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Sport | 14 settembre 2026, 10:53

«Si sentono vibrazioni altissime». Siamo stati tutti là, dove Varese continua a innamorarsi del basket

Sul campetto del Campus sono passate generazioni di ragazzi e persino Allen Iverson. Ora il Basket Siamo Noi gli ha regalato una nuova vita e il presidente Umberto Argieri guarda oltre: «L’ambizione è visibilmente cambiata». Un luogo, una squadra, un popolo e la sensazione che stia soffiando un vento diverso. LE FOTO E IL VIDEO dell'inaugurazione e di una giornata speciale

«Si sentono vibrazioni altissime». Siamo stati tutti là, dove Varese continua a innamorarsi del basket

«Che c’è di strano, siamo stati tutti là…». Già, una volta anche Allen Iverson

Roberto Vecchioni cantava la sua San Siro immersa nella nebbia, noi - nel cuore - abbiamo il sole di pomeriggi infiniti trascorsi al nostro Campus.

«Siamo stati tutti là…»: anche ieri… Ad ammirare e celebrare la bellezza estetica e valoriale di un campo da basket che è ben più di un campo da basket: è la consapevolezza di un fuoco che in nome della palla a spicchi continua ad ardere.

«Siamo stati tutti là…»: soprattutto loro. Loro ci sono sempre. E a loro dobbiamo tanto. L’assessore allo Sport del Comune di Varese, Stefano Malerba, con una felice intuizione semantica, li ha definiti “fuochisti” di una passione: fatto è che da dieci anni, da quando esiste Il Basket Siamo Noi, tifare Pallacanestro Varese è ancora più bello.

Stavolta il fuoco che contagia è stato capace di raccogliere 46 mila euro, coinvolgere un’artista del cemento come Francesca Cassani, alla quale mano libera nel rappresentare Varese e la Pallacanestro Varese tra le linee del rettangolo di gioco, e organizzare una giornata come quella di ieri, in cui agonismo, divertimento, emozione e commozione si sono fuse insieme.

C’era anche Paul Talamoni, negli occhi dei suoi genitori, degli amici, dei compagni di tante battaglie sudate fino all’ultimo punto: lui, qui, vivrà per sempre.

«Siamo stati tutti là…»: c’era il presidente Toto Bulgheroni, sempre più orgoglioso nel vedere la creatura uscita trent’anni fa da una delle sue brillanti intuizioni - il Campus - destinata (dentro e fuori) a prendere posto anche nel futuro; c’erano i ragazzi pronti a darsi battaglia con un pallone in mano, come qui accade ogni giorno; c’erano i tanti volontari di un’associazione - il BSN - che sa muovere le genti con un sorriso e un grazie; c’erano le istituzioni, c’erano i tifosi.

C’era, e con il BSN accade sempre in una città dove non sempre accade, una Varese che va in una sola direzione.

«Questo campetto è iconico ed è una storia che ritorna - sorride il presidente del trust Umberto Argieri - La storia del Campus, ancora prima di quella del campetto, racconta di una Pallacanestro Varese che era molto più avanti, per visione di marketing, strategie e capacità di mettere insieme tutte le componenti di una società forte e visionaria. Una parte di quella visione si è espressa anche attraverso questa meraviglia, che non a caso ha ospitato persino Allen Iverson, in uno storico torneo di 3 contro 3. Abbiamo avuto la fortuna di ricostruire quei momenti, ritrovando anche alcune fotografie: il torneo si disputò sul campo basso, davanti a una vera e propria muraglia umana che partiva dalla riva e arrivava fino alla parte alta del campo centrale».

Ricordi che in realtà seguono lo stesso filo conduttore e continuano a rinnovarsi: «Lo stiamo dicendo ormai da diversi giorni, anche dopo l'evento di ieri con la posa della scultura ai Giardini: Varese ha il basket nel sangue. È un filo rosso che continua a tornare, perché le radici sono profondissime e, quando vai a riscoprirle, riemergono storie memorabili. Noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di attualizzarle. E in questo caso lo abbiamo fatto dando una rinfrescata importante al fondo del campetto centrale e modernizzando il murale a pavimento, con un disegno che rappresenta la storia della Pallacanestro Varese e i colori della città: il rosso dello scudetto, il verde e l'azzurro dei laghi. Oggi tutto questo torna a vivere con i colori, la musica e soprattutto con l'energia dei ragazzi che frequentano questi luoghi. Alla fine è questo il nostro vero obiettivo: restituire uno spazio godibile e vivibile ai ragazzi che amano la pallacanestro, perché possano viverla nello stesso posto in cui l'abbiamo vissuta tutti noi, di generazione in generazione».

Una statua, un campetto, una squadra, un popolo (in 400 a Sondrio per una semplice amichevole…): soffia un vento “strano” giù dal Sacro Monte, di quelli che ti lasciano lì a sognare con gli occhi aperti: «Si sentono vibrazioni altissime - conferma Argieri - di una passione che, in realtà, non è mai scesa da livelli già molto elevati. Abbiamo vissuto anche gli anni passati con un'intensità fortissima e abbiamo sempre parlato dell'effetto Masnago: Masnago resta uno dei campi più temuti di tutta la Serie A. Immaginiamoci allora che cosa può succedere adesso, con un'ambizione che è visibilmente cambiata. La società ha raggiunto una solidità importantissima, al suo interno e all'esterno. Da qualsiasi angolazione si guardi, si vede il lavoro che è stato fatto. E la punta dell'iceberg di questo percorso degli ultimi cinque anni è proprio il roster allestito quest'anno, che è indiscutibilmente ambizioso. Per noi è una cosa pazzesca poter andare a vivere un'amichevole a Sondrio, in precampionato, con la consapevolezza di avere davanti una squadra molto forte. È quasi una sensazione alla quale dobbiamo riabituarci, perché da un po' di tempo non la vivevamo più. E siamo strafelici».

IL ViDEO CON LE IMMAGINI DELL'INAUGURAZIONE E L'INTERVISTA A UMBERTO ARGIERI

F. Gan.