“Il mio ex ha chiesto che io venga lapidata pubblicamente. Queste sono le ultime minacce che sono arrivate”. A pochi giorni dall'ennesima escalation social di Tamer Hamouda, torna a parlare Nessy Guerra. Lo fa attraverso Instagram, con un nuovo video nel quale mette insieme gli ultimi due fronti di una vicenda che sembra diventare ogni giorno più difficile: da una parte le parole dell'ex marito, dall'altra la scoperta che i quasi tre mesi trascorsi senza poter uscire dalla propria abitazione non costituirebbero l'esecuzione dei sei mesi di condanna per adulterio. Nel frattempo, sul caso si riaccendono anche i riflettori della televisione nazionale. Le Iene sono tornate sulla vicenda e la giornalista Roberta Rei ha rintracciato uno degli uomini indicati come testimoni contro Nessy nel procedimento egiziano. Davanti alle telecamere, l'uomo avrebbe ammesso di avere letto un foglio che, secondo quanto da lui stesso riferito, gli sarebbe stato consegnato proprio da Tamer. Un elemento che, se valutato come rilevante dalle autorità competenti, potrebbe alimentare nuovi interrogativi sulle testimonianze alla base del procedimento. Non equivale però, da solo, a un accertamento giudiziario della falsità delle deposizioni o dell'invalidità della condanna.
“Tre anni di minacce e nessuno lo ferma”. Nessy parte dall'ultimo video pubblicato dall'ex marito, nel quale Hamouda ha affermato che, se la giovane non fosse tornata da lui “pentita”, avrebbe chiesto per lei la “lapidazione pubblica”. “Continuiamo a ricevere minacce e nessuno lo ferma. Sono ormai tre anni che va avanti questa storia e noi siamo stanchi”, afferma Guerra. Poi torna su un tema che aveva già affrontato nei giorni precedenti: il silenzio che sostiene le sia stato ripetutamente chiesto di mantenere. “Ci viene chiesto di fare silenzio, di stare zitti, di stare bravi”.
“Tre mesi chiusa in casa, ma non verranno detratti dalla condanna”. È però sulla propria condizione personale che Nessy concentra gran parte del nuovo intervento. Dallo scorso 1° luglio la giovane non esce dalla propria abitazione. Inizialmente la situazione era stata descritta anche dalla stessa Guerra come una sorta di detenzione domiciliare, ma negli ultimi giorni è emerso un elemento fondamentale: non starebbe scontando i sei mesi della condanna per adulterio. Un punto già chiarito a SanremoNews dall'avvocata Agata Armanetti, secondo la quale alla giovane sarebbe stato espressamente comunicato da un rappresentante italiano in Egitto che la sua condizione non costituisce detenzione domiciliare. Di conseguenza, qualora la pena dovesse essere effettivamente eseguita, i sei mesi resterebbero ancora da scontare. Ora è la stessa Nessy a raccontare la propria reazione. “Sono tre mesi che non esco di casa, tre mesi. E ho anche scoperto che questi tre mesi non verranno detratti dai sei mesi di condanna”, dice. Poi l'amara considerazione: “Ho fatto tre mesi chiusa in casa così, per la gloria”. Resta quindi ancora senza una definizione chiara la condizione nella quale la sanremese vive ormai dall'inizio di luglio: non può condurre una normale vita all'esterno dell'abitazione e, secondo quanto riferito dalla difesa, due agenti continuano a presidiare la zona sotto casa, ma quel periodo non risulterebbe qualificato come esecuzione della pena.
Nessy torna a contestare il processo. Nel video Guerra affronta nuovamente anche il procedimento per adulterio e utilizza parole molto nette sulle testimonianze raccolte contro di lei. “Sappiamo benissimo tutti che i testimoni sono stati comprati e che è stato farlocco e lo sanno anche loro, lo sanno anche loro che è falso”, afferma. Le Iene rintracciano uno dei testimoni. Proprio sul tema dei testimoni, tuttavia, arriva adesso un nuovo elemento giornalistico. La trasmissione di Italia 1 è tornata a occuparsi del caso con un servizio di Roberta Rei, concentrandosi proprio sulle persone che avrebbero contribuito con le proprie dichiarazioni all'accusa di adulterio. Secondo quanto mostrato nel servizio, la giornalista ha rintracciato uno degli uomini che avevano accusato Nessy. Interpellato sulle proprie dichiarazioni, l'uomo sostiene di avere letto un foglio che gli sarebbe stato dato da Tamer.
“Non ho potuto partecipare nemmeno al compleanno di mia figlia”. Nel racconto di Nessy, la conseguenza più dolorosa degli ultimi tre mesi riguarda ancora una volta Aisha. “Adesso addirittura questa storia che io devo stare chiusa in casa, segregata, non posso uscire di casa. Non ho potuto partecipare al compleanno di mia figlia”, racconta. La giovane collega questa condizione alle iniziative dell'ex marito e torna sulle dichiarazioni pubblicate da Hamouda sui social, comprese quelle nelle quali l'uomo si è attribuito figure e identità religiose. “Per colpa di un pazzo che dice di essere Gesù Cristo e che invoca la lapidazione nei miei confronti, questo è surreale e tutto questo deve finire”, conclude Nessy.
L'escalation degli ultimi giorni. Le parole di Nessy arrivano dopo una successione sempre più ravvicinata di interventi dell'ex marito sui social. Prima il documento con la proposta di “riconciliazione”, nel quale Hamouda chiedeva alla giovane di risposarlo e di contribuire pubblicamente a riabilitare la sua reputazione. In caso contrario, domandava che venisse incarcerata e che Aisha fosse consegnata alla propria madre. Dopo il rifiuto di Nessy era arrivato un nuovo video rivolto direttamente alle autorità egiziane: “Arrestatela e mettetela in prigione, non intendo perdonarla”. Infine, l'ultimo salto di livello. Hamouda ha dichiarato pubblicamente che, se l'ex moglie non fosse tornata “pentita”, avrebbe chiesto come punizione la “lapidazione pubblica”, sostenendo che sarebbe quanto “comanda Dio”. Si tratta della richiesta personale formulata dall'uomo e non di una pena disposta nei confronti di Guerra. Dopo quelle dichiarazioni, l'avvocata Armanetti ha rivolto un appello diretto alle autorità egiziane affinché intervengano nei confronti di Hamouda, definendo “gravissime” le minacce e chiedendo che l'uomo venga fermato.
Tre mesi dopo, Nessy resta nel limbo. Sullo sfondo rimangono i due grandi procedimenti che continuano a determinare il futuro di madre e figlia: il ricorso contro la condanna per adulterio e la vicenda relativa ad Aisha, che non può ancora lasciare l'Egitto. Ma oggi il paradosso è ancora più evidente. Nessy è chiusa in casa da quasi tre mesi, sostiene di non poter uscire e racconta di essere sorvegliata. Eppure, secondo quanto comunicato alla giovane e riferito dalla sua difesa, non sta scontando la pena. A questo si aggiungono le nuove dichiarazioni dell'ex marito e, adesso, quanto raccolto dalle telecamere de Le Iene da uno dei testimoni del procedimento. “Sono tre anni che va avanti questa storia e noi siamo stanchi”, dice Nessy. Poi la frase con cui riassume il momento che sta vivendo: “Questo è surreale e tutto questo deve finire”.


