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Sport | 27 settembre 2026, 22:21

La Moussakà è servita. Ma Varese, per ora, sa di pasticcio

Ingredienti interessanti che ancora non diventano un piatto: Bologna domina la prima di Masnago e scopre i nervi della nuova Openjobmetis. Senza Della Valle e McDowell-White tutto diventa più difficile, ma è la difesa a raccontare quanto lavoro attenda Kastritis. Come allenatore e come gestore di numeri primi...

La Moussakà è servita. Ma Varese, per ora, sa di pasticcio

Melanzane, patate, carne tritata, pomodoro, besciamella, aneto. Di base. Poi le massaie del Peloponneso ci aggiungono di tutto un po’, in base a quello che trovano in dispensa…

Si tratta della Moussakà, piatto tradizionale greco per eccellenza. Pesantino anziché no, è composto da una tale quantità di ingredienti da trovarsi di fronte, ogni volta che esce dal forno, a un bivio amletico: capolavoro o pasticcio?

La Pallacanestro Varese di oggi è una Moussaka fumante. Ed è un pasticcio. È una ricetta ancora slegata, confusa, disordinata, nella quale gli ingredienti, invece di combinarsi, di amalgamarsi, rimangono cani sciolti della cucina, singole, potenziali, bontà che però - insieme - non fanno un piatto.

Se poi due segreti dello chef come Della Valle e McDowell-White si estromettono dalla dispensa, ecco spiegato il digiuno di questa sera, nella prima di Masnago.

Non drammatizziamo. Ma non ci nascondiamo nemmeno. Siamo indietro, signori, parecchio. Il precampionato giocato tra le assenze e a fare sempre un punto in più degli avversari ha presentato il conto: quando si fa sul serio, quando davanti c’è una Virtus, bisogna essere sostanza, non idea, non lustrini. A partire dalla difesa.

Il marchio di fabbrica di Kastritis? Lo hanno detto i numeri, gli anni scorsi. Oggi siamo ancora lontani persino dall’impronta: agli sprazzi con cui Renfro e soci hanno aggredito la Virtus nel parziale del terzo quarto (frutto, così a sensazione, del buon attacco del momento e non di una convinzione di sistema) ha fatto da contraltare un primo tempo di errori individuali e collettivi, di posizionamenti e movimenti sbagliati, di disorganizzazione abbastanza palese: leggi i 47 punti subiti ma soprattutto il dato a rimbalzo, perché nella debacle delle carambole stavolta stazza e altezza c’entrano nulla. È dipeso tutto dalla difesa.

Dall’altra parte della luna il giudizio è sospeso: non si può pensare di regalare cervello (McDowell-White) e mano (Della Valle) senza piangere lacrime salatissime per l’impossibilità di muoversi come si vorrebbe. Semmai si può andare sul filosofico andante, tornando al punto di partenza: Kastritis non è né un controllore del ritmo alla Messina, né un Brase che predica di correre anche su canestro subito: il suo è un minestrone - così variamo dalla Moussakà - che non può prescindere dall’abnegazione dietro: senza quella, niente corsa e niente punti facili, in particolare in questa versione rimaneggiata.

Qualche dubbio sovviene anche sulla gestione delle rotazioni: troppo vorticose a nostro modesto e ininfluente giudizio, con in sé il rischio di non dare alcuna continuità al feeling dei singoli con il match.

Scritto ciò, lasciamo lavorare lo chef. E auguriamogli tanta fortuna. Il suo compito, quest’anno, pare più improbo del passato: non gli basterà convincere i suoi a piegare le gambe per avere un esercito… In questa squadra ci sono tanti numeri primi da mettere dalla stessa parte, al netto di infortuni, nostalgie e metodi di allenamento….