Il Consiglio Regionale della Liguria si è riunito oggi con un focus centrale ed urgente, incentrato interamente sul futuro degli stabilimenti ex Ilva e sulle ripercussioni occupazionali per i lavoratori del settore.
Dopo un ampio confronto tra maggioranza e opposizione, la discussione si è conclusa con la firma e l'approvazione all'unanimità di un ordine del giorno condiviso, sottoscritto trasversalmente da tutte le forze politiche presenti in aula, da Fratelli d'Italia e Lega fino al Partito Democratico, l'Alleanza Verdi e Sinistra, il Movimento 5 Stelle e le civiche di maggioranza e opposizione.
L'ordine del giorno unitario approvato dal Consiglio Regionale nasce da un contesto giudiziario e industriale estremamente delicato. Il testo richiama il decreto della Corte d'Appello di Milano del 27 luglio 2026, che ha disposto la chiusura dell'area a caldo di Taranto entro la fine di ottobre 2026, in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione fissata per il 20 ottobre.
A questo quadro si aggiunge la situazione dei licenziamenti collettivi che minacciano oltre 2.500 lavoratori dell'indotto, attualmente sospesi su richiesta del Governo. Sotto il profilo industriale, la delibera evidenzia la coesistenza tra la manifestazione di interesse di Federacciai, limitata all'area a freddo e affiancata da un recente sopralluogo tecnico a Cornigliano guidato da Antonio Gozzi, e l'interesse espresso dal gruppo Jindal sull'intero perimetro produttivo.
Attraverso l'approvazione del documento, la Regione dovrà proseguire l'interlocuzione con il Governo affinché le misure nazionali di sostegno occupazionale vengano estese anche alle imprese dell'indotto collegate allo stabilimento di Cornigliano.
In secondo luogo, verrà istituito un tavolo di lavoro permanente a livello regionale per monitorare la vertenza ex Ilva, definendone funzioni e cadenza delle riunioni in costante contatto con il tavolo nazionale.
Infine, la Giunta si farà parte attiva nei confronti del Governo e dei soggetti industriali affinché il futuro piano industriale garantisca l'unitarietà dell'intero perimetro produttivo del gruppo, evitando la frammentazione degli stabilimenti e prevedendo la presenza dello Stato al fianco dei privati per sostenere il rilancio industriale e la bonifica ambientale.
Il dibattito in aula: appello per la regia pubblica e l'unitarietà del gruppo
Ad aprire il dibattito è stato Andrea Orlando, che ha lanciato un forte appello alla Giunta per chiedere una regia pubblica determinata a salvare in extremis il Gruppo Acciaierie d'Italia. Secondo l'esponente dem, nessun gruppo privato sarebbe attualmente in grado di garantire da solo il mantenimento del ciclo integrato, risorsa fondamentale per l'autonomia strategica del Paese, per contenere i costi della materia prima e per preservare i livelli occupazionali.
Orlando ha ribadito come, senza il ciclo integrato, l'Italia finirebbe per dipendere dalle importazioni di acciaio da Paesi come Turchia e India, sottolineando la necessità di un pool di soggetti pubblici, quali Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti, per guidare la transizione.
Nel corso del confronto, Rocco Invernizzi di Fratelli d'Italia e Matteo Campora della lista Vince Liguria hanno confermato la centralità dello stabilimento di Cornigliano, rimarcando l'impegno congiunto di Regione e Governo per tutelare la produttività, i posti di lavoro e gli asset industriali genovesi. Da parte dell'opposizione, Armando Sanna ha evidenziato come l'obiettivo prioritario debba essere un'azione compatta priva di scontri ideologici, mentre Selena Candia di AVS ha ricordato che gli accordi di programma passati e la presenza di un commissario non bastano più, servendo invece un impegno diretto dello Stato per evitare che le aree industriali vengano convertite in semplice retroporto senza garanzie occupazionali.
In sede di replica, l'assessore allo Sviluppo Economico Alessio Piana ha tracciato la rotta della Giunta, condividendo la necessità di preservare la siderurgia e l'autonomia strategica nazionale attraverso una solida presenza pubblica. Piana ha annunciato l'intenzione di rendere permanente un tavolo di confronto con la Regione Piemonte e ha ricordato come l'esecutivo nazionale stia monitorando da vicino sia la questione dell'indotto, come il caso Sanac a Vado, sia le manifestazioni d'interesse avanzate dai privati per il complesso industriale.


