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Politica | 01 ottobre 2026, 06:05

Caporalato e minacce alla Caritas albese, il sindaco Gatto: "Serve una responsabilizzazione di tutta la filiera"

Dopo le dichiarazioni di don Domenico Degiorgis, il sindaco riferisce dei contatti con Caritas e Prefettura. Sul fronte dell'accoglienza già intercettate 26 persone: alcuni lavoratori sono entrati negli alloggi individuati

Caporalato e minacce alla Caritas albese,  il sindaco Gatto: "Serve una responsabilizzazione di tutta la filiera"

Le minacce denunciate dal direttore della Caritas di Alba, don Domenico Degiorgis, il contrasto al caporalato e la necessità di costruire un sistema di accoglienza capace di coinvolgere non soltanto il Comune e il Terzo settore, ma anche il mondo agricolo. Tre aspetti dello stesso problema sono arrivati in Consiglio comunale con un'interrogazione di Abdelali Draichi, consigliere di Alba Attiva e Solidale, alla quale ha risposto il sindaco Alberto Gatto.

Draichi è partito dalle recenti dichiarazioni del direttore della Caritas sulle intimidazioni che avrebbe ricevuto da caporali in relazione alle denunce sullo sfruttamento lavorativo. Da qui la richiesta di conoscere le iniziative assunte insieme a Prefettura e forze dell'ordine, lo stato dei progetti rivolti ai lavoratori e le azioni previste per coinvolgere maggiormente associazioni di categoria e aziende agricole.

Gatto ha spiegato di essersi attivato subito dopo avere appreso delle dichiarazioni. "Ho prontamente telefonato al direttore della Caritas", ha riferito, spiegando di aver espresso a Degiorgis "la massima solidarietà a livello mio personale, ma anche a livello dell'Amministrazione comunale" e di averlo invitato a rivolgersi immediatamente alle forze dell'ordine per denunciare quanto subito.

Una posizione condivisa anche dalla Prefettura. Gatto ha raccontato di essersi recato proprio quella mattina in Prefettura e che, alla luce delle dichiarazioni di Degiorgis, anche il prefetto aveva chiesto che il direttore della Caritas presentasse denuncia, affinché potessero essere avviate le attività di competenza delle forze dell'ordine. "Così mi risulta che sia stato fatto, come è giusto che fosse", ha aggiunto il sindaco.

La risposta si è quindi allargata al fenomeno dello sfruttamento della manodopera agricola e alle condizioni dei lavoratori impiegati nei vigneti. Secondo Gatto, la questione non può essere affrontata attribuendone la responsabilità soltanto alle istituzioni pubbliche o al sistema dell'assistenza. Il sindaco ha richiamato direttamente Consorzio di Tutela, organizzazioni agricole e sindacali e aziende che utilizzano questa manodopera.

Una presenza che, ha sottolineato, ormai non riguarda soltanto la vendemmia: "Chiamarli lavoratori stagionali forse non è neanche più il termine così corretto", ha osservato Gatto, ricordando come molte di queste persone lavorino nelle Langhe da gennaio o febbraio fino alla raccolta dell'uva.

Il nodo centrale rimane quello dell'abitazione. "Senza un sistema di accoglienza diffusa non se ne può uscire da questa situazione", ha affermato il sindaco. Alba continua ad attirare molti lavoratori per la presenza dei servizi, ma questo porta anche alla ricerca di sistemazioni precarie e di fortuna, con situazioni visibili lungo le rive del Tanaro e in altre aree della città.

Gatto ha ricordato il lavoro portato avanti dall'assessora alle Politiche sociali Donatella Croce, insieme alla Caritas, al consorzio socio-assistenziale e agli altri soggetti impegnati sul tema. Per il 2026 il Comune ha erogato alla Caritas un contributo di 130 mila euro, una cifra che lo stesso sindaco ha definito non sufficiente rispetto alla dimensione delle necessità. Ha inoltre richiamato l'esperienza dei dormitori attivati nelle stagioni invernali e il lavoro già in corso in vista del prossimo inverno.

Sul fronte dell'accoglienza diffusa temporanea, il sindaco ha riferito che il percorso avviato attraverso il protocollo con la Regione Piemonte e i fondi FAMI ha già prodotto i primi risultati. "Ad oggi questo progetto non è ancora del tutto compiuto, ma abbiamo già intercettato 26 persone che sono state accompagnate all'infopoint", ha spiegato. Alcuni lavoratori sono già stati accolti negli alloggi individuati e il lavoro prosegue per ampliare ulteriormente la disponibilità abitativa.

Per Gatto, tuttavia, le misure di accoglienza e assistenza non possono essere sufficienti senza un coinvolgimento più ampio. "Dobbiamo continuare a lavorare con la rete territoriale", ha affermato, indicando come passaggio necessario una "responsabilizzazione di tutta la filiera". Una maggiore consapevolezza da parte di tutti i soggetti coinvolti, secondo il sindaco, può consentire di costruire risposte più efficaci per le persone che lavorano nei vigneti di Langhe e Roero.

Draichi ha accolto positivamente la risposta, sintetizzando nella replica soprattutto la necessità di non lasciare il peso dell'accoglienza sulle sole istituzioni e sulla Caritas. "Gli imprenditori non possono delegare la dignità di queste persone agli enti, al Comune, alla Caritas, quando sono loro in primis a usufruire della forza lavoro di queste persone", ha sottolineato.

Il consigliere ha infine rinnovato la propria solidarietà a don Domenico Degiorgis, alla Caritas e agli operatori impegnati in prima linea: "Devono sapere che non sono soli e che le istituzioni sono con loro".

d.v.