Il Nazionale

Cronaca | 02 ottobre 2026, 07:21

Depuratore di Riva Ligure, fu il vicesindaco Benza a segnalare per primo il problema: "Il 19 giugno scrissi agli uffici dopo essere andato sul posto"

Un nuovo tassello anticipa di quattro giorni la cronologia finora ricostruita in Provincia. Il vicesindaco di Riva Ligure racconta di aver ricevuto alcune segnalazioni, verificato personalmente la situazione e inviato fotografie all'Ufficio tecnico. "Pensavo fosse una cosa di estrema importanza e che si dovesse subito mettere in moto qualcosa per verificare"

Depuratore di Riva Ligure, fu il vicesindaco Benza a segnalare per primo il problema: "Il 19 giugno scrissi agli uffici dopo essere andato sul posto"

La ricostruzione del caso della condotta sottomarina del depuratore di Riva Ligure si arricchisce di un nuovo tassello e porta a individuare chi, all'interno dell'amministrazione comunale, aveva segnalato per primo il problema agli uffici: il vicesindaco di Riva Ligure Francesco Benza. E soprattutto emerge una data precedente rispetto a quella del 23 giugno finora indicata nella ricostruzione arrivata in Consiglio provinciale come prima segnalazione trasmessa a Rivieracqua tramite WhatsApp. Benza riferisce infatti di avere interessato l'Ufficio tecnico comunale già nei giorni precedenti e di avere formalizzato la propria segnalazione con una mail inviata il 19 giugno, dopo essersi recato personalmente sul posto e avere documentato fotograficamente quanto stava accadendo. Un passaggio che permette di risalire ancora più indietro nell'iter che avrebbe portato alle ispezioni subacquee del 25 e 26 giugno e alla successiva scoperta delle gravi condizioni della condotta.

"Il 19 giugno ho scritto al mio ufficio". Benza racconta di essersi attivato dopo avere ricevuto alcune segnalazioni relative alla zona davanti al depuratore. "A fine giugno ho scritto al mio Ufficio tecnico perché mi erano arrivate delle segnalazioni di questa problematica davanti al depuratore – ricostruisce il vicesindaco –. Sono andato a verificarla puntualmente e personalmente, mandando anche le fotografie. Da lì è nato tutto l'iter che è stato ricostruito anche in Consiglio provinciale". Consultando la propria corrispondenza, Benza individua poi la data esatta: 19 giugno. Nella mail indirizzata agli uffici comunali segnalava la presenza di quelli che, sulla base di quanto osservato in quel momento, definiva scarichi in mare, allegando le fotografie scattate sul posto. Nella stessa comunicazione precisava che la situazione non gli appariva come un episodio isolato e ricordava di avere già inviato nei giorni precedenti alcune immagini attraverso WhatsApp. La richiesta rivolta all'Ufficio tecnico era quella di verificare la regolarità di quanto osservato e la conformità alle autorizzazioni, oppure accertare se ci si trovasse davanti a un'anomalia o a un problema dell'impianto che richiedesse un intervento. "Mi sono attivato personalmente, ho riscontrato il problema e ho inviato una mail – spiega Benza –. Visto che comunque si tratta di una cosa che riguarda la salute dei cittadini, per me era una questione di estrema importanza e ritenevo che si dovesse subito mettere in moto qualcosa per verificare".

Dal Comune a Rivieracqua. Da quel momento la segnalazione segue la macchina amministrativa. Benza sottolinea di essersi rivolto agli uffici del proprio Comune proprio perché è quello il passaggio di sua competenza. "Se ho un problema sul mio territorio devo prima dirlo al mio ufficio – osserva –. Poi sarà l'ufficio a interfacciarsi con chi di dovere". È qui che la nuova testimonianza si incrocia con la cronologia ricostruita successivamente dalla Provincia. Secondo quanto riferito in Consiglio provinciale, la prima segnalazione arrivata a Rivieracqua risaliva al 23 giugno, attraverso un messaggio WhatsApp inviato da un addetto del Comune di Riva Ligure al capo impianto. Il 25 e 26 giugno furono quindi effettuate le ispezioni subacquee. 

Le verifiche avrebbero poi confermato un problema ben più serio. Quello che il 19 giugno era ancora un fenomeno da verificare sarebbe stato approfondito pochi giorni più tardi. Le videoispezioni del 25 e 26 giugno portarono alla relazione MUDS del 30 giugno, dalla quale è emerso che gran parte del refluo fuoriusciva da una falla dovuta a un collasso strutturale della tubazione, individuata a circa 125 metri dalla costa, in un punto già interessato da precedenti riparazioni. I tecnici espressero un giudizio "decisamente negativo" sullo stato di posa e sulla funzionalità della condotta, arrivando a indicare la necessità di sostituire almeno 12 metri di tubazione. 

"Le analisi Arpal erano buone". Benza ricorda anche il motivo per cui, pur considerando necessario approfondire immediatamente la situazione, nelle settimane successive non si sarebbe determinato un particolare allarme sul fronte della balneazione a Riva Ligure. "Da una parte c'era questa cosa da non trascurare, dall'altra c'erano le analisi Arpal – spiega –. Noi le seguiamo sempre, soprattutto durante la stagione, ed erano buone". 

Il vicesindaco distingue così il problema tecnico della condotta dai risultati dei controlli effettuati sulle acque. Una distinzione importante anche alla luce di quanto sarebbe accaduto successivamente a Taggia. "È chiaro però – osserva Benza – che se un tubo deve scaricare a un chilometro e scarica a 100 metri vuol dire che c'è qualcosa che non va. Se è previsto che scarichi a un chilometro, deve scaricare a un chilometro e non a 100 metri dalla costa".

Una cronologia che ora parte almeno dal 19 giugno. Il racconto di Benza consente quindi di anticipare il punto di partenza finora conosciuto della vicenda. Il 19 giugno la mail all'Ufficio tecnico comunale, preceduta secondo il vicesindaco da segnalazioni e fotografie inviate nei giorni precedenti; il 23 giugno il messaggio WhatsApp dal Comune al capo impianto; il 25 e 26 giugno le ispezioni subacquee; il 30 giugno la relazione tecnica che fotografa le condizioni della condotta. A settembre il caso è infine arrivato prima in Consiglio comunale a Taggia e poi in Consiglio provinciale, dove la Provincia ha riconosciuto la necessità di maggiore tempestività nelle comunicazioni. L'EGATO ha aperto un'istruttoria e per la gestione futura è stato annunciato un maggiore coordinamento tra gestore ed enti interessati. 

Andrea Musacchio

In Breve