Il Nazionale

Cronaca | 30 settembre 2026, 10:13

Ex calciatori del Bra a processo per stupro di gruppo, scatta l'ora della verità: attesa la sentenza

Domani dopo la requisitoria dell'accusa, gli interventi di parte civile e difensori, il gup si ritirerà in camera di consiglio per la decisione. Gli imputati sono accusati di aver abusato sessualmente di una 20enne torinese

Ex calciatori del Bra a processo per stupro di gruppo, scatta l'ora della verità: attesa la sentenza

Si avvia verso la conclusione il processo per la presunta violenza sessuale di gruppo che vede imputati tre ex calciatori del Bra Calcio, accusati di abusi ai danni di una studentessa ventenne originaria di Torino. Un appuntamento decisivo dinanzi al gup di Asti, Victoria Dunn, che domani vedrà la discussione finale concentrata in una sola giornata: la requisitoria del pubblico ministero, l'arringa della difesa e l'intervento della parte civile.

Un passaggio chiave che arriva a quattro mesi di distanza da quell'udienza di quasi cinque ore dello scorso 1° giugno;  un'udienza lunga, delicata e carica di tensione emotiva in cui per la prima volta i tre ragazzi accusati – Fausto Perseu (classe 2002, romano, assistito dal legale Gianluca De Bonis), Alessio Rosa (classe 2003, di Tivoli, assistito dall'avvocato Sardo) e Christ Jesus Mawete (classe 2005, di Mondovì, rappresentato dall'avvocato Andrea Rosso) – avevano deciso di rilasciare dichiarazioni e fornire la propria versione dei fatti, fino a quel momento mai resa durante le indagini.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, quando la città e la squadra festeggiavano la promozione in Serie C. Secondo la ricostruzione dell'accusa, guidata dal pm Davide Greco, la violenza avrebbe avuto inizio già all'interno di un locale del centro di Bra, con palpeggiamenti nelle zone intime, per poi consumarsi nell'abitazione di Perseu. La Procura sostiene che i tre abbiano approfittato delle "condizioni di inferiorità fisica e psichica" della ragazza, alterata dall'effetto di sostanze alcoliche e dunque in minorata difesa. La giovane ha sempre ribadito di aver acconsentito ad accompagnarsi soltanto a Perseu, escludendo fermamente qualunque tipo di rapporto di gruppo; un netto rifiuto che sarebbe stato totalmente ignorato dai tre imputati, sfociando in violenze fisiche e terminando solo nel momento in cui è emersa la possibilità che le amiche avvertissero i Carabinieri. Successivamente, sostenuta da un'amica, la ventenne si è rivolta alle forze dell'ordine per denunciare l'accaduto.

Nel corso del loro esame, i tre giovani – che nel frattempo hanno cambiato maglia e non militano più nel Bra Calcio (Perseu è passato al Giulianova, Rosa al Ligorna e Mawete al Livorno) – hanno respinto ogni addebito, affermando che il rapporto fosse consensuale e che sarebbe stata proprio la giovane, con le sue amiche, ad aver insistito per la prestazione di gruppo, assicurando che si sarebbero fermati al primo cenno di diniego. Un impianto difensivo che per l'accusa e la parte civile presenta diverse contraddizioni, specie sulla fase antecedente al trasferimento in abitazione.

La vittima, infatti, era sotto l’effetto di sostanze alcoliche e quindi in una posizione di minorata difesa. Ai magistrati ha sempre riferito di non aver mai voluto consumare un rapporto di gruppo, ma solo con uno dei tre ragazzi, Perseu, ed è per questo che si sarebbe recata presso la sua abitazione.

La circostanza di non voler assolutamente consumare un rapporto di gruppo con i tre sarebbe stata, secondo la Procura, totalmente ignorata dagli imputati, che l’avrebbero costretta a subire atti sessuali anche con violenza: la ragazza sarebbe stata presa a schiaffi e per la gola. La violenza sarebbe terminata solo quando i tre hanno appreso "che le amiche volevano chiamare i Carabinieri". Una volta metabolizzato quanto accaduto, la ragazza, grazie all’aiuto di una amica, ha denunciato i fatti alle forze dell'ordine.

Su Rosa pende inoltre la pesante accusa di revenge porn, per aver realizzato e diffuso senza il consenso della giovane un video a contenuto sessualmente esplicito sulla chat whatsApp "We are Champs", condiviso con decine di persone. Un'imputazione aggravata dall'uso di strumenti telematici e dalle condizioni della persona offesa. Il ragazzo, pur ammettendo l'invio del girato in chat e l'assenza del consenso, ha ridimensionato l'episodio definendolo una "bravata" priva di volontà punitiva o lesiva.

Mentre la persona offesa versa tuttora in uno stato di profondo sconforto e disagio, incapace di assistere alle udienze, il suo legale Luca Cavallo ha più volte sottolineato la coerenza e la linearità dei verbali resi dalla assistita nei quattro colloqui ufficiali, a differenza delle ricostruzioni della difesa considerate "caratterizzate da elementi fantasiosi".

La requisitoria, inizialmente programmata per il 18 giugno, era stata rinviata causa legittimo impedimento del difensore di Rosa. Domani, 1° ottobre, scocca l'ora della verità: spetterà al pm sintetizzare il quadro probatorio e formulare le richieste di condanna, seguite dall'intervento della parte civile e dai difensori per le arringhe conclusive davanti al giudice per l'udienza preliminare.

Angela Panzera

In Breve