Ci sarà un’Itelyum Arena interamente colorata di rosso ad accogliere stasera la prima uscita ufficiale della Pallacanestro Varese 2026/2027.
Una coreografia da brividi in un palazzetto ai limiti del sold out: una ventina i biglietti rimasti sommando entrambe le tribune, una cinquantina in galleria; il resto risulta più inaccessibile di un concerto di Vasco Rossi a Modena Park. Fibrilla il popolo biancorosso e la visita della Virtus Bologna in questa ouverture rende l’attesa ancora più elettrizzante (palla a due ore 19).
Si inizia. E non è lo stesso inizio di sempre. Ai nastri c’è una Varese inedita per talento, profondità ed esperienza da cui attingere, che non trova paragone in quelle precedenti, nemmeno scavando non poco nel passato. Il mercato ha costruito una squadra da primi otto posti obbligatori e allora si alzano le aspettative: per chi andrà in campo, per coach Ioannis Kastritis.
Funestata dalle brutte notizie la lunga vigilia del match: ai box per almeno un mese (e forse anche sei settimane) William McDowell-White a causa della ormai nota lesione al bicipite femorale destro, incerta la presenza di Amedeo Della Valle per il riacutizzarsi di un problema al ginocchio, gonfio come un melone l'altro giorno. Si deciderà all’ultimo, quindi oggi pomeriggio.
Si inizia. E non con un match qualunque. A Masnago arriva Bologna (sotto l’approfondimento) e bisogna accuratamente diffidare di chi ha sparato sentenze: sarà una Virtus diversa, rivoluzionata, più giovane e meno “pesante”, ma non per questo meno arrembante, forte, difficile da affrontare. Probabile che il match del Lino Oldrini si decida correndo, ma intanto gli anticipi hanno confermato la validità di un principio che non perde clorofilla con il passare delle stagioni: vince chi difende. Chiedetelo a Venezia e a Trento, per esempio.
Si inizia. Cinquemila anime colorate di rosso: è amore, non pallacanestro.
Qui Bologna
La Virtus che arriverà a Masnago è quasi completamente nuova, figlia di una rivoluzione estiva che ha cambiato uomini, gerarchie e guida tecnica. Della squadra dello scorso anno sono rimasti Daniel Hackett, Momo Diouf, Aliou Diarra, Derrick Alston Jr. e Francesco Ferrari, arrivato a Bologna durante la passata stagione e considerato uno dei prospetti italiani più interessanti. Tutto il resto è cambiato.
E a partire sono stati pezzi pesanti. Alessandro Pajola, capitano e simbolo dopo undici stagioni e 545 presenze, e Luca Vildoza sono finiti entrambi al Partizan Belgrado; Matt Morgan ha scelto l'Aris Salonicco, Carsen Edwards lo Zalgiris, Nicola Akele Milano, mentre Saliou Niang, altro talento italiano sul quale Bologna aveva investito, ha imboccato la strada americana della NCAA con LSU. Via anche Yago Dos Santos, Karim Jallow e Alen Smailagic: più che un mercato, praticamente una rifondazione.
Al loro posto una Virtus più giovane, atletica e costruita per correre, con otto stranieri e parecchie scommesse alla prima vera prova di Eurolega. Il nuovo motore dovrebbe essere Marcus Carr, play-guardia canadese reduce da una grande stagione a Würzburg: 17,3 punti e 5,7 assist in Bundesliga, diventati 17,5 e 6,7 in Champions League. Accanto a lui c'è Rasheed Bello, 23 anni, guardia piccola e rapidissima esplosa ad Anversa: triplete in Belgio, MVP delle finali e 16,9 punti con 5,7 assist nelle coppe europee. E poi Trent Frazier, mancino proveniente dallo Zenit San Pietroburgo, dove nell'ultima VTB League ha prodotto 13,8 punti e 5,8 assist.
Sul perimetro è arrivato anche Wendell Moore Jr., 26ª scelta del Draft NBA 2022 dopo Duke: quattro anni tra NBA e soprattutto G-League senza riuscire davvero a imporsi al piano superiore, ma con taglia fisica e atletismo importanti per l'Europa. Sotto e attorno a canestro ci sono invece Kessler Edwards, ala di 203 centimetri con trascorsi NBA tra Brooklyn, Sacramento e Dallas e una seconda parte della scorsa stagione all'Hapoel Tel Aviv; lo svedese Bobi Klintman, 37ª scelta NBA nel 2024 e reduce soprattutto dalla G-League (13 punti, 5,4 rimbalzi e 39% da tre); e Kevin Kokila, centro arrivato in prestito da Dubai dopo aver vinto l'EuroCup con Bourg.
Tra gli otto stranieri va però compreso anche Derrick Alston Jr., uno dei pochi superstiti e una certezza più che una scommessa dopo l'ottima prima annata bolognese. Il pacchetto italiano, persi Pajola e Niang, è stato invece rinforzato soprattutto con Davide Casarin e Tommaso Baldasso. Il primo arriva da Cremona dopo la stagione della definitiva consacrazione: 10,9 punti di media e premio di Most Improved Player della LBA. Baldasso, proveniente da Tortona, porta tiro, esperienza e personalità a un reparto che potrà ancora appoggiarsi al mestiere infinito di Hackett.
Rivoluzione anche in panchina. Il ciclo di Dusko Ivanovic, terminato in realtà già lo scorso marzo con il passaggio della squadra a Nenad Jakovljevic, ha lasciato spazio ad Alex Mumbrú, 47enne spagnolo dalla carriera importante prima da giocatore con Joventut, Real Madrid, Bilbao e nazionale spagnola, poi da allenatore con Bilbao e Valencia. Dal 2024 guida anche la Germania, portata all'oro europeo nel 2025, e manterrà il doppio incarico insieme a quello virtussino. La sua Bologna vuole difendere aggressivamente, mettere pressione sulla palla e soprattutto correre.
Venerdì sera è arrivato anche il primo vero banco di prova europeo: sconfitta 78-68 a Istanbul contro il Fenerbahçe, risultato però più severo della prestazione. La Virtus è arrivata fino al +7 nel terzo quarto ed era ancora avanti a sei minuti dalla fine, prima di pagare fisicità ed esperienza dei turchi. Buon debutto di Carr (12 punti), segnali da Moore e Alston, ma soprattutto un dato negativo: appena 4 triple realizzate su 26 tentativi.
E oggi scatterà anche il primo turnover degli stranieri. In Eurolega Mumbrú può utilizzarli tutti, mentre in campionato dovrà sceglierne sei. Kokila è indisponibile per una lesione al bicipite femorale accusata a fine agosto, con recupero stimato inizialmente in circa quattro settimane: sarà quindi uno degli esclusi, mentre resta da individuare il secondo.


