Quasi un anno dopo l’annuncio dell’avvio del procedimento per dichiarare decaduto e inefficace il piano di recupero, l’ex Policlinico di Cuneo è ancora fermo al punto di partenza. L’edificio all’angolo tra corso Dante e via Bassignano continua a deteriorarsi, mentre sul suo futuro non ci sono certezze. E con le elezioni comunali ormai all’orizzonte, una vicenda che si trascina da decenni torna a entrare nel dibattito politico cittadino.
Stamattina, venerdì 23 ottobre, il capogruppo degli Indipendenti, Giancarlo Boselli, insieme ai componenti del gruppo, ha effettuato un sopralluogo nell’area, osservando dall’esterno le condizioni dello stabile, sbarrato da anni e inaccessibile. Al centro delle richieste c’è la mancata firma della convenzione urbanistica, passaggio necessario per dare corso al progetto di recupero.
“L’assessore Spedale, in rappresentanza della sindaca Manassero, aveva indicato il 15 ottobre come termine ultimo per avere una risposta dalla proprietà sulla volontà di firmare la convenzione, che prevede la realizzazione di 28 alloggi e di un’area uffici. Abbiamo atteso con pazienza, ormai infinita, ma ancora non abbiamo notizie - denuncia Boselli -. Abbiamo capito che il 15 ottobre non era una scadenza perentoria e che il tira e molla potrebbe continuare ancora a lungo”.
Gli Indipendenti chiedono quindi al Comune di chiarire se la convenzione sia stata firmata e se siano fondate le voci su una possibile vendita dell’immobile. Vogliono inoltre sapere se l’amministrazione sia a conoscenza di eventuali trattative e in quali condizioni potrebbe avvenire la cessione, con o senza convenzione.
In caso di un nuovo nulla di fatto, Boselli sollecita la sindaca a indicare quale strada intenda percorrere, senza escludere l’esproprio. C’è poi il tema del degrado: “Se la situazione continua a trascinarsi, la sindaca vuole utilizzare i poteri che la legge le conferisce per far eseguire la pulizia e imporre alla proprietà il rispetto degli standard di decoro urbano richiesti dai residenti?”.
Per comprendere il peso della vicenda bisogna tornare indietro di oltre settant’anni. Il Policlinico Cuneese iniziò l’attività nel 1950 come casa privata di cura, con l’assistenza religiosa prima delle Suore Giuseppine e, dal 1954, delle Suore Francescane di Mondovì. La struttura chiuse tra il 1983 e il 1984 e da allora non è più tornata in funzione.

Nel 1998 il Comune tentò di acquistare l’immobile all’asta, ma l’operazione non andò a buon fine. Dopo un successivo passaggio di proprietà, lo stabile arrivò alla Sima Dati sas di Michelangelo Manassero, di Ceva. Per anni il problema rimase senza soluzione, finché tra il 2016 e il 2017 l’amministrazione avviò il percorso per modificare la destinazione d’uso, da sanitaria a residenziale.
Nel maggio 2019 la proprietà presentò un progetto di demolizione e ricostruzione, con un nuovo edificio di circa 3.300 metri quadrati, 28 alloggi e una quota destinata ad attività terziarie. Il piano venne approvato definitivamente dalla Giunta comunale il 27 gennaio 2022, con la previsione che la convenzione fosse sottoscritta entro sei mesi. Ma la firma non è mai arrivata. Le ripetute richieste di rinvio hanno alimentato uno stallo che si è protratto nonostante gli annunci di una possibile ripartenza, compreso quello di fine 2023.
A dicembre 2025 la Giunta ha annunciato in Consiglio l’avvio del procedimento per dichiarare decaduto e inefficace il piano di recupero, proprio a causa della mancata sottoscrizione della convenzione. La comunicazione formale alla proprietà è arrivata il 16 gennaio 2026. Nei mesi successivi la Sima Dati ha ribadito l’intenzione di valorizzare l’area, chiedendo alcune modifiche al progetto: una richiesta relativa all’eliminazione della quota del 20% destinata alle funzioni terziarie è stata respinta, mentre un’altra modifica alle condizioni sui futuri cambi di destinazione d’uso è stata accolta dalla Giunta nel luglio scorso.
Nel frattempo, sono emerse anche ipotesi alternative. A luglio 2026 Azione Cuneo ha proposto di trasformare l’area in un centro universitario dedicato a master e specializzazioni infermieristiche, sfruttando la vicinanza all’ospedale Santa Croce e al Carle. Per ora, però, si tratta di una proposta politica, priva di finanziamenti e di approvazioni.
Il risultato concreto, a oggi, resta un edificio abbandonato da oltre quarant’anni, un progetto di recupero mai decollato e un’amministrazione chiamata a chiarire quali strumenti intenda utilizzare per uscire dall’impasse.


