Trent'anni di reclusione per l'omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. È la richiesta avanzata dalla pm Patrizia Petruzziello nei confronti di Fortunato Verduci, il carrozziere di 66 anni accusato di avere ucciso Luigia Borrelli, la donna assassinata nel 1995 in un basso di vico Indoratori, nel centro storico.
È entrato così nel vivo il processo per uno dei cold case più noti della cronaca genovese, passato alla storia come il “delitto del trapano”. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato davanti alla gip Martina Tosetti, si è aperto oggi con la requisitoria della Procura, durata circa cinque ore.
Al termine dell'intervento della pm hanno preso la parola le parti civili. L'avvocata Rachele De Stefanis, che assiste la figlia della vittima, ha insistito in particolare sulle conseguenze che l'omicidio ebbe sulla giovane, all'epoca appena 19enne.
“La pm ha proposto una requisitoria molto dettagliata - ha spiegato la legale -. Io mi sono limitata ad aggiungere alcune considerazioni sul dramma vissuto dalla figlia Francesca, che ai tempi aveva solo 19 anni ed è rimasta sola. Siamo certi della responsabilità dell'imputato e aspettiamo la sentenza con ottimismo”.
Verduci, assistito dagli avvocati Emanuele Canepa e Andrea Volpe, non era presente in aula. Il prossimo passaggio è fissato per il 25 settembre, quando sarà il turno dell'arringa della difesa. La sentenza, inizialmente prevista prima, è stata invece rinviata al 28 ottobre.
Luigia Borrelli, infermiera di giorno e prostituta di notte, venne trovata massacrata nel 1995 all'interno del locale di vico Indoratori. Un delitto rimasto senza un colpevole per quasi trent'anni e al centro di un'inchiesta riaperta e archiviata più volte.
La svolta decisiva è arrivata circa due anni fa grazie alle nuove analisi sul Dna. Il profilo genetico ricavato da una macchia di sangue rinvenuta sulla scena del crimine è risultato compatibile con quello di un lontano parente di Verduci, detenuto nel carcere di Brescia. Da lì gli accertamenti avrebbero portato gli investigatori fino al carrozziere.
Secondo la ricostruzione della Procura e degli investigatori della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza, Verduci, che all'epoca avrebbe avuto problemi di gioco e numerosi debiti, avrebbe aggredito Luigia Borrelli con l'obiettivo di rapinarla. La donna sarebbe stata picchiata brutalmente e poi uccisa utilizzando anche un trapano.
Il 66enne affronta il processo da uomo libero. La richiesta di arresto formulata dalla Procura era stata infatti respinta prima dal gip, poi dal Tribunale del Riesame e infine dalla Cassazione: pur riconoscendo la presenza di gravi indizi, i giudici avevano ritenuto determinante anche il lunghissimo tempo trascorso dai fatti, oltre trent'anni.
A Verduci viene contestato anche il reato di autoriciclaggio. Per questa accusa la pm ha chiesto un'ulteriore condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.


