È morta a 78 anni Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e longeve della politica italiana ed europea. Storica esponente radicale, protagonista per oltre mezzo secolo delle battaglie sui diritti civili, già commissaria europea e ministra degli Esteri, nel 2017 era stata tra i fondatori di +Europa.
Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni. Il 7 settembre Bonino era stata trasportata in codice rosso all'ospedale Santo Spirito di Roma a causa di una crisi respiratoria e successivamente ricoverata in terapia intensiva. Era rimasta cosciente e lucida, ma i medici avevano definito la situazione “delicata”. Soltanto ieri, giovedì 10 settembre, aveva lasciato la terapia intensiva per essere trasferita in una struttura privata, con la famiglia che aveva chiesto il massimo riserbo.
Nel 2015 le era stato diagnosticato un microcitoma polmonare, una forma particolarmente aggressiva di tumore al polmone. Bonino aveva affrontato la malattia continuando, per quanto possibile, la propria attività pubblica e nel 2023 aveva annunciato la remissione completa. Negli ultimi anni erano però tornati i problemi respiratori, con diversi ricoveri tra il 2024 e il 2026.
La notizia della morte di Emma Bonino è arrivata anche a Palazzo Tursi, durante la commissione consiliare in Sala Rossa dedicata allo stadio Luigi Ferraris e al diritto di superficie. A comunicarla ai presenti è stata la presidente della commissione, la consigliera Donatella Alfonso, che ha invitato l’aula ad alzarsi in piedi. “Vorrei chiedere ai colleghi di alzarsi: è mancata Emma Bonino, uno dei più grandi personaggi della vita politica italiana. Aveva 78 anni, da più di dieci anni era stata colpita da una malattia molto grave che poi era andata in remissione, ma a quanto pare purtroppo ha fatto il suo corso”.
Alfonso ha quindi ricordato la lunga attività politica della storica leader radicale e le battaglie portate avanti nel corso della sua vita. “Ha lavorato fino all'ultimo, è stata uno dei personaggi fondamentali del dibattito politico italiano e anche di quella che è stata l'importanza delle idee che ha portato avanti con grande coraggio, quando non era facile. Una per tutte, la sua battaglia per l'aborto, ma anche per i diritti civili. È stata ministra, è stata europarlamentare, è stata soprattutto la forza del Partito Radicale: scomoda, tante volte scomoda, capace di suscitare entusiasmi, ma anche forti irritazioni. Sempre avanti, sempre dritta per la sua linea”.
“Credo - ha concluso Alfonso - che ci abbia lasciato l'eredità di sapere che la politica si vive fino in fondo se si è sicuri delle proprie idee, ma se si ha anche sempre rispetto degli altri. E lei è stata così. Tant’è vero che una persona come lei, profondamente laica, ebbe questo importante incontro con Papa Francesco, entrambi anziani, entrambi ammalati, sulla terrazza della casa di lei, in cui parlarono delle loro malattie, delle loro vite e del mondo”.
La commissione ha quindi osservato un minuto di silenzio in memoria di Emma Bonino.
Dall'aborto al Parlamento: l'inizio delle battaglie radicali
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si trasferì da giovane a Milano, dove si laureò nel 1972 in Lingue e letterature straniere. Il suo ingresso nella politica militante arrivò pochi anni dopo e fu immediatamente legato a una delle grandi battaglie civili destinate a segnare la sua vita: quella per il diritto all'aborto.
Nel 1975 partecipò con Adele Faccio alla nascita del Cisa, il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto. In un'Italia in cui l'interruzione volontaria di gravidanza era ancora illegale, si autodenunciò per procurato aborto e venne arrestata. Fu in quegli anni che incontrò Marco Pannella, con il quale avrebbe condiviso decenni di militanza e alcune delle più importanti campagne del Partito Radicale.
Nel 1976, a soli 28 anni, entrò per la prima volta alla Camera dei deputati insieme a Pannella, Faccio e Mauro Mellini. Fu l'inizio di una lunghissima presenza nelle istituzioni italiane ed europee. Bonino fu in prima linea nella stagione che portò all'approvazione della legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza e nella successiva campagna referendaria del 1981 per difenderla.
Ma l'aborto fu soltanto una delle battaglie che ne definirono il percorso politico. Negli anni Bonino si impegnò contro la pena di morte, per la libertà religiosa e politica, contro le mutilazioni genitali femminili e le mine antiuomo, per i diritti delle donne, delle persone detenute e delle minoranze, oltre che nelle campagne antiproibizioniste dei Radicali.
L'impegno internazionale e la Corte penale internazionale
La dimensione internazionale diventò progressivamente centrale nella sua attività. Bonino sostenne le campagne per la creazione di una giurisdizione internazionale permanente chiamata a giudicare genocidi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Un percorso che, attraverso anche l'attività dell'organizzazione Non c'è Pace senza Giustizia, avrebbe contribuito alla nascita della Corte penale internazionale, istituita dallo Statuto di Roma approvato nel 1998 ed entrato in vigore nel 2002.
Fu protagonista anche delle iniziative contro le mine antiuomo, culminate nella Convenzione di Ottawa del 1997, e delle missioni nelle aree più difficili del pianeta: dal Ruanda segnato dal genocidio alla Somalia, dal Sudan al Kurdistan iracheno, dai Balcani all'Afghanistan. Nel 1987 venne arrestata ed espulsa dalla Polonia per avere manifestato in sostegno di Solidarnosc; nel 1990 fu arrestata a New York durante una protesta legata alla distribuzione di siringhe sterili ai tossicodipendenti e nel 1997 ebbe uno scontro con le autorità talebane a Kabul durante una missione in difesa delle donne afghane.
L'Europa, i governi Prodi e Letta
Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea nella Commissione guidata da Jacques Santer, con deleghe, tra le altre, alla pesca, alla tutela dei consumatori e agli aiuti umanitari. La sua nomina era stata indicata dal governo Berlusconi. Da commissaria visitò numerose zone di crisi e rappresentò l'Unione europea alla conferenza di Roma dalla quale nacque lo Statuto della Corte penale internazionale.
La sua carriera parlamentare attraversò diversi decenni: più volte deputata, senatrice ed europarlamentare, nel 1999 la Lista Bonino ottenne alle elezioni europee circa l'8,5%, il miglior risultato elettorale nazionale della storia radicale. Dopo una fase trascorsa anche al Cairo, dove studiò l'arabo e approfondì la conoscenza del Medio Oriente, tornò al Parlamento europeo nel 2004.
Nel governo Prodi II, dal 2006 al 2008, fu ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Dal 2008 al 2013 ricoprì inoltre la carica di vicepresidente del Senato.
Nel 2013 Enrico Letta la nominò ministra degli Affari Esteri, uno degli incarichi istituzionali più importanti della sua carriera. Rimase alla Farnesina fino alla nascita del governo Renzi nel febbraio 2014.
Il suo nome tornò più volte anche nelle discussioni per l'elezione del presidente della Repubblica: una prima grande campagna per portarla al Quirinale venne promossa nel 1999, e la candidatura riemerse anche nel 2006 e soprattutto nel 2013, quando Bonino godeva di un forte consenso nell'opinione pubblica.
La nascita di +Europa
Dopo la lunga esperienza radicale, nel 2017 contribuì alla fondazione di +Europa, formazione liberal-democratica, radicale e fortemente europeista. Alle elezioni politiche del 2018 tornò in Parlamento come senatrice, risultando l'unica eletta della lista a Palazzo Madama. Tra il 2024 e il 2025 ricoprì anche la presidenza del partito.
L'europeismo rimase fino alla fine uno dei cardini del suo pensiero politico: per Bonino l'integrazione europea non rappresentava soltanto una costruzione economica, ma uno strumento per difendere democrazia, Stato di diritto e libertà individuali.
Il tumore e gli ultimi anni
Il 12 gennaio 2015, attraverso Radio Radicale, annunciò pubblicamente di avere un tumore al polmone. Anche durante le cure continuò l'attività politica, trasformando i turbanti indossati durante la chemioterapia in uno dei tratti più riconoscibili della sua immagine pubblica. Dopo otto anni di cure, nel 2023 comunicò la remissione completa della malattia.
Il rapporto con la malattia fu vissuto con la stessa ostinazione che aveva caratterizzato la sua vita politica. Continuò a fumare anche dopo il tumore, rivendicando pubblicamente la propria scelta di vita. Negli ultimi anni, tuttavia, le difficoltà respiratorie si fecero sempre più frequenti e resero necessari diversi ricoveri.
Convintamente laica, Bonino ebbe anche un rapporto di reciproca stima con papa Francesco, che nel 2016 la definì “una grande dell'Italia d'oggi”. Dopo uno dei suoi ricoveri il Pontefice era andato personalmente a trovarla nella sua abitazione romana.
Meloni: “Una voce forte e riconoscibile della politica italiana”
Tra le prime reazioni alla morte di Emma Bonino è arrivato il messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ricordato il ruolo avuto dalla storica leader radicale nella vita politica italiana, pur sottolineando la distanza tra i rispettivi percorsi. “Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio”.


