Una piccola carovana di tre mezzi – un'auto dei Carabinieri Forestali, un furgone dell'Asl 2 e un'ambulanza veterinaria – è partita questa mattina dal canile di Savona alla volta di Dego. Destinazione località Carpezzo, dove lunedì scorso erano stati sequestrati diciassette cani. L'arrivo in Val Bormida intorno alle 11, poi le operazioni di restituzione.
Alla base del ritorno degli animali c'è la valutazione della Procura, che non ha ravvisato gli estremi del maltrattamento. Venuto meno il presupposto, il sequestro disposto nell'immediatezza dell'intervento di lunedì è decaduto e i cani sono stati riconsegnati al proprietario.
Secondo quanto trapelato, quattordici animali sono tornati a Carpezzo. Il proprietario avrebbe però scelto di non riprenderne altri tre: un cane con problemi di salute, una femmina che ha partorito proprio il giorno del blitz e una seconda cagnolina prossima al parto. Per loro è prevista, almeno temporaneamente, la gestione dell'Asl.
Nella vicenda hanno avuto un ruolo anche alcuni cittadini, che in questi giorni si sono adoperati per favorire il dialogo tra il proprietario e gli enti coinvolti, facendo da raccordo per arrivare a una soluzione.
Sulla settimana appena trascorsa è intervenuto con una nota il Canile di Savona, che rivendica un ruolo esclusivamente di struttura ospitante. "Il Canile di Savona non decide. Accoglie, cura e fa tutto ciò che è nelle sue possibilità per gli animali che gli vengono affidati", fanno sapere dalla sezione savonese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, che precisa di non avere alcun ruolo decisionale né sui sequestri né sulle successive disposizioni dell'Autorità.
Emerge anche un passaggio rimasto finora sottotraccia: i cani erano arrivati al canile del capoluogo con l'indicazione che entro 48 ore sarebbero stati trasferiti al canile di competenza di Cairo Montenotte. Il trasferimento non è mai avvenuto. La struttura, già in condizioni di capienza definite "molto complesse", ha continuato a occuparsi degli animali sollecitando lo spostamento, sia per tornare alla propria organizzazione ordinaria sia per garantire ai cani una sistemazione adeguata.
Il caso di Carpezzo era finito rapidamente sotto i riflettori, anche sui social, dopo il blitz di lunedì. A renderlo particolarmente visibile era stata anche la presenza in Val Bormida di Enrico Rizzi, influencer e attivista per la tutela degli animali, arrivato da Roma dopo aver appreso della situazione. Da quel momento immagini e notizie sull'intervento avevano iniziato a circolare ampiamente in rete, attirando attenzione ben oltre i confini della valle.
















