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Basket | 24 ottobre 2026, 23:50

Il vento dell’est accarezza di nuovo Masnago: nema predaje, Stefan!

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Nella notte in cui Varese rischia ancora una volta di farsi inghiottire dai propri limiti attuali, è Nikolic a rifiutare la sconfitta e a trascinare la squadra alla vittoria contro Roma. Tecnica, intelligenza, attributi e quel profumo di scuola slava che mancava da troppo tempo a Masnago. Tra venti palle perse e qualche prezioso sussulto difensivo, Varese ritrova un successo, un protagonista e forse anche un pezzo della propria anima

Il vento dell’est accarezza di nuovo Masnago: nema predaje, Stefan!

Alla vigilia - durante uno di quei sogni a occhi mezzi chiusi e mezzi aperti, sogni ottimisti per definizione - l’avevamo immaginata, meglio dire sperata, così: il bene vince sul male.

E nella nostra visione del basket all’epoca del Moreyball, dopo averne “apprezzato”, si fa per dire, per anni la versione alla varesina piena di evidenze contrarie al buon senso comune, il male è il giocare a fare sempre e solo un canestro in più degli altri…

E il bene, invece, è impedire un canestro in più agli altri.

Ora: ci accorgiamo anche noi che al termine di un match conclusosi 110-103 e nel quale un giocatore avversario è riuscito a segnare la bellezza di 38 punti, tessere le lodi delle difese sia un esercizio in piena salita… Se a qualcosa, però, Varese si è alla fine attaccata per riuscire nel colpo di reni che l’ha fatta prevalere, è nella retroguardia che bisogna andarlo a cercare.

È in quella stoppata di Renfro che avrebbe potuto chiudere la gara senza supplementari, spiccata dopo svariate lezioni tridimensionali di pallacanestroimpartite da Olynyk. È in quei due recuperi di Alviti che l’hanno preceduta, a capire finalmente come gettare un fiore in uno dei cannoni romani. È nella prestazione di Iris Ikangi, fragrante di contenimento in ognuno dei suoi “maledetti” 13 minuti trascorsi sul parquet. Ed è, soprattutto, nei soli 7 punti concessi allo spauracchio Nico Mannion, imprigionato da una staffetta difensiva fatta di fiato, scivolamenti laterali, attenzione e mordente.

Appigli che profumano di casa. Briciole scivolate dalle tasche per indicare la via, l’unica possibile per una Openjobmetis che - dimenticandosi di essere ancora senza testa (20 perse) e senza pensatori - si era fatta risucchiare nel gorgo veloce della B.C. e per poco non ci è rimasta.

Invece…

Agli scampoli difensivi e a un protagonista a lungo atteso si è attaccata Varese. Ricordiamo ancora il giorno del suo acquisto, il 23 giugno scorso: “Varese prende Stefan Nikolic”, un serbo, per giunta dotato di passaporto italiano. Fu un’alba, limpida e dolce, non solo di un mercato che poi avrebbe collezionato botti assai più rumorosi, ma di una lunga notte che aveva tenuto per troppo tempo lontano da Masnago gli atleti della scuola slava, estensori - qui come del resto ovunque - di pagine da collezione nella storia della pallacanestro.

Quanto abbiamo agognato di rivederne uno, in questa Pallacanestro Varese che nella gestione Scola ha preso convinta la strada quasi a senso unico dell’America… Quanto abbiamo desiderato tornare ad ammirare la pulizia tecnica, l’intelligenza, i movimenti senza palla e quegli attributi che luccicano d’oro vivo quando il calor bianco fa scottare il parquet di un figlio dei Balcani…

Fino a stasera. Fino all’apparizione dell’ex Venezia. Al suo exploit, vincente e salvifico. Alla sua recitazione, evidentemente destinata a non limitarsi all’oscar per i non protagonisti. Al netto rifiuto che ha opposto alla sconfitta, salvando per una sera Varese, il suo martoriato allenatore e i fragili nervi di gran parte della tifoseria.

Nema predaje, Stefan!

Fabio Gandini

In Breve