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Eventi e Turismo | 13 ottobre 2026, 10:51

Sanremo celebra San Romolo: messa solenne a San Siro con le autorità, nel pomeriggio i Premi 2026 al Casinò (Foto e Video)

La celebrazione officiata dal vescovo Antonio Suetta ha aperto la giornata dedicata al Patrono. Alle 16.30 la consegna dei riconoscimenti a Elisabetta Dami e alle personalità distintesi nei campi dell'impresa, della cultura, del sociale e dello sport

Sanremo celebra San Romolo: messa solenne a San Siro con le autorità, nel pomeriggio i Premi 2026 al Casinò (Foto e Video)

Sanremo celebra oggi, martedì 13 ottobre, il suo Santo Patrono con la solennità di San Romolo, uno degli appuntamenti più significativi dell'Ottobre Sanremasco 2026. La mattinata si è aperta con la celebrazione della Santa Messa nella Concattedrale di San Siro, officiata alle 10.30 dal vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, alla presenza delle massime autorità civili e militari. Una partecipazione istituzionale che ha accompagnato la ricorrenza religiosa, rinnovando il legame tra la comunità cittadina, le sue tradizioni e la figura del Santo che da secoli rappresenta un riferimento per Sanremo. La celebrazione ha costituito il momento centrale della mattinata, nel segno della devozione e dell'identità storica della Città dei Fiori. La giornata proseguirà nel pomeriggio con la cerimonia dei Premi San Romolo 2026, in programma al Teatro dell'Opera del Casinò Municipale, dove saranno premiate alcune personalità che si sono distinte per il proprio contributo alla vita cittadina.

Questa l’omelia del vescovo Antonio Suetta per San Romolo: "Occhi capaci di vedere il cielo e piedi ben piantati sulla terra"

Cari fratelli e sorelle, la festa di un Patrono è un momento nel quale una città si ferma chiedendosi da dove viene, che cosa ama, verso dove desidera andare: oggi guardiamo a San Romolo, pastore del V secolo, che la tradizione ci consegna come uomo di Dio, evangelizzatore, testimone di una fede capace di abitare concretamente la storia. Da lui questo luogo cambiò il suo nome: dalla pagana Villa Matutiae alla cristiana Civitas Sancti Romuli. Oggi non gli chiediamo soltanto: "Proteggi la nostra città", ma anche: "San Romolo, insegnaci a vivere come uomini e donne che hanno una direzione". Vorrei partire, un po’ curiosamente forse, da un personaggio della letteratura: Don Chisciotte, un uomo che ha letto tanti libri di cavalleria e, a un certo punto, decide di uscire di casa per diventare cavaliere errante. Vuole difendere i deboli, combattere le ingiustizie, soccorrere chi è in difficoltà. Ha davanti agli occhi un ideale grande e tutti conosciamo la scena dei mulini a vento: scena comica, certamente, ma che ci mette davanti qualcosa di molto serio, perché nella vita possiamo sbagliare non solo perché vediamo male la realtà, ma anche perché rischiamo di non vedere più un ideale. Tante persone vedono giganti dove ci sono mulini, ma altre purtroppo vedono soltanto mulini e non sono più capaci di vedere nessun gigante da affrontare. E forse questa è una delle tentazioni del nostro tempo.

La fede cristiana non ci chiede di scambiare i mulini per giganti. Ci chiede qualcosa di più difficile: guardare la realtà con occhi capaci di riconoscervi una promessa. Il cristiano non è un ingenuo; non chiude gli occhi davanti alla fatica, alla solitudine, alla povertà, alle divisioni, alle fragilità delle famiglie, ai giovani che fanno fatica a trovare un posto nel mondo, agli anziani che rischiano di sentirsi inutili, a chi arriva da lontano cercando una vita migliore. Il cristiano vede tutto questo, ma, insieme a tutto questo, vede anche una possibilità. Vede che una persona può ricominciare, che un perdono può riaprire una storia, che una famiglia può ritrovare la strada. Vede che un giovane può ancora appassionarsi al bene, che una città può essere più solidale, più umana, più giusta. Vede che Dio non ha smesso di operare nella storia. Questa è la differenza tra l’illusione e la speranza.

L’illusione dice: tutto andrà bene perché non esistono problemi. La speranza cristiana dice: ci sono problemi enormi, ma Dio è più grande; e per questo vale la pena mettersi in cammino. C’è poi un altro personaggio nel romanzo: Sancho Panza. Sancho è concreto. Ha fame, ha sonno, conosce il peso delle cose. È molto più aderente alla realtà del suo padrone. E tuttavia accetta di mettersi in cammino con lui. È una bella immagine anche per la nostra vita di fede. Abbiamo bisogno di sogni, ma abbiamo anche bisogno di piedi per terra. Abbiamo bisogno di grandi ideali, ma anche di piccoli gesti quotidiani. Abbiamo bisogno di contemplare il cielo, ma anche di accorgerci di chi ci sta accanto. Perché la fede cristiana non consiste nel vivere fuori dalla realtà. Consiste nel trasfigurare la realtà. E oggi San Romolo ci provoca proprio qui: che cosa significa essere cristiani a Sanremo oggi? Non significa semplicemente appartenere a una tradizione religiosa o conservare soltanto una memoria. Non significa celebrare una festa patronale e poi tornare domani esattamente come prima. Significa domandarci: che cosa posso fare io perché questa città sia un po’ più umana, un po’ più giusta, un po’ più fraterna? Una città non è fatta soltanto di strade, palazzi, attività economiche, turismo, cultura e servizi. Una città è fatta soprattutto di relazioni. E la qualità di una città si misura anche dal modo in cui tratta chi non conta. Una città cristiana – e direi semplicemente una città veramente umana – non domanda anzitutto: "Quanto vali?". Domanda: "Di che cosa hai bisogno?" E qui il Vangelo diventa sorprendentemente concreto. Gesù non ci ha detto: "Amate l’umanità"; ha detto: "Ama il prossimo tuo". Il prossimo ha un volto, un nome, una storia. Forse anche la nostra fede personale ha bisogno di un piccolo viaggio alla maniera di Don Chisciotte e Sancho. Ciascuno di noi ha i suoi mulini a vento, paure che sembrano giganti, ferite che ci sembrano definitive, relazioni che ci sembrano impossibili da ricostruire, peccati nei quali ci siamo abituati a vivere, sogni che abbiamo smesso di coltivare.

E il Signore oggi ci dice: rimettiti in cammino. Non perché sei forte, ma perché io sono con te. La fede non è la convinzione che ce la faremo da soli, ma la certezza che non siamo soli. Ed è questo che rende possibile anche la conversione. Qualcuno oggi è qui con una fede forte, un altro con una fede stanca, qualcuno con molti dubbi e qualcuno quasi soltanto per tradizione. Non importa. La cosa importante è che siamo qui. Perché Dio può cominciare anche da una piccola apertura. La fede spesso non comincia con una grande certezza, comincia con una domanda: Signore, sei davvero Tu? Signore, cosa vuoi da me? Signore, perché mi è capitato questo? Signore, posso ancora ricominciare? E qualche volta persino il dubbio può diventare una porta. Ciò che conta è non smettere di cercare. C’è poi un particolare del mondo di Don Chisciotte che può diventare per noi molto prezioso: egli ha bisogno di Dulcinea, di una figura verso cui orientare il suo cammino. La nostra vita non ha bisogno di un’immagine costruita dalla fantasia. Ha bisogno di una persona reale: Gesù Cristo. È Lui il nostro orientamento. Cari amici, San Romolo è patrono di Sanremo, un patrono che non vive al posto nostro, ma ci indica una strada. Per questo oggi possiamo chiedergli tre cose. La prima: insegnaci a non perdere la fede. Non la fede come abitudine, ma la fede come rapporto vivo con Cristo. Una fede che prega, che ascolta il Vangelo, che sa chiedere perdono, che sa ricominciare.

La seconda: insegnaci a non perdere la speranza. Quando guardiamo la nostra città, non fermiamoci soltanto a ciò che manca: domandiamoci che cosa possiamo costruire. La terza cosa che possiamo chiedere a San Romolo è forse la più importante: insegnaci a voler bene alla nostra città. Non soltanto a parlarne bene, ma a volerle bene. Perché amare una città significa assumersene la responsabilità, custodire i suoi luoghi e soprattutto le sue persone, avere il coraggio della collaborazione. Significa mettere insieme ciò che troppo spesso viene separato: istituzioni e volontariato, cultura e solidarietà, giovani e anziani, credenti e non credenti, chi è nato qui e chi qui è arrivato. Forse alla fine Cervantes ci lascia una lezione paradossale: Don Chisciotte sbaglia spesso i suoi mulini, ma, in mezzo ai suoi errori, conserva una cosa che noi rischiamo di perdere: il desiderio di un mondo diverso. E Sancho gli ricorda che bisogna avere i piedi per terra. Il Vangelo ci chiede entrambe le cose. Occhi capaci di vedere il cielo e piedi ben piantati sulla terra. Cuore grande e mani concrete. Preghiera e responsabilità. Contemplazione e servizio.

Fede personale e responsabilità cittadina. È questa, in fondo, la santità che chiediamo a San Romolo. Non una santità lontana dalla vita, ma una santità che entra ovunque, che non fa rumore, ma cambia le cose. San Romolo, guarda questa città bella e fragile, luminosa e inquieta, aperta al mondo e bisognosa di relazioni vere; guarda le sue famiglie, i suoi bambini, i suoi giovani e i suoi anziani. Guarda chi lavora e chi cerca lavoro, chi sta bene e chi soffre, chi crede e chi non riesce più a credere. E insegnaci a non avere paura del futuro. Ottienici la grazia di essere cristiani non soltanto nella chiesa, ma nella città. E quando ci sembrerà di vedere soltanto mulini a vento, quando ci sembrerà che il bene sia troppo piccolo e il male troppo grande, ricordaci che il cristiano non è colui che pretende di vincere tutte le battaglie, ma è colui che non smette di camminare con Cristo. Perché alla fine non saremo giudicati per quanto siamo riusciti a cambiare il mondo, saremo giudicati sull’amore. E soprattutto, San Romolo, accompagnaci verso Cristo. Perché solo quando una città, una comunità e una persona hanno qualcuno verso cui camminare possono davvero sapere dove stanno andando. La stessa cosa te la chiediamo per il mondo e per implorare il dono grande e tanto minacciato della pace.

La ricorrenza del Patrono si inserisce nel calendario dell'Ottobre Sanremasco, promosso dal Comune di Sanremo e dalla Famija Sanremasca, che ogni anno riunisce appuntamenti religiosi, culturali e tradizionali dedicati alla storia della città. La celebrazione a San Siro, con la presenza delle rappresentanze istituzionali, rinnova una consuetudine profondamente radicata nella comunità sanremese. La festa di San Romolo rappresenta infatti non soltanto un momento di raccoglimento religioso, ma anche un'occasione per valorizzare il patrimonio di tradizioni e il senso di appartenenza al territorio. Le iniziative di questi giorni hanno già registrato una significativa partecipazione di pubblico, con il Teatro dell'Opera del Casinò gremito per il concerto dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo e il Teatro Ariston pieno per la commedia dialettale 'U meigu di mati', proposta dalla Compagnia Stabile. Due appuntamenti che hanno fatto da preludio alla giornata dedicata al Santo Patrono.

Alle 16.30 la consegna dei Premi San Romolo 2026 al Casinò

Il programma proseguirà alle 16.30 al Teatro dell'Opera del Casinò Municipale, con la cerimonia di consegna dei Premi San Romolo 2026, riconoscimenti destinati a persone che, attraverso il proprio impegno professionale, culturale e sociale, hanno contribuito alla crescita della comunità. Nel corso del pomeriggio saranno presentati anche i concorsi 2027 "Testimoni del Tempo", dedicati ai racconti in prosa e alla poesia dialettale ligure ponentina. Ad accompagnare la cerimonia saranno gli intermezzi musicali dell'Orchestra Giovanile "Note Libere", in un programma che unirà musica, cultura e valorizzazione delle eccellenze locali. Tra i momenti più attesi figura la proclamazione della Cittadina Benemerita 2026, Elisabetta Dami, creatrice del celebre personaggio editoriale Geronimo Stilton. Da anni legata a Sanremo, Dami è conosciuta per il suo impegno nella promozione della lettura e per le iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi, attraverso progetti che mettono al centro il valore educativo dei libri.

I riconoscimenti per imprenditoria, cultura, opere sociali e sport

Per la categoria Imprenditoria, il Premio San Romolo 2026 sarà assegnato a Giorgio Calvi, per il percorso professionale sviluppato nel settore dei carburanti e dei servizi. Il riconoscimento per la Cultura andrà invece a Stefania Sandra, insegnante di Lettere al liceo G.D. Cassini, dove si occupa anche del laboratorio teatrale e ha contribuito alla realizzazione di progetti dedicati alla storia e alla divulgazione culturale. Per le Opere sociali sarà premiato Giorgio Contini, volontario della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Sanremo, impegnato dal 2015 nell'accompagnamento dei pazienti oncologici verso i luoghi di cura e nel viaggio di ritorno. Un'attività svolta con continuità, che ha raggiunto complessivamente circa 50 mila chilometri percorsi, testimoniando il valore concreto del volontariato e della vicinanza alle persone che affrontano un percorso di malattia.

Il riconoscimento per lo Sport sarà conferito a Flavia Ciliberto, figura storica del softball sanremese, protagonista prima come atleta e successivamente come allenatrice delle squadre giovanili. Nel 2015 ha fondato la Softball School, contribuendo alla diffusione della disciplina e alla formazione delle nuove generazioni. I premi assegnati nelle diverse categorie intendono valorizzare esperienze e percorsi differenti, accomunati dall'impegno personale e dalla capacità di lasciare un segno nel tessuto cittadino. Dall'attività imprenditoriale alla promozione culturale, dal volontariato alla pratica sportiva, i riconoscimenti restituiscono un quadro delle energie che contribuiscono alla vita della comunità sanremese. La cerimonia del pomeriggio rappresenterà così uno dei passaggi più significativi delle celebrazioni patronali, dando spazio a storie di professionalità, dedizione e partecipazione.

La giornata di San Romolo riunisce dunque i due momenti centrali della ricorrenza: la celebrazione religiosa nella Concattedrale di San Siro e l'omaggio alle personalità distintesi nei diversi ambiti della vita cittadina. Con la consegna dei premi al Casinò e la presentazione dei concorsi culturali per il 2027, l'Ottobre Sanremasco prosegue nel suo obiettivo di mantenere vive le tradizioni locali e di promuovere le espressioni artistiche e sociali del territorio. Una festa che guarda alla storia di Sanremo, senza dimenticare il contributo di chi, attraverso il proprio lavoro e il proprio impegno, continua a costruirne il presente e il futuro.

Carlo Alessi