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Sport | 17 settembre 2026, 14:08

Il profumo del pane, le chiacchiere e 40 gradi davanti al forno: la vita di Luca e Sonia nel “paese” di Belforte

VARESE DALLA VETRINA/72 - Al civico 116 la panetteria Famlonga è uno dei punti di ritrovo di un quartiere che conserva ancora l’anima di un piccolo borgo. Dalla michetta al pan tranvai fino alle nuove farine, qui si continua a sperimentare. Anche dopo un’estate da incubo: «Pensavo di essere ammalato, invece mi stavo sciogliendo»

Il profumo del pane, le chiacchiere e 40 gradi davanti al forno: la vita di Luca e Sonia nel “paese” di Belforte

Viale Belforte è un paese allungato, e la strada una sorta di piazza estesa per qualche chilometro, dove incontrarsi, chiacchierare, fare la spesa, andare dal medico, giocare a bowling o gustare una cassata siciliana. Oppure entrare alla panetteria Famlonga, al 116, dopo aver fatto attenzione al gradino e inalato un fragrante profumo di pane appena sfornato, che se appena arrivi in ritardo sparisce come neve al sole.

Luca, classe 1971, la moglie Sonia e Sara, aiuto al bancone, sono i depositari di vari segreti, tra cui quello della michetta o rosetta, vuota e croccante, ma al forno più frequentato di Belforte e dintorni non si finisce di sperimentare, così ai tipi di pane più tradizionali si affiancano quelli “speciali” per i clienti più esigenti e in linea con le mode alimentari.

«Tutti i giorni sforniamo il pane di cereali, il mercoledì e il sabato quello di kamut, il venerdì di mais, e il sabato c’è un vero e proprio ventaglio di proposte: il “pan tranvai” con le uvette, poi cereali e noci, segale, farro, grano siciliano Timilia, cereali, mirtilli, nocciole e cioccolato, pane alla curcuma e alla zucca», spiega Sonia, la moglie di Luca.

«Non dimentichiamo il pancarré, fatto su ordinazione, senza aggiunta di alcol etilico e conservanti, e si può scegliere tra quello di grano tenero, integrale, grano duro, cereali e cereali e noci. Poi i grissini di kamut, che Luca sforna di tanto in tanto. I tipi più richiesti? Di certo, michetta a parte, il pane con l’uvetta, quello cereali e noci, il mais e il kamut, mentre i clienti più anziani cercano quello di segale e i ragazzi il misto cereali, mirtilli, nocciole e cioccolato».

L’estate tropicale ha messo a dura prova anche la clientela di Luca e Sonia: «Molti anziani non uscivano di casa, il caldo ha influito parecchio sul numero delle persone e anche sulla nostra resistenza. Abbiamo chiuso per tre settimane, dal 3 al 25 agosto, una in più del solito, è stato un periodo decisamente difficile. In più c’è il problema della pista ciclabile, che purtroppo ci toglie diversi clienti anziani, abituati a parcheggiare qui davanti e ora sotto la minaccia delle multe, perché la polizia locale staziona spesso per controllare. Anche le chiacchiere che si scambiano in panetteria vanno tutte a criticare questa scelta, decisamente scomoda per tutti, ne ho parlato anche con il sindaco», aggiunge Sonia.

«Viale Belforte è molto amato, parecchia gente ci è nata e ricorda tempi migliori, è una sorta di piccolo borgo, e molte persone che vengono da noi poi trasferiscono le chiacchiere all’edicola, dove a volte si vedono piccoli capannelli impegnati in commenti sulla politica, la viabilità, il clima e la Varese di una volta».

A questo punto entriamo nel forno del forno, e non è un gioco di parole, vista la temperatura con la quale Luca e l’aiuto Dimitri lavorano ormai da mesi. Famlonga, che sta impastando le “rose mantovane”, farina 00 con strutto e olio, arriva alle 5 in laboratorio, perché alle 5,30 passano i frontalieri a chiedere il francesino da sgranocchiare, mentre il negozio è aperto da martedì a sabato dalle 6 alle 13,45.

«Ho in mente di inserire nella produzione, però tra un mese almeno, la farina di grano saraceno, che è senza glutine, per le intolleranze alimentari e provare anche quella di sorgo, che penso di trovare al Molino Galli di Malnate, così da arricchire la scelta di pani speciali. Poi sforno sempre una delle nostre specialità, il “Dolce del mattino”, fatto con la pasta del panettone e il lievito madre, con l’aggiunta di scorzette di limone».

Il caldo, nonostante sia settembre e un primo abbassamento delle temperature, in laboratorio è asfissiante: «Nei mesi scorsi è stato un incubo, avevo 40 gradi fissi e cambiavo cinque magliette per notte, era molto difficile lavorare, dovevo farlo con l’acqua a 4 gradi e il pane lievitava immediatamente, fuori controllo. Per la prima volta in vita mia sono sceso sotto i 70 chili, temevo di essere ammalato, invece mi stavo sciogliendo!».

Mario Chiodetti