Il colpo d'occhio è significativo in piazza Palazzo di Città, mentre si accendono i lampioni sul piazzale antistante il Comune di Torino. Centinaia di biciclette si sono radunate questa sera, martedì 29 settembre, a una settimana esatta dalla tragedia in cui ha perso la vita il piccolo Nicolò Di Ciò, a soli 7 anni, travolto sulla sua bici nella strada condivisa di corso Regina Margherita.
Il presidio a una settimana dalla tragedia
"Voleva solo andare in bici. È ora di cambiare": questo il monito stampato sullo striscione srotolato durante il presidio. Un’iniziativa organizzata in simultanea anche a Milano, nata dalla rabbia e dal dolore per un bilancio drammatico: dieci giorni e cinque vittime sulle strade delle due città. Una scia di sangue e incidenti che i presenti non sono più disposti ad accettare.
Le richieste della piazza
In piazza, fianco a fianco, c'erano le associazioni Bike Pride Fiab e Vanchiglia Insieme, oltre a una rappresentanza del mondo accademico. Più di 200 tra ricercatori, docenti e vertici dell'Università di Torino — compresa la rettrice Cristina Prandi — hanno firmato e inviato una lettera aperta al sindaco sul tema della sicurezza sulle strade.
Tra le proposte avanzate dalla piazza, una richiesta chiara: "Trasformare i controviali, non chiuderli". L'obiettivo è restituirli a pedoni, ciclisti e bambini. "Dobbiamo chiederci cos'è davvero una strada — ha sottolineato un attivista di Bike Pride — . Oggi è totalmente asservita alla logica autocentrica".
Stoccate all'amministrazione
Non sono mancate stoccate dirette alla giunta Lo Russo. "Le priorità sono i grandi eventi o la sicurezza dei cittadini? — sbotta un rappresentante di Bike Pride — . Si tratta di tragedie prevedibili ed evitabili, ed è proprio questo il compito di chi amministra. Troppo spesso non cambia nulla: dobbiamo davvero aspettare il morto per accorgerci che un tratto di strada è pericoloso?".
A fotografare la frustrazione della piazza ci ha pensato anche una manifestante con indosso una maschera di cartone del sindaco e un cartello provocatorio: "Il mio posto auto vale più della vita di un bambino".
Una delegazione ricevuta e il flash mob
Mentre gli interventi si susseguivano, una delegazione è salita a Palazzo Civico per un confronto diretto con il primo cittadino. In piazza, intanto, centinaia di persone si sono sdraiate a terra insieme alle loro bici per un die-in silenzioso e d'impatto, trasformando il pavé in un memoriale a cielo aperto per tutte le vittime della strada.







