Ci sono esistenze che, per imperscrutabili disegni del destino, si trovano accomunate nel loro inizio, nel prosieguo del percorso (in questo caso politico-istituzionale) e nel loro epilogo.
Così è stato per Emma Bonino, leader radicale, e Raffaele Costa, esponente liberale di primo piano, che hanno portato la provincia di Cuneo alla ribalta della politica nazionale e internazionale.
Le loro vite si sono spente a poche ore di distanza l’una dall’altra, ma anche le loro storie e loro battaglie si sono incrociate seppur su fronti distinti.
Il loro percorso mostra straordinarie simmetrie istituzionali e storiche, che consentono di tracciare un confronto diretto.
Se si volesse evocare la storia classica, si potrebbe tirare in ballo Plutarco e le sue Vite Parallele.
Originari della Granda - Costa è nato a Mondovì l’8 settembre 1936, Bonino a Bra il 9 marzo 1948 - hanno mosso i primi passi nelle istituzioni nello stesso anno, venendo eletti alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 1976.
Da quel momento, hanno attraversato mezzo secolo di storia repubblicana, interpretando - in modi profondamente diversi ma ugualmente incisivi - le grandi culture laiche del Paese: il pensiero liberale per Costa e il radicalismo per i diritti civili per Bonino.
Per quanto riguarda la loro identità politica, il primo è stato “campione” del liberalismo classico, celebre per le sue storiche battaglie contro gli sprechi della burocrazia statale ed europea.
La seconda un’icona dei diritti civili, pioniera di altrettante storiche campagne per il divorzio, l’aborto e le libertà individuali.
Ma la loro azione si è sviluppata parallelamente anche oltre i confini nazionali in dimensione europea.
Costa, tra innumerevoli altri incarichi di governo, è stato ministro per le Politiche Comunitarie ed europarlamentare dal 1999 al 2004.
Emma Bonino, ministro degli Esteri e Commissaria Europea e insieme a ciò, leader transnazionale dei diritti delle donne e della giustizia internazionale.
Sia l’una che l’altro, pur avendo una visione globale delle tematiche politiche, hanno conservato, nel corso della loro ultradecennale carriera politica, un profondo legame con la loro terra d’origine: il Cuneese.
Le loro parabole esistenziali, iniziate nella Granda e arrivate ai vertici di Roma e Bruxelles, si sono concluse insieme, e ora verranno commemorate congiuntamente dalle massime istituzioni.
Oggi a Vercelli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha infatti annunciato per entrambi i funerali di Stato.
Era dai tempi del ministro democristiano Adolfo Sarti (morto nel marzo 1992) che esponenti politici della nostra terra non avevano questo alto riconoscimento da parte delle istituzioni.


