C’è una tentazione, dopo ogni sparatoria dentro casa, che in provincia di Cuneo sembra ormai inevitabile: cercare subito il nome di Mario Roggero. È successo anche a Baldissero d’Alba, dove nella notte tra sabato e domenica Roberto Mollo, 35 anni, ha sparato contro un gruppo di persone che, secondo le prime ricostruzioni, stava tentando di introdursi nel cascinale dove vive con la madre e il fratello. Un uomo è morto, gli altri sarebbero riusciti a fuggire.
E il paragone con il gioielliere di Grinzane Cavour è già entrato nel dibattito pubblico.
Ma proprio il caso Roggero dovrebbe suggerire prudenza.
Non perché le due vicende non abbiano alcun punto di contatto. Il punto di contatto più evidente c’è: in entrambi i casi un uomo armato ha reagito dopo la presenza di persone intenzionate, secondo le ricostruzioni, a commettere un’azione criminale. E in entrambi i casi è stato lo stesso protagonista a chiamare immediatamente i carabinieri. Ma fermarsi qui significa confondere la cronaca con la valutazione giudiziaria.
A Baldissero, infatti, siamo ancora all’inizio. Mollo è indagato per omicidio ai sensi dell’articolo 575 del codice penale. La Procura di Asti sta ricostruendo la dinamica e il cascinale è stato sequestrato. Gli accertamenti dei Carabinieri dovranno stabilire che cosa sia accaduto in quei pochi istanti: da dove siano arrivate le persone, quanto fossero vicine all’abitazione, quale fosse la loro condotta, quanti colpi siano stati esplosi e in quale successione. Non è escluso che vengano disposte anche consulenze balistiche.
Sono elementi tutt’altro che secondari. Sono, al contrario, quelli sui quali si gioca la qualificazione giuridica di una condotta.
E c’è un altro dato che merita di essere ricordato: nei confronti del 35enne, al momento, non è stato disposto alcun fermo né arresto e non risulta applicata alcuna misura cautelare. La sua posizione è al vaglio della Procura. Il suo avvocato Piermario Morra ha parlato di un ragazzo “distrutto” e ha invitato alla cautela proprio perché le indagini sono ancora in corso.
Il resto, per ora, appartiene al terreno delle ipotesi.
Il precedente di Roggero, dunque, non può diventare un automatismo.
Il nome del gioielliere ritorna perché la sua vicenda ha segnato profondamente il dibattito piemontese e nazionale sulla legittima difesa. Ma oggi quel procedimento ha un esito giudiziario definitivo: il 15 luglio la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi, rendendo definitiva la sentenza.
Ed è proprio qui che il confronto rischia di diventare fuorviante.
La vicenda di Grinzane Cavour è stata esaminata attraverso tutti i gradi del giudizio. Quella di Baldissero è appena entrata nella fase delle indagini. Metterle sullo stesso piano significa anticipare un giudizio che, nel caso di Mollo, ancora non esiste. La somiglianza mediatica non è necessariamente una somiglianza giuridica.
Nel frattempo il caso di Baldissero è già arrivato anche ai vertici delle istituzioni.
Questa mattina, intervenendo a Radio 1, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito "un assurdo" pensare che Roberto Mollo possa essere accusato di omicidio volontario: "Non aveva nessuna intenzione di far male, ma di impedire qualcosa contro se stesso" ha detto. Una presa di posizione che arriva mentre l’inchiesta è ancora nella sua fase iniziale e gli accertamenti devono stabilire con precisione che cosa sia accaduto nel cortile del cascinale e in quali circostanze siano stati esplosi gli spari.
E nemmeno la presenza di un’arma legalmente detenuta, da sola, risolve la questione.
A Baldissero, secondo quanto finora ricostruito, Mollo avrebbe preso la pistola dopo avere sentito rumori all’esterno e avere visto quattro o cinque persone che tentavano di entrare. È stato lui stesso a chiamare il 112 dopo gli spari. Ma sarà l’indagine a stabilire che cosa sia successo esattamente.
E così, ritorna in gioco l’articolo 52 del codice penale, e forse è proprio qui che il dibattito pubblico dovrebbe rallentare.
La legittima difesa non significa che chiunque spari contro una persona che si trova nella propria proprietà sia automaticamente coperto dalla legge.
La disciplina del domicilio è stata modificata nel 2019, rafforzando la tutela di chi reagisce a un’intrusione e intervenendo anche sul rapporto di proporzione in determinate circostanze: ma la norma non cancella la necessità di verificare concretamente che cosa stesse accadendo e quale fosse la situazione nel momento della reazione.
Il caso Roggero lo ha dimostrato nel modo più netto possibile: la legittima difesa è stata esclusa nel suo procedimento e la condanna è oggi definitiva.
Ed è significativo che, proprio dopo quella sentenza, la Camera Penale di Asti sia intervenuta pubblicamente per contestare una rappresentazione della riforma come se avesse introdotto una sorta di automatismo: la legittima difesa, spiegavano i penalisti, non può essere trasformata nello slogan secondo cui “difesa sempre legittima”.
È un passaggio che, senza entrare nel merito della posizione di Mollo, vale la pena ricordare oggi.
Perché il problema non è stabilire a priori se il 35enne abbia agito legittimamente oppure no. Il problema è stabilire che cosa sia successo.
E intanto la politica ha già trovato il suo precedente.
Mentre i carabinieri lavorano sulla scena della sparatoria, il dibattito politico ha già imboccato una strada diversa. Da Pontida, il senatore Giorgio Maria Bergesio ha espresso solidarietà al 35enne di Baldissero e ha richiamato direttamente il caso Roggero e il tema della legittima difesa. Ed è lo stesso meccanismo che si era visto dopo la condanna del gioielliere di Grinzane: la vicenda giudiziaria diventa immediatamente un simbolo politico, prima ancora che il dibattito pubblico abbia il tempo di confrontarsi con la complessità delle sentenze e delle ricostruzioni processuali. Nel caso Roggero, dopo la decisione definitiva della Cassazione, sono arrivate anche le reazioni politiche sulla grazia.
Ma Baldissero è un’altra storia.
Non perché sia già possibile dire che cosa sia successo. Proprio perché non è ancora possibile dirlo.
C’è un uomo morto. Ci sono altre persone ricercate. C’è un 35enne indagato per omicidio. C’è un’arma sequestrata e una scena da analizzare. C'è un'autopsia in programma domani. Ci sono rilievi ancora in corso e una sequenza di spari che deve essere ricostruita.
E c’è, soprattutto, un procedimento che non ha ancora detto la sua prima parola giudiziaria.
Forse la lezione del caso Roggero non è stabilire da che parte stare prima che inizi un processo. È ricordare quanto possa essere difficile, alla fine, distinguere una reazione legittima da un reato quando si passa dagli slogan alla ricostruzione concreta dei fatti.
A Baldissero, quella ricostruzione è appena cominciata.


