbagliato fermarsi a questi aspetti. La scelta di aprire maggiormente alle nuove generazioni è probabilmente uno dei segnali più interessanti di questa edizione. Una decisione che porta con sé inevitabili differenze di esperienza e qualità, ma che restituisce alla rassegna una prospettiva di crescita. La canzone d'autore italiana non può vivere soltanto dei propri monumenti, per quanto importanti. Ha bisogno di nuove voci, di tentativi, di sperimentazioni e anche di qualche inevitabile errore. Il compito di una manifestazione come il Tenco dovrebbe essere proprio quello di riconoscere e accompagnare questi percorsi, senza rinunciare al rigore che ne ha costruito la reputazione.

La seconda serata ha provato a farlo. E se Paola Turci e gli Afterhours hanno ricordato quanto contino esperienza, personalità e padronanza del palco, i più giovani hanno dimostrato che esiste una nuova generazione con qualcosa da raccontare. Il futuro del Premio Tenco non è ancora scritto. Ma venerdì sera all'Ariston si è cominciato almeno a cercarlo.

(Le più belle immagini della serata nella Fotogallery di Erika Bonazinga)

Andrea Musacchio

In Breve