Mario Roggero era oggi presente fisicamente in aula davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, questa mattina al Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo, per l’udienza relativa all’istanza di differimento della pena presentata dai suoi difensori.
Nel corso dell’udienza il gioielliere ha rilasciato anche una breve dichiarazione, ricordando come siano ormai trascorsi due mesi dall’inizio della sua detenzione nel carcere di Bollate, dove si è consegnato lo scorso 15 luglio, all'indomani del pronunciamento col quale la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per i fatti avvenuti a Grinzane Cavour nell’aprile 2021.
Un periodo nel quale, ha spiegato, ha avuto modo di riflettere su quanto accaduto e di avviare un percorso di rimeditazione critica della propria condotta. "Dopo circa due mesi che sono qui – ha detto il commerciante affiancato dal proprio difensore, l'avvocato Stefano Marcolini – ho iniziato a ripensare alla mia condotta e sono giunto alla conclusione che ogni vita merita rispetto e merita di essere vissuta, e siamo un po’ tutti come gocce di uno stesso oceano. E quindi riconosco che quel giorno ho agito con troppa impulsività e avrei dovuto riflettere di più”.
La difesa del gioielliere di Grinzane Cavour aveva chiesto il differimento dell’esecuzione della pena in attesa della decisione sulla domanda di grazia presentata alla Presidenza della Repubblica. Al termine della discussione il Collegio si è riservato sulla decisione.
La vicenda si intreccia con quanto già deciso dal Tribunale di Sorveglianza di Torino. Lo scorso 11 settembre, infatti, il collegio torinese aveva rigettato la richiesta di differimento della pena presentata dagli stessi difensori.
Ora la questione è approdata davanti al foro lombardo, dove oggi i giudici hanno ascoltato le parti alla presenza dello stesso Roggero e scelto di riservarsi.
Resta inoltre aperto il tema della competenza territoriale tra i due tribunali di sorveglianza, conflitto sul quale dovrà pronunciarsi la Corte di Cassazione.
La decisione di Milano potrebbe dunque aggiungere un nuovo tassello alla complessa fase successiva alla condanna definitiva del gioielliere.


