Il Nazionale

Cronaca | 04 ottobre 2026, 09:23

Delirio sul bus 72 di Torino, madre e figlia minacciate di morte da una donna perché "troppo felici"

Sabato di paura in via Orvieto. Il provvidenziale intervento dell'autista evita l'aggressione fisica. La denuncia della madre

Delirio sul bus 72 di Torino, madre e figlia minacciate di morte da una donna perché "troppo felici"

Un normale pomeriggio di compere tra madre e figlia adolescente si è trasformato in un autentico incubo a bordo della linea 72, nel tratto di strada che separa il Conad di via Orvieto dall'Area 12. A raccontare i concitati momenti vissuti ieri pomeriggio è una lettrice, che chiede e ottiene di mantenere l'anonimato per comprensibili motivi di privacy, vittima di un'insensata aggressione verbale che avrebbe potuto degenerare in tragedia.

Tutto ha avuto inizio quando una passeggera di circa cinquant'anni, descritta in grave stato confusionale e presumibilmente sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, è salita sul mezzo pubblico non particolarmente affollato. Il suo mirino, fin dal primo istante, si è focalizzato sulla ragazzina di 15 anni. La motivazione, che rende la vicenda dai contorni ancora più inquietanti, risiederebbe nel semplice aspetto sereno della giovane.

La madre, ancora fortemente scossa dall'accaduto, racconta: "Questa donna ci ha puntate fin da quando è salita. In particolare ha cominciato a manifestare un atteggiamento ostile e aggressivo prendendo di mira mia figlia e pronunciando verso di lei gravi parole, una ragazzina di 15 anni perché a suo dire vestita e pettinata bene e perché felice".

La violenza verbale e l'intervento dell'autista

La situazione è rapidamente peggiorata, trasformando il disagio in puro terrore. La cinquantenne non si è limitata a qualche insulto, ma è passata a minacce fisiche agghiaccianti. "Ha continuato ad accanirsi fino a minacciarci di colpirci a calci, pugni e anche di appiccarci fuoco pur di farci sparire davanti a lei", prosegue il resoconto della vittima.

A evitare che le parole si traducessero in gesti irreparabili è stata la fermezza del conducente del bus. L'uomo ha prima intimato alla disturbatrice di cessare le ostilità, per poi passare ai fatti davanti all'ennesima intemperanza. L'autrice della lettera precisa: "La seconda volta l'autista l'ha costretta con la forza a scendere minacciando di chiamare le forze dell'ordine".

Ma la furia della passeggera non si è placata nemmeno sul marciapiede. Una volta a terra, ha continuato a colpire la carrozzeria del pullman con dei calci e a inveire contro la quindicenne, la quale ha affrontato la spaventosa violenza verbale rimanendo in un paralizzato e innocente silenzio.

L'ombra dei Murazzi e il disagio sociale

Al di là del grande spavento, nell'animo della madre resta una profonda amarezza per una condizione di degrado dove l'alcolismo e la droga annientano ogni forma di lucidità e convivenza civile.

L'episodio, nelle parole della lettrice, vuole essere un monito severo su come: "Una tranquilla passeggiata di un sabato pomeriggio avrebbe potuto trasformarsi in una grave tragedia". E su come chiunque, se apparentemente sereno, possa trasformarsi nel bersaglio di chi: "Vogliono togliergli la vita perché loro non ne hanno più una".

Il pensiero corre inevitabilmente a un trauma collettivo che ha già segnato profondamente il territorio cittadino negli anni passati, un'analogia dolorosa e calzante. "Ricordo ancora la tragica fine di un ragazzo presso i Murazzi di Torino, ucciso dal suo carnefice solo perché, a suo dire, troppo felice", conclude amaramente la madre, affidando a queste righe lo sgomento per una violenza tanto gratuita quanto folle.

Betty Martinelli

In Breve