Il Nazionale

Cronaca | 10 settembre 2026, 18:36

Al rider va pagato anche il tempo di attesa degli ordini: il tribunale di Torino apre nuovi scenari

Annullato un licenziamento e ordinato il reintegro. Grimaldi (AVS): "Sentenza storica, basta caporalato digitale"

Al rider va pagato anche il tempo di attesa degli ordini: il tribunale di Torino apre nuovi scenari

Il rider ha diritto a essere retribuito anche per il tempo che trascorre in attesa degli ordini da consegnare. Lo ha stabilito il giudice Nicola Tritta del tribunale del lavoro di Torino, come riportato dall'agenzia di stampa Ansa, in una sentenza che riguarda un fattorino di Foodinho-Glovo, licenziato lo scorso anno e assistito dall'avvocata Giulia Druetta.

Annullato licenziamento del lavoratore

Il tribunale ha riconosciuto per il rider un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato dal primo ottobre 2024, con l'inquadramento al sesto livello del contratto Terziario, Distribuzione e Servizi. Il licenziamento è stato annullato e l'azienda condannata a reintegrare il lavoratore.

La sentenza stabilisce inoltre che nel calcolo delle differenze retributive devono essere considerati non soltanto i tempi impiegati per effettuare le consegne, ma anche quelli trascorsi in attesa degli ordini negli slot prenotati e lavorati. "La semplice messa a disposizione della prestazione lavorativa costituisce 'tempo lavorato'", scrive il giudice. Il rider era stato licenziato dopo che l'azienda gli aveva contestato di avere accettato alcuni ordini senza effettuare le consegne e senza chiederne la riassegnazione. Secondo il tribunale, però, questa ricostruzione non trova riscontro nella documentazione prodotta dalla società: dagli atti risultano infatti riassegnazioni effettuate pochi minuti dopo l'accettazione degli ordini.

Grimaldi (AVS): "Una sentenza storica"

Il giudice ha quindi escluso la sussistenza del fatto contestato e disposto la reintegrazione. Al lavoratore spettano anche le differenze retributive maturate dal primo ottobre 2024, calcolate tra la prima e l'ultima consegna della giornata e sottraendo i periodi di inattività pari o superiori a 60 minuti. Foodinho dovrà inoltre versare un'indennità risarcitoria calcolata su una retribuzione di riferimento di 1.393,54 euro lordi, dal licenziamento alla reintegrazione e per un massimo di 12 mesi.

"Il Tribunale di Torino dice ciò che denunciamo da anni: i rider sono lavoratori, non schiavi a cottimo. Il giudice del lavoro ha ordinato a Glovo di assumere un rider a tempo pieno e indeterminato, VI livello Terziario pagando non solo le consegne ma anche i tempi di attesa fuori dai locali, e ha dichiarato illegittimo il licenziamento deciso da un algoritmo", ha dichiarato Marco Grimaldi di Avs. "Non è una sentenza - prosegue il vicecapogruppo dei deputati rossoverdi - è una pietra tombale sul modello Glovo. Un modello che la Procura di Milano ha chiamato con il suo nome: caporalato. 26mila rider sottopagati, controllati metro per metro, pagati sotto la soglia di povertà, in violazione dell'art 36 della Costituzione che impone un salario per un'esistenza libera e dignitosa".

"Basta neo-schiavismo. Vogliamo contratti, salari, contributi, sicurezza. L'algoritmo non può licenziare. Con tutti i decreti farlocchi che questo governo sforna ogni settimana, ne facciano uno serio: basta lavoro a cottimo. Regolamentino una volta per tutte la subordinazione nell'eterodirezione. Un algoritmo che ti dice dove andare, quanto correre, se lavori o no, ti licenzia, è un padrone. E - conclude Grimaldi - come tale va trattato".

redazione

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