Un altro liceo occupato a Torino. Questa volta tocca al Domenico Berti, il liceo delle Scienze Umane di via Duchessa Jolanda 27 bis, a due passi da piazza Bernini.
Da stamattina studenti fuori dai cancelli, bandiere della Palestina appese alle inferriate, striscioni e cori. L'edificio è presidiato, i ragazzi sono tutti fuori, seduti sui gradini o sui marciapiedi della via. Il traffico ne risente. Via Duchessa Jolanda non è totalmente bloccata, ma il rallentamento in zona Bernini è forte, tra auto in coda, pullman rallentati e curiosi che si fermano.
Non un caso isolato
Quello del Berti non è un caso isolato. È uno degli anelli della catena di una settimana calda per le scuole torinesi. Stesso copione al Gobetti, all'Einstein, al Regina Margherita, al Lagrange. Non ultima, lo scorso venerdì la manifestazione sotto la Città Metropolitana che ha portato in piazza centinaia di studenti.
Da Meloni al Medio Oriente
Due i motivi che tornano negli slogan e nei cartelli: da una parte la protesta contro il governo Meloni e le riforme del ministro Valditara sulla scuola, dall'altra la mobilitazione per il conflitto in Medio Oriente, che in questi giorni ha riportato le bandiere palestinesi davanti a quasi tutti gli istituti.
Anche al Boselli

La protesta si sta estendendo anche ad altri istituti scolastici torinesi. Come nel caso del Boselli, dove sono comparsi striscioni e le prime manifestazioni. Proprio il tentativo di occupazione dell'istituto ha portato questa mattina all'intervento delle forze dell'ordine. Secondo quanto riferisce l'Ansa, uno studente è stato fermato dai carabinieri e rilasciato dopo circa due ore.
Lo Russo: "No a ogni forma di vandalismo"
Ad intervenire sul tema il sindaco Stefano Lo Russo che, sottolineando di comprendere le ragioni della mobilitazioni, su possibili atti di vandalismo ha aggiunto: "Non difenderò mai alcun danneggiamento della cosa pubblica: non c'è ragione per produrre danni materiali alle strutture che sono di tutti".
"Io credo - ha poi aggiunto - che questa protesta vada capita ed interpretata, perché è del tutto evidente che è una richiesta di attenzione rispetto al tema della scuola pubblica". "Prima del PNRR, - ha proseguito Lo Russo - questo Paese aveva completamente smesso di investire nella edilizia scolastica e quindi anche nella scuola. Io da cittadino sono preoccupato perché non vedo all'orizzonte la consapevolezza di capire che questa leva di finanziamenti, una volta terminato il PNRR, deve continuare".
"Credo che mettere al centro dell'attenzione del dibattito pubblico questa questione, che è cruciale esattamente come quella della sanità, sia una battaglia politica da sostenere", ha concluso.




